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12 dicembre 1969, una “verità” ancora lontana…

12 dicembre 1969, una “verità” ancora lontana…

Due recenti saggi hanno aggiunto ulteriori tasselli alla conoscenza dell’orrendo avvenimento. Paolo Cucchiarelli "racconta lo sconvolgente Pasticciaccio che ha ammalato l’Italia”; Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato fanno un'interessante intervista a Gian Adelio Maletti, ex numero 2 dei servizi segreti italiani

Con la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 inizia in Italia la stagione della “strategia della tensione”. Una bomba collocata all’interno della filiale milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana causa 17 morti e  novanta feriti.
Segue la lunga serie di attentati (stazione di Bologna, piazza della Loggia, treno Italicus) che insanguinano l’Italia per lungo tempo.
Due recenti e documentati saggi hanno aggiunto ulteriori tasselli alla conoscenza, purtroppo, ancora parziale, dell’orrendo e terrificante avvenimento.
Paolo Cucchiarelli, autore de Il segreto di Piazza Fontana, “racconta lo sconvolgente e tragico Pasticciaccio che ha ammalato l’Italia”, Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato, tre giovani giornalisti, in “Piazza Fontana. Noi sapevamo”, fanno una  lunga e interessante intervista a Gian Adelio Maletti, che vive a Johannesburg, “ex numero due dei servizi segreti italiani, il famigerato Sid, capo, dal 1971 al 1975, dell’ufficio “D”,  uomo potente, senza dubbio il grande vecchio, arrestato nel 1976 con le accuse di favoreggiamento e depistaggio”.

Dal saggio di Cucchiarelli  emergono alcuni “frammenti” di  “verità” sulla strage, “le doppie bombe e le bombe nascoste, Pinelli, Calabresi, Feltrinelli, i servizi e quelli paralleli, la Dc, il Pci, la Nato e gli Stati Uniti”.
La strage “è – sottolinea lo studioso – il caso politico-giudiziario più intricato della storia d’Italia: undici giudizi nelle aule dei tribunali della Repubblica, quattordici imputati, centinaia di migliaia di pagine di documenti, nessuna certezza. La strage non ha colpevoli; le condanne sono arrivate  solo per gli ufficiali dei servizi segreti italiani”. Nessuno ha spiegato quale fosse la ragione ultima di tali comportamenti.  

Sceresini, Palma e Scandaliato nel loro libro pongono al generale Maletti una lunga e articolata serie di  domande, molto spesso cercano di stimolare ricordi e risposte su importanti e scottanti aspetti dell’azione dei servizi segreti e della destra eversiva, soprattutto quelli relativi agli anni Sessanta e Settanta. Le risposte dell’uomo dei servizi segreti sono – non poteva ribattere in altro modo l’alto esponente dei servizi segreti, grande conoscitore  di persone coinvolte nei terribili avvenimenti  e, soprattutto, abilissimo nel far intravedere spezzoni di verità – ben calibrate, aggiungono pochissimo a quanto già si conosce, i riferimenti, spesso generici, le allusioni, vaghe, lasciano intuire piuttosto che far emergere “verità”, che, purtroppo, ancora mancano.
Maletti  stigmatizza spesso irriconoscenza e stravolgimenti dei propri colleghi e superiori, spessissimo riafferma la  correttezza del proprio operato e la fedeltà alle istituzioni. Dal suo discorso emerge  un’Italia in cui P2,  destra e, soprattutto, destra extraparlamentare ed eversiva, parte di forze armate, servizi segreti, servizi segreti deviati  operano a stretto contatto con i servizi segreti americani, con le scelte politiche ed operative del presidente Nixon,  ne assecondano le linee  che tendono a combattere, con ogni tipo di strategia e azione, comunisti, pericolo comunista, pericolo sovietico, eventuali tentativi destabilizzanti della sinistra italiana.

Sono passati 40 anni dalla strage di Piazza Fontana, “i giudici sono stanchi. Le nuove generazioni tendono, purtroppo, a dimenticare, complice l’insegnamento nelle scuole pubbliche e private di una storia che non aiuta a conoscere e a comprendere sconvolgenti avvenimenti di grande rilievo. E’ stato condotto un sondaggio: tre studenti su quattro sono convinti che la bomba (di Piazza Fontana) fu piazzata dalle brigate rosse. La verità sulle stragi di Stato è, purtroppo, ancora lontana, non convince, però, “la verità del generale Maletti”, non convincono le altre “verità” emerse.
Pur se le recenti e  numerose pubblicazioni sull’argomento consentono di comprendere alcuni aspetti ed alcuni problemi della strage di Piazza Fontana, la verità è ancora lontana.
Quando saranno consultabili gli atti dei servizi segreti, quando chi deve parlare, parlerà, si potrà ricostruire con maggiore attendibilità ed ampiezza il buio periodo della strategia della tensione. Avranno, finalmente, giustizia le numerosissime  vittime innocenti delle stragi.


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