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L’Italia voluta da Stefano Delle Chiaie

L’Italia voluta da Stefano Delle Chiaie

Lettera aperta ai “paladini della libertà di pensiero” in risposta a quanto letto su alcune testate giornalistiche dopo il presidio antifascista organizzato davanti alla sala del Coni, a Cosenza, in occasione della presentazione del libro “l’Aquila e il condor” del noto militante di estrema destra che ha provocato tensione tra manifestanti e polizia

Le ragioni che venerdì scorso ci hanno spinto, e che ci spingeranno sempre, a scendere in piazza contro il neonazismo e il neofascismo, sono scritte sui libri di storia contemporanea, sulle lapidi di piazza Fontana, Bologna, piazza della Loggia. Forse per qualcuno saranno tematiche anacronistiche, pezzi di un ‘900 da lasciarci alle spalle. Per noi, no! Per noi sono sangue del nostro sangue vivo, memoria attiva, rabbia, indignazione, consapevolezza da trasmettere ai più giovani.

Qui ci limitiamo soltanto a fare chiarezza su alcune delle inesattezze che abbiamo letto in giro. Ci preme infatti ribadire che noi non abbiamo alcuna intenzione d’impedire l’agibilità politica ai partiti del centrodestra, nonostante stiano combinando disastri sociali e politici in Calabria. Ma Delle Chiaie rappresenta un’altra cosa! Di “democratico” non c’è traccia nel suo curriculum. E al contrario di come lo si vorrebbe far passare, non è un reduce sconfitto di una lotta tra idealismi e poteri costituiti. Egli è il testimone trionfante di una vittoria politica e militare, ottenuta in quattro decenni di violenze, ai danni di milioni di uomini e donne che hanno lottato per costruire un mondo più giusto e libero. L’Italia in cui viviamo è quella disegnata dalla P2 di Licio Gelli, è l’Italia voluta da Stefano Delle Chiaie e dai suoi camerati di merende: presidenzialismo sostanziale, bipolarismo senza differenze ideologiche tra i due poli, dominio assoluto delle caste, strapotere di poche antiche famiglie, risposta militare alle istanze sociali, stato di polizia, torture dei detenuti comuni e politici dentro carceri e caserme, sfruttamento selvaggio della forza lavoro, annegamento coatto dei migranti, emarginazione dei diversi. Non è forse questo il risultato della “rivoluzione nazionale” che codesto personaggio sognava nei suoi deliri, quando andava in Cile e in Argentina a stringere la mano di golpisti e torturatori?

Eppure, al contrario di quanto avete vomitato sui vostri giornali negli ultimi giorni, noi sabato scorso non abbiamo chiesto né al Sindaco né al Prefetto di impedire il diritto di parola a quest’uomo che rivendica la continuità col terzo Reich. Da anni gli apparati di polizia aggrediscono le nostre idee. Sappiamo cosa significa. Quindi non auguriamo a nessuno di subire questa forma di repressione, neanche al nostro peggior nemico. Sì, venerdì scorso, dopo le prime manganellate, abbiamo sperato in un gesto di buon senso da parte del responsabile del CONI, l’unico abilitato a revocare la concessione dell’edificio. Quel lugubre convegno si sarebbe così potuto svolgere altrove, magari in uno dei tanti immobili di proprietà del miliardario organizzatore dell’iniziativa. Ma così non è stato. Ne terremo conto. Le associazioni di cui facciamo parte, non metteranno mai più piede nel CONI per organizzare o prendere parte a iniziative socio-culturali.

Vi diciamo senza indugi che con i vostri appassionati editoriali non ci avete convinto! Non ci convincerete mai che tutto sia uguale a tutto, è che chi lotta per la libertà, la giustizia e l’eguaglianza, sia da porre sullo stesso piano di chi adora i totalitarismi. Al contrario di quanti ci accusano d’essere fuori dalla storia, il nostro antifascismo è empirico, attuale, realistico. Certo, non potrete mai capirlo se vivete rintanati davanti al monitor di un computer. Ma vi basterebbe mettere il naso nella terza dimensione per sentire i racconti di chi, a Catanzaro o a Reggio, nell’ultimo anno ha subìto accoltellamenti, pestaggi e attentati messi in atto da soggetti che si richiamano al fascismo. Pensiamo a quanto sta accadendo in Grecia e nei quartieri delle grandi città italiane, dove l’estrema destra cavalca il tema della sicurezza per conquistare consensi e attaccare i più deboli, fomentando gli egoismi provocati dalla crisi. Siccome noi non vogliamo che nella nostra città la violenza razzista organizzata si abbatta su gay, lesbiche, migranti, rom, prostitute e attivisti sociali, consideriamo come un atto di guerra qualsiasi tentativo di trapiantare anche qui la teoria e la pratica di queste azioni infami. Tuttavia, riteniamo d’aver capito cosa si muova nel locale sottobosco neofascista. È significativo che a Cosenza l’operazione politico-culturale per legittimare personaggi come Delle Chiaie, non sia partita da organizzazioni radicali, ma dal ventre del PDL e da certa stampa. È chiaro: stanno cercando di ricompattare una destra che prenda il posto dello scopellitismo ormai prossimo al tramonto.

Infine, per favore, risparmiateci la retorica d’accatto. A differenza di alcuni dei personaggi che avete scomodato per darci lezioni di democrazia, noi non viviamo sulla luna. Ci avete visto in piazza venerdì scorso, come ci vedete da sempre protestare contro il malgoverno, sotto i palazzi del Potere di questa regione, al fianco di precari, senza-casa e migranti, in difesa di beni comuni, territori e spazi sociali. Piuttosto, passatevi una mano sulla vostra coscienza. Se in questa regione non scoppia la rivolta che tutti ormai auspichiamo, la colpa non è forse anche delle vostre connivenze con l’attuale classe politica locale, e delle strette di mano che i vostri editori concedono a questi quattro parassiti che vanno a rappresentarci nelle sedi istituzionali approfittando dei ricatti con cui tengono per la gola migliaia di famiglie disagiate? Le vostre lezioncine di tolleranza somigliano tanto al paradossale richiamo al rispetto della libertà di pensiero, che venerdì scorso i funzionari della digos ci hanno più volte scandito, prima di ordinare le cariche della celere. Ma come può un simile appello provenire proprio da poliziotti in servizio presso la medesima questura che solo pochi anni fa ha partorito l’operazione “Sud ribelle”, cioè il più grottesco attacco al diritto d’opinione della storia repubblicana? Ebbene, questi signori hanno avuto la conferma che a Cosenza le manganellate non sono mai servite a sgomberare le piazze. Al contrario, le riempiono.

“Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia”.

COSENZA ANTIFASCISTA


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