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Elletromusic. Da Detroit a Berlino, ecco Magda dj!

Elletromusic. Da Detroit a Berlino, ecco Magda dj!

In questa intervista l'artista polacca racconta di se, dei suoi lunghi viaggi, della migrazione dall'Europa agli Stati Uniti, del culto della musica elettronica e del rapporto con la mitica etichetta Minus che l'ha resa famosa in tutto il Mondo. Nei prossimi mesi, usciranno i suoi utlimi lavori

Certo, per chi mastica la musica elettronica questo nome è straconosciuto. Per chi non la conoscesse, stiamo parlando di un vessillo dell’intero movimento e  può saperne di più in quest’intervista in cui si racconta (quasi) tutto. Naturalmente stiamo parlando di Magda, la dj della storica etichetta Minus (con sede a Berlino), numero uno al mondo.

 

Parlaci delle tue origini polacche. Qual’è stato il tuo percorso di vita?

Sono nata a sud della città di Zywiec e ho vissuto lì fino ai nove anni. Quel posto è davvero bello, ci sono le montagne e tutta la mia infanzia li. La vita non era facile a causa del governo comunista e mi ricordo che facevamo lunghe file per comprare alimenti. La gente aveva i soldi ma non c’era niente da comprare. Ho vissuto in città con i miei genitori fino a quando mio padre scappò in America e impiegò quattro anni per ottenere il permesso per poterlo raggiungere. Avrò avuto cinque anni.

Anche se hai avuto un passato difficile ti sei riuscita ad imporre nel mondo dell’elecrto-music e rappresenti oggi una delle sue maggiori espressioni. Cosa ti ha spinto in questa direzione?

Mi sono trasferita a Detroit a undici anni e ho vissuto in un piccolo quartiere nel centro della città con molti altri polacchi e immigrati, una zona molto pericolosa. Era una città squallida, brutta e industriale. C’erano centinaia di fabbriche abbandonate e strade vuote. In alcune zone sembrava veramente una città fantasma. La vecchia e bella stazione dei treni è rimasta abbandonata fino ai nostri giorni. Non ho mai visto niente di bello in tutto questo finché la città non si è accesa per la vita notturna. Quest’atmosfera dark ha fatto nascere il movimento della musica underground come in nessun altro posto. Allo stesso tempo tutto ciò era molto surreale, si trattava di una nuova sotto cultura musicale che non avevo mai ascoltato prima, prodotta da macchine. Divenne il cuore pulsante della città. Ne ero rapita!

In tanti anni di professione da dj hai suonato in numerosi e prestigiosi club e festival sparsi nel mondo. Quali differenze emergono tra la scena europea e quella statunitense?

L’America è un posto molto grande e soprattutto posti come Detroit, Chicago o San Francisco hanno degli scenari elettronici molto forti, considerato che la principale influenza musicale è sempre stata il rock. Questa è l’unica grande differenza che ho notato. È difficile generalizzare e affermare che un posto è migliore di un altro perché sono stata in posti in America dove ho pensato che lì non sarebbe mai successo niente e alla fine invece ne uscivo assolutamente stupita. In Europa tutto è vicino e sembra veramente che ci sia un’unica grande comunità elettronica.

Berlino è oggi il centro della scena elettronica, così com’era Detroit anni fa. E’ una lettura sbagliata?

Berlino è caratterizzata da profonde radici musicali che le permettono di essere un posto speciale. Ci sono cose lì che non vedrai mai da nessun’altra parte. E’ una grande città piena di cultura e arte, che ha cambiato veramente la mia vita quando ci andai nel 2001. Tuttavia, al momento non mi sento di cercare una “mecca” dell’elettronica. Senza dubbio ci sono e ci saranno sempre grandi produttori e party a Berlino ma penso che negli ultimi anni sia entrata in competizione con altre città europee.

Hai avuto modo di lavorare anche in Italia. Quali sono le tue impressioni?

