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La strage impunita e la Calabria che cambia (?)

La strage impunita e la Calabria che cambia (?)

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La Sila

Se qualcuno si aspettava particolari sorprese dalle regionali calabresi, si sbagliava. Le elezioni hanno confermato tutte le previsioni. Oliverio presidente, Wanda Ferro ai minimi storici (praticamente fuori dal Consiglio), il centrodestra perdente, e il Pd, primo partito della Calabria. E ora? Staremo a vedere.

45 anni dopo la strage di piazza Fontana che provocò 17 morti e oltre 88 feriti, a causa di una bomba esplosa nella banca nazionale dell’agricoltura di Milano, poco è cambiato. La verità non è venuta fuori, l’Italia è decaduta sotto i colpi della corruzione. La Calabria galleggia in un limbo di miseria ed insicurezza, sottosviluppo, malaffare, ignoranza, emigrazione. Speranze? Poche ma tocca lottare per i nostri figli. E così sia!

Terramara the blog journal compie 5 anni esatti. Auguri! Questa volta il dato dell’astensionismo è stato più accentuato del previsto ma tutto sommato non è accaduto nulla di eclatante. Aumenta la sfiducia verso la politica e cala in maniera proporzionale la percentuale dei votanti. Sta accadendo un po’ dappertutto. Vedi Emilia Romagna. Negli Stati uniti da decenni è così. Va detto pure che aver ridotto il tempo delle urne alla sola giornata di domenica ha influito ma in tempi di spending review ci dobbiamo aspettare di tutto. Vedrete che il democratico (?) Renzi troverà anche il modo per sanzionare chi decide di non votare! Siamo sull’orlo di una rivoluzione sociale? Chissà…

Vabbè… torniamo a noi. Finiti i festeggiamenti consumati rigorosamente in terra bruzia e proclamo il governatore e i consueti riti d’acclamazione, si dovrà passare all’azione. Mario Oliverio dovrà comporre la Giunta. Poi, via ai lavori. Fino a qui, parliamo politichese. Ma cerchiamo di fare una riflessione semplice, semplice. Veramente pensate che il centrosinistra di Oliverio e Guccione possa rappresentare una discontinuità per la Calabria? Ce lo auguriamo di vero cuore, così come ci auguriamo la fine delle guerre nel mondo! Concedetemi un po’ di ironia e molto scetticismo. Tuttavia, faccio gli auguri ai consiglieri confermati e ai nuovi volti di palazzo Campanella, ma nutro più di qualche dubbio che questa nuova composizione possa portare un’inversione di tendenza nella nostra regione.

E quindi, pongo alcune domande. Com’è possibile in una terra come la Calabria prendere 6/8/10/12/15 mila voti??? Secondo voi si tratta di voto di opinione? Che cosa significa fiducia elettorale da queste parti??? Semplicemente una cosa: promettere lavoro, stabilità personale, o semplicemente speranza. Spesso, la delega va oltre il voto ma riguarda la propria vita. Ma era questa la moderna democrazia occidentale che tutti desideravamo o forse troviamo di fronte ad una distorta versione in salsa tutta calabrese o meglio italiana??? Qui la democrazia diviene tecnocrazia e quindi si svuota del suo significato originario che viene dal greco per divenire una democrazia calabrese fatta di facce, volti, significati tutti propri. Qui la politica è un do ut des: concedo il mio voto in cambio almeno dell’ascolto. Così è. Più alto è il livello di disperazione, più probabile sarà la propensione alla delega, all’abbandono. Qui non si parla di progettualità politica, di rilancio della Calabria ma di clientele da consolidare, di territori da conquistare, di fette di elettorato da corteggiare per poi convogliare alle urne. Tutto finalizzato alla crescita del particolare. Ma questa versione locale e tipicamente italiana della democrazia a quanto pare non porta grandi risultati. Fino a qui nulla di nuovo. Il problema è che la nostra terra è povera e resta povera.

I calabresi sono disoccupati e restano disoccupati, le nostre risorse naturali non rappresentano una ricchezza per la regione ma una fonte di speculazione per affaristi che vengono dal nord e dell’estero. Questa è la verità. E i politici locali? Stanno lì perché sono in linea con la politica dei grandi affari. In cambio di grosse prebende e strade lastricare d’oro. E’ un gioco che va avanti da decenni. I calabresi devono essere sinceri con se stessi e ammettere che la Calabria (come giustamente dice Pino Aprile, nel suo ultimo libro, “terroni ‘ndernescional” e suggeriscono i giornalisti, Claudio Dionesalvi e Silvio Messinetti nel loro interessantissimo lavoro edito da Coessenza, Al di là della mala) è una colonia. Noi siamo gli schiavi, i sottoposti, i criminali “geneticamente” nati criminali che soffrono la mancanza di servizi e la cattiva amministrazione. Questa è la verità, amici miei. La storia ci condanna ad un ruolo di subalternità che difficilmente ci scrolleremo da dosso. Soluzioni? riscoprire il valore della nostra terra e lavorare sulle nostre risorse naturali. Partire dal basso per guardare in alto. Ripartire dai valori morali e dalle relazioni semplici. Dall’associazionismo e dal cooperativismo. Solo così possiamo liberarci dalla schiavitù della clientela e della miseria. Un popolo si fa popolo quando si riprende ciò che è suo anche a costo di sacrifici estremi.


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

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