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Salvato l’archivio su Piazza Fontana

Salvato l’archivio su Piazza Fontana

CATANZARO. 500mila atti relativi alle quattro istruttorie ed ai processi svolti a Bari e nel capoluogo calabrese, sulla strage del 12 dicembre 1969 raccolti in nove cd. Per oltre trent’anni erano rimasti incustoditi in uno scantinato del Tribunale. Venerdì scorso, la presentazione. Presente, il gip di Milano che riaprì le indagini.

La scoperta venne fatta nel 2004. Una studentessa padovana, Maria Itri, impegnata in una tesi di laurea, dal titolo, “Cinque anarchici del Sud. Una storia degli anni Settanta”, scoprì il degrado e l’incuria in cui  versavano quei faldoni, esposti all’umidità e in totale disordine, nei sotterranei del Tribunale catanzarese dove, nel 1972, il processo per la bomba alla Banca dell’Agricoltura venne trasferito per motivi di ordine pubblico. Ha inizio, quello che, Daniela Palaia, presidente dall’associazione forense, “Diritto di difesa”, promotrice dell’incontro, a palazzo De Nobili, insieme al circolo culturale, “Augusto Placanica”,  rappresentato dal suo presidente, Luigi La Rosa, nelle vesti di moderatore, ha definito una “battaglia civile partita dal basso”.

La denuncia della studentessa, infatti, viene raccolta dal Quotidiano della Calabria. “Nel 2004 – ricorda Leporace, all’epoca caporedattore della suddetta testata calabrese ed attualmente direttore del Quotidiano delle Basilicata – ricevetti la telefonata dello storico Fabio Cuzzola il quale mi raccontò che gli atti su Piazza Fontana stavano per andare perduti. Da quel giorno ho avuto la possibilità di dare inizio ad una campagna di stampa per cercare gli salvare quegli atti giudiziari a cui si aggiunse il Corriere della Sera. Questa sera, dunque, celebriamo una vittoria importante».

Oltre al quotidiano di via Solferino, fu l’associazione culturale AltraCatanzaro a lanciare un appello per non lasciare al macero quella mole di documenti, vero e proprio patrimonio di memoria su una delle pagine più oscure e tragiche della storia d’Italia, che venne raccolto da intellettuali, storici e comuni cittadini.

Nel 2007, il Tribunale di Catanzaro decide di digitalizzare gli atti e di riordinare in senso cronologico quei documenti. Successivamente, fu il ministero della Giustizia (del governo Prodi)  a finanziare e a bandire la gara per il recupero delle carte processuali. Sono trascorsi tre lunghi anni per terminare un lavoro faticoso quanto difficile a causa delle pessime condizioni in cui erano “conservati”. Oggi, sono al sicuro, raccolti in un archivio digitale composto da 9 cd. L’iniziativa si è chiusa con un lungo intervento di Guido Salvini, il giudice per le indagini preliminari di Milano che, negli anni Ottanta, riaprì il processo sulla stage. 

 

“Piazza Fontana – afferma – è il centro di una strategia iniziata negli anni Sessanta e proseguita almeno fino alla metà degli anni Settanta. “La digitalizzazione degli atti – osserva – è un traguardo importante. Probabilmente, se durante le indagini avessi avuto questo strumento le cose, forse, sarebbero andate diversamente”.

 


Giornalista Pubblicista. Dottore magistrale in Comunicazione Multimediale all'Università degli studi di Perugia. Ha lavorato per due televisioni calabresi, 7Gold Calabria e Telespazio Calabria e per il quotidiano "Il Domani della Calabria". Da Aprile 2010 collabora con il blog journal Terramara.it

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