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L’orgoglio di Catania e il silenzio assordante!

L’orgoglio di Catania e il silenzio assordante!

catania 2004

14 agosto 2004. Coppa Italia. Circa 200 catanzaresi nel settore ospiti del Cibali, nonostante gli arresti di Arezzo e i fatti di Firenze che colpirono gli ultras Catanzaro nei mesi precedenti

Ciò che rende insopportabile il traumatico dopo-Catania è il silenzio assordante sul Catanzaro calcio. Non parla nessuno. Società, tifosi, ultras. L’attesa ha preso il sopravvento su tutto. E’ un clima inspiegabile che mai prima d’ora si era tradotto in realtà. Ho le dita legate anch’io, la testa vuota.

C’è chi lo interpreta come un segno epocale di mutamento sociale influenzato da nuove tendenze e/o stili di vita o semplicemente dall’apatia. C’è chi, come me, lo legge come l’ennesimo segno di abbandono e di rassegnazione verso un simbolo, un emblema che, nel corso degli anni, ha reso fieri di essere catanzaresi. E’ come se questo valore intoccabile, super partes, trasversale, dalla consistenza granitica, ad un certo punto sia venuto meno. Non tira più. Attende di essere rottamato! La serie D non è più un brutto incubo ma una concreta possibilità. Della serie: cadono i pilastri di un edificio, si salvi chi può!

Chi lo avrebbe mai detto! l’Us Catanzaro, la storia di una società calcistica che ha saputo conquistare primati incredibili negli anni Settanta e Ottanta ma soprattutto ha travolto migliaia di cuori sparsi in tutto il mondo. Fatto sognare, urlare di gioia, inorgoglire centinaia di migliaia di emigrati ora sembra abbandonata al suo destino. Presa a pallonate. Umiliata. Altri tempi, ci sarebbe stata una vera ribellione di piazza! Basta ricordare le dure contestazioni ad Albano, Soluri, Mancuso. Ora no. Tutto tace!

Mai questa piazza ha subito così tanto senza dire una sola parola. Mai un presidente del nostro sodalizio è stato così atteso, creduto, osannato, perdonato. Dai giri di campo deliranti, ai freddi addii; dalle promesse esaltanti, agli smantellamenti repentini. Dalla programmazione mai avvenuta all’attuale squadra di cartone. Dalle dichiarazioni inopportune, alle imbarazzanti riparazioni. Robba da non credere! Neppure il più detrattivo dei tifosi avversari poteva mettere in discussione l’attaccamento della tifoseria giallorosa. Lui lo ha fatto. Eppure, non è stato contestato. La gente preferisce disertare. E’ delusa, avvilita, amareggiata.

Proprio oggi, piccoli ritagli di giornale venuti fuori dai miei archivi mostrano le foto sbiadite di una vecchia bandiera come Nicola Ascoli (al suo addio con gol e lacrime sotto la curva) e di una Cmc in grande spolvero. Mentre, la didascalia indica Catanzaro come la città con il maggior numero di spettatori di tutta la serie C.

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Bandiera del Catanzaro. 26 marzo 2005. Nicola Ascoli, abbracciato da Ivano Pastore, indica la Curva Massimo Capraro in lacrime, dopo il gol al Cesena

Ma lui forse non lo sa. Si lamenta, rivendica il pubblico allo stadio e poi decide di andare via così, su due piedi, diramando una nota in cui afferma che a fine stagione lascia, e che la società è in vendita, fin da subito. Ma che ne sa, Cosentino! Poteva diventare un grande presidente ma forse (speriamo di no per noi tutti) sarà il peggiore. Avanti un altro. La storia si ripete troppo rapidamente!

Così, in questo clima assurdo, arriva la trasferta di Catania, complicata per tutti ma soprattutto per i catanzaresi. Rivali storici. Nemici in campo e fuori. Sotto l’Etna il clima è veramente caldo, in tutti i sensi. La tensione si taglia a fette. La celere è agitata. C’è chi è alla sua prima al Massimino e soffre l’attesa. C’è chi sa già e invita all’attenzione. La memoria riporta alla luce vere e proprie battaglie sulle strade. Ancora prima delle morte dell’ispettore Raciti. Quando la polizia locale lasciava campo aperto alla tifoseria di casa e infieriva senza pietà sui tifosi ospiti. Dove la polvere vulcanica lascia traccia e il manganello s’incrocia con i sassi. La curva nord ruggisce forte. Massiccia.

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Primi anni 2000. L’Us Catanzaro conquista il primato sia per il numero di spettatori paganti, sia per quanto riguarda l’incasso. Nella prima giornata di serie C, nessuna delle squadre dei 5 gironi esistenti è riuscita a eguagliare questi numeri: 6.881 spettatori paganti, 76.685 euro d’incasso

Ecco, presidente, se proprio vuole trovare uno stimolo per andare avanti e salvare le aquile dal baratro guardi quei 150 giovani di Catania. Ne può andar fiero. Questo sì che è un valore concreto, attuale, senza prezzo. Su cui qualunque presidente può fare affidamento, sempre e comunque. Il valore aggiunto della nostra tifoseria. Mai così orgogliosa la presenza al Massimino. Da ultimi in classifica, e senza prospettive. Solo una grande tradizione curvaiola poteva garantire questo numero.

Una tradizione messa a dura prova da diffide, cambi di guardia, spaccature, abbandoni eccellenti, nuove generazioni. Leggi speciali, scorte asfissianti, identificazioni, demonizzazioni mediatiche. Nonostante tutto, il movimento è ancora vivo. Uc e Massimo, sono una icona del panorama ultras italiano che fanno gola a tutti. Una grande dignità sugli spalti, un grande sfacelo sul campo!

E’ storia, Presidente. E’ il nostro orgoglio! Guardi gli occhi di quei giovani e troverà la forza che cerca!


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

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