close
Aquile dirette a Catania, trasferta proibitiva e blindata

Aquile dirette a Catania, trasferta proibitiva e blindata

CATANZARO Il miniciclo terribile è cominciato male. Malissimo. La Juve Stabia al Ceravolo è passata indenne, da prima della classe un po’ fortunata e molto quadrata, un gol per tempo e tutti a casa. Sotto gli occhi di Giuseppe Cosentino, tornato in Calabria per assaporare il live di una prova piena di buona volontà ma (ancora una volta) zeppa di limiti (in ogni reparto). Che il presidente del Catanzaro sia tutt’altro che soddisfatto di stare sul fondo della classifica dopo 12 giornate, è abbastanza evidente. Il ds Preiti ha già ricevuto l’ordine di porre rimedio da qui a gennaio, perché è altrettanto evidente (in fondo lo era già ad agosto) che la squadra va rinforzata. E a questo giro il maquillage (chiamiamolo così) va saputo fare, altrimenti il Catanzaro affonda.

Attorno ai giallorossi la tensione si può quasi toccare. A dimostrarlo c’è il confronto lampo tra gli Ultras e la squadra avvenuto sotto la curva alla fine della partita persa con le vespe gialloblu, con i primi a chiedere il massimo impegno comunque e dovunque, a prescindere dalla contestazione alla società (che prosegue a oltranza a suon di cori e striscioni). Agli uomini allenati da Nunzio Zavettieri il compito di dare risposte concrete e provare a risollevare il morale all’ambiente, anche se il calendario fa cadere le braccia e serve due consecutive (e proibitive) trasferte nel momento peggiore: la prima domenica (16,30) a Catania, la seconda a Foggia. Al Cibali serve una mezza impresa, di quelle che se riescono capovolgono i valori in campo. Il neo tecnico giallorosso si mostra fiducioso e lavora sodo per costruire l’undici più idoneo per farsi rispettare. Rientra Cunzi dopo la squalifica ed è sicuro che gioca, come Maita (non ancora al 100% dopo il lungo stop ma assolutamente essenziale) e probabilmente Icardi. Per il centrocampo occhio all’opzione Van Rasbeeck, difesa e attacco sono sotto esame.

 

CRONACA D’UNA PREVEDIBILE BATTAGLIA L’importanza del match è acuita dall’arcinota rivalità. Tra Catanzaro e Catania sono sempre sfide a rischio, lo sanno bene le rispettive questure, il Casms e l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Stavolta non ci sono divieti, la trasferta è permessa (ma solo per i possessori della tessera del tifoso rilasciata dal club) e come sempre sarà blindata. Anche se a volte non basta.

catania-catanzaro-stadio-cibali-1998-1999-foto-1

Catania, febbraio 1999

Come, per esempio, il 17 gennaio 1999, quando il Catanzaro del vulcanico gaucho Juan Carlos (detto Giancarlo) Morrone si presenta ai piedi dell’Etna deciso a difendere il primo posto guadagnato dopo 19 combattutissimi turni di un campionato che (ahinoi) finirà male ai play-off con il micidiale Benevento… Erano tempi in cui potevi ancora organizzare un treno speciale e per l’occasione, quella domenica, ne parte uno alle 7 del mattino dalla stazione di Lido. Raccoglie supporter in un’altra stazione cittadina (Sala), poi a Lamezia Terme e Villa San Giovanni, dove sale il grosso dei partecipanti che ha preferito raggiungere la sponda reggina dello Stretto in auto. Alle dieci e mezza una calda e colorata rappresentanza giallorossa anima il primo traghetto utile. Tra mega arancini, parmigiana, bicchieri di vino rigorosamente fatto in casa, birre e collette varie, la traversata scorre liscia fino alla stazione di Messina. Sul treno si sta un po’ ammassati. A conti fatti su sei vagoni prendono posto più di 400 persone con l’adrenalina in levare man mano che il convoglio si avvicina a Catania. Le forze dell’ordine ci stanno già addosso e a Cannizzaro fanno scendere. Mi preparo a “imbuti” e perquisizioni capillari, invece no. C’è il solito pepatissimo reparto celere locale pronto a scortare i catanzaresi su cinque autobus fin sotto il settore ospiti, che allora era una gradinata intera. Ad accoglierci 18.000 spettatori, insulti (anche scritti come l’indimenticabile striscione Acquile allo spiedo) e sassi che piovono ogni tanto dai lati delle due curve, così vicine che anche un bambino (in effetti soprattutto loro) è capace di lanciarne senza particolari sforzi.