Non posso pensare a quanto sia cambiato il movimento dell’elettronica in Italia. Quando feci il mio primo tour, qualche anno fa, suonavo praticamente per nessuno. Le persone non sembravano interessate a quel tipo di suono. Avevo la sensazione che non ci sarei tornata troppo presto. Adesso ho cambiato del tutto idea. Gli italiani sono i più appassionati di questo genere. Ne vanno veramente matti ed è diventato uno dei miei posti preferiti per suonare.

I club si stanno popolando sempre di più di dj donne e tu sei tra le prime e più rappresentative della scena. Pensi sia facile per le donne farsi strada in quest’ambiente?

Si tratta di una condizione ambigua. Da una parte alcuni promoter assumono donne solo perché sono “donne”, al di là del fatto che siano brave o meno. Questo rende difficile che siano prese sul serio o che siano rispettate. Tuttavia, penso che questa situazione è diffusa in tutti i campi. Ciò nonostante, vi è un grande gap, tra il numero di artisti uomini e donne nella musica elettronica, ci sono molte più donne di successo nell’industria dell’elettronica che hanno dimostrato che possono essere migliori di qualsiasi altro dj maschio. Spero che un giorno questa situazione si equilibri e che non ci sia più nessuno che dia importanza al fatto che un dj è uomo o donna, questo non dovrebbe realmente essere importante.

Com’è nata la collaborazione con l’etichetta Minus?

Ho iniziato a lavorare negli uffici Minus a Windsor, in Canada, dieci anni fa. Successivamente, Richie Hawtin (titolare dell’etichetta – ndr) mi invitò a suonare una notte, nel suo piccolo bar, il 13 Below. A partire da quel momento, mi invitò ad inaugurare per lui il “New year’s eve 2000” e dopo iniziai a suonare con lui e con l’etichetta. Fu una progressione molto veloce e naturale.

Come ti trovi a lavorare con i ragazzi della Minus? Che rapporto hai con Richie?

Lavorare con loro è sempre divertente. Ci conosciamo da molto tempo e abbiamo le stesse origini. Ho vissuto con Marc Houle per alcuni anni in Canada. Viveva dietro l’angolo degli uffici Minus. Penso che tutti gli artisti dell’etichetta abbiano delle personalità interessanti con uno strano senso dell’umorismo cosicchè che è davvero difficile non divertirsi con loro. Siamo vecchi amici e abbiamo lavorato insieme per lungo tempo. Questo mi ha insegnato molto e mi ha concretamente avviata ad un caotico stile di vita (da dj appunto! – ride).

 

Cambiamo argomento: la tecnologia è dominante oggi nelle performance di ogni artista elettronico. Che rapporto hai con le macchine durante i tuoi set?

Ho una relazione di amore e odio. Per alcune ragioni i problemi più inspiegabili non si sono mai verificati con cose rotte o che non funzionavano perfettamente. Alla fine ho iniziato ad usare “Final scratch”quando era ancora nella versione beta. Adesso, è tutto più stabile ma ho ancora bisogno di avere un piano di emergenza nel caso in cui qualcosa non funzioni. Avvolte devi essere veramente creativo in un club per risolvere un problema tecnico senza che nessuno si accorga che c’è qualcosa che non va.

Sappiamo che stai lavorando in modo assiduo in studio da qualche di tempo. Cosa stai preparando? Nuove produzioni? Quando usciranno?

Per alcuni anni ho speso il mio tempo viaggiando con un intenso programma di performance. Non ho avuto il tempo per rilassarmi e sedermi in studio per un periodo abbastanza lungo in modo da creare qualcosa. Tutto era fatto in fretta, quindi ho deciso di cambiare le cose quest’anno e trovare il tempo per stare in studio. Produrre musica fa funzionare una parte differente del cervello ed è molto eccitante quando riesci a mettere in pratica le tue idee. Proprio adesso sto lavorando su differenti tracce e alla fine mi sento che sta venendo fuori tutto insieme. Vorrei pubblicare quanti più pezzi possibili…


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