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La stampa addomesticata…

La stampa addomesticata…

Vergogna, avrebbe detto Pasolini, vergogna! Qui lavora chi ha la tessera di partito, chi fa l’addetto stampa occulto di qualche padroncino in cambio di favori, chi scrive su commissione, chi si fa voler bene da tutti. Chi non da fastidio. Quale lezione allora hanno lasciato Ilaria Alpi, Pierpaolo Pasolini, Giancarlo Siani e tanti altri colleghi morti per amore di verità…

 

La stampa. Cos’è la stampa. In Italia abbiamo esempi memorabili di giornalisti che hanno onorato il mestiere fino in fondo. La storia di Giancarlo Siani, ad esempio, è una di quelle storie crude, tragiche ma piene d’impegno civile e sociale che fanno riflettere sulla nobiltà di questo lavoro. Significative le parole del suo “scafatissimo” caposervizio, nel film a lui dedicato: “Ci sono giornalisti giornalisti e giornalisti impiegati, Giancarlo, tu che cosa vuoi fare?”.

Possiamo ricordare Peppino Impastato, che lottò per affermare la verità in Sicilia e pagò con la sua stessa vita. Pierpaolo Pasolini, ucciso perché ebbe il coraggio di tuonare contro i poteri forti nei suoi scritti corsari. Ilaria Alpi, ammazzata in Somalia dopo avere scoperto un traffico di rifiuti tossici. Potremmo continuare a lungo, ma basta così. In questa città, purtroppo, il ruolo di giornalista è quasi completamente asservito. Fatta eccezione per qualche singolo caso, la classe di cui faccio parte fa un uso privato della professione.

Me ne voglia chi ha sempre mantenuto una dignità pagando con la precarietà, il mobbing, l’emarginazione, e anche con l’abbandono della professione, con la fuga. Non se ne può più di vedere colleghi svendere la propria dignità al primo offerente, di andare dietro al politico di turno per affermare il diritto al lavoro. Ma allora, la lezione di chi ha pagato con la propria vita a che cosa è servita? A cosa servono gli incontri sulla libertà dell’informazione che si svolgono in Calabria se la stampa è praticamente imbavagliata, resa inutile, ridotta al ruolo di notiziario?

Vergogna, avrebbe detto Pasolini, vergogna! Qui lavora chi ha la tessera del partito, chi fa l’addetto stampa occulto di qualche padroncino in cambio di favori, chi scrive su commissione, chi si fa voler bene da tutti, chi fa scoppiare i casi ad orologeria. Ma allora che differenza c’è tra il mestiere di giornalista e l’operatore del call-center strozzato dall’esigenza economica? Il giornalista è un mestiere nobile quanto difficile, una missione da compiere fino in fondo, che non prevede compromessi con nessuno, una strada difficile, piena di ostacoli, ma è anche lo strumento che dà senso compiuto alla democrazia, è la forza di un Paese civile che rifiuta le dittature, i ricatti, le organizzazioni mafiose, la massoneria, è l’energia che riempie di senso compiuto il vuoto provocato da chi intende corrodere i diritti della collettività per accrescere il potere personale. E’ un esempio per le nuove generazioni.

Vergogna a chi non opera secondo coscienza, secondo logica, secondo una deontologia professionale. A chi non esercita questa professione con decoro. Basta a questa pessima inclinazione alla subordinazione, alla paura, al ricatto, all’inciucio. A Catanzaro questa inclinazione ritengo sia ormai una strada segnata, comoda per arrivare probabilmente ad un contratto di lavoro. Questa è la verità. Senza dare fastidio. Lo dice uno che nella sua breve storia professionale ha subito tutte queste cose ma che ancora oggi crede nella possibilità di affermare la verità, la giustizia, la professionalità. Farsi imbavagliare oggi significa farsi schiacciare domani. Non operare con coscienza, far finta di vedere, di denunciare, di fare inchiesta, significa fare un torto alla nostra intelligenza, alla nostra professione, alla democrazia, al nostro Paese.

Chi ritiene di affermare il contrario si faccia pure avanti.


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

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