Un'altra immagine della trasferta a Catania nel campionato di C2 98/99

Un’altra immagine della trasferta a Catania nel campionato di C2 98/99

Finisce 0-0 con un mix di sofferenza e gioia in corpo, come quella che scatena Ciardiello (centrale difensivo quasi insuperabile in coppia con De Sensi) quando, appena espulso, percorre la distanza che lo separa dal tunnel degli spogliatoi a due all’ora applaudendo quei 400 che ricambiano accendendo torce e fumogeni. Dopo il triplice fischio dell’arbitro si resta dentro lo stadio almeno un’altra ora. Fuori poliziotti e carabinieri rintuzzano gruppetti di catanesi che tentano qualche carica. Nel frattempo dalle curve, lasciate incustodite, manipoli di ragazzini continuano a tirar pietre indisturbati. Quando la situazione sembra tranquilla, ci fanno salire sugli autobus. Ma è calma apparente e dura pochi minuti, cioè fino a quando attraversiamo in fila indiana (e a passo d’uomo) le stradine a ridosso di piazza Bonadies. Al nostro passaggio dai vicoli adiacenti sbucano ombre armate di pietre e bottiglie che colpiscono e spariscono rapide favorite dal buio, un paio di bombe carta esplodono senza conseguenze, arriva qualche torcia mentre dai bus la gente scende e prova a replicare ma il servizio d’ordine c’è e si oppone menando manganellate nel mucchio. Dicevano che bisognava aspettare chiusi nel Cibali per dare il tempo di sgombrare il percorso, ma come spesso accade l’agguato è dietro al primo angolo buono. Tre autobus (a fatica) ripartono, due no. Gli occupanti degli ultimi due preferiscono difendersi da soli, perciò bloccano il passaggio con un cassonetto e decidono di uscire a piedi da quel dedalo di viuzze. Naturalmente le forze dell’ordine la pensano diversamente, urlano e sbraitano provocando un saliscendi che dura un tempo interminabile poi, improvvisamente, sparano un lacrimogeno nell’ultimo autobus che genera ancora più caos. Tutti di nuovo a terra e poi di nuovo su, solo che un bus si riempie all’inverosimile, così tanto che quasi non cammina, mentre l’altro, alleggerito da vetri e passeggeri (ne sono rimasti una trentina circa), appena imboccati i viali sorpassa e va via senza scorta fino alla stazione. L’odissea dello stracarico autobus prosegue invece fra le minacce dei poliziotti che (in dialetto catanese) promettono denunce, arresti e mazzate perché siamo noi che abbiamo provocato i locali e distrutto i mezzi adibiti al nostro trasporto. E termina nel piazzale della stazione con un’oretta di ritardo rispetto agli altri. Scendiamo tra due ali di carabinieri in assetto antisommossa, foulard sul viso e manganello sfoderato. Ci ingabbiano in una specie di quadrato umano per un’altra decina di minuti durante i quali svariati funzionari e capitani confabulano tra loro, apparentemente indecisi sul da farsi.

Non accade nulla di quanto promesso dagli incazzatissimi celerini durante la scorta, anzi, a un tratto un funzionario ordina di lasciarci andare. Qualche celerino però provoca e, forse, è solo per eccessivo zelo che un gruppo sale su un vagone quando ormai siamo già tutti sul treno e carica, quasi a voler convincere i più restii a ripartire. Intanto è calata la sera. L’ultima immagine che conservo di quel movimentato viaggio sembra incredibile, ma guai a crederla inusuale: il treno lascia la stazione, lentamente, e arrivano altri sassi ma stavolta non sono i catanesi. Accuratamente nascosti dietro i pilastri che affiancano il binario a destra e a sinistra, vedo alcuni tutori dell’ordine appostati per spaccare qualche testa a mo’ di souvenir. Per tutta risposta da un finestrino vola giù un fumogeno, come a voler dire “ciao e a presto”. Abbandoniamo Catania lasciandoci dietro una nuvola di fumo. Caschi lucidi e luci blu lampeggiano ancora sinistri ma sempre più lontani. La battaglia è finita, si torna a casa. Consapevoli che se una sfida di calcio è ad alto rischio, può succedere anche questo.

Ivan Montesano


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *