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Scandalo Sacal, ecco la Calabria che conta!

Scandalo Sacal, ecco la Calabria che conta!

Niente di cui meravigliarsi ma molto di cui schifarsi. L’inchiesta Sacal lascia ancora una volta l’amaro in bocca a chi crede nelle istituzioni, nelle leggi, nella politica. Rivela ancora una volta che in Calabria c’è gente, la “bella gente” che utilizza la cosa pubblica come una cosa propria. E lo fa con lo scopo di accrescere il potere personale e quello della propria cerchia di amici e parenti, a discapito della collettività e in barba alle regole.
È quanto sta rivelando ancora una volta l’inchiesta sulla Sacal firmata dai pm Marta Agostini e Giulia Maria Scavello che coordinano le attività investigative della Guardia di Finanza di Lamezia Terme e della Polizia di frontiere che ha già fatto registrare alcuni provvedimenti di custodia cautelare eccellenti e numerosi indagati. Nomi conosciuti che creano anche tanto imbarazzo in città e fuori.
Apprendiamo di un sistema collaudato di gestione di una società partecipata che va avanti da anni e che mette “al posto giusto le persone giuste”. Replicando sempre lo stesso schema di favori e di clientele che fa della Calabria ma soprattutto dei colletti bianchi di Calabria un esempio da emulare in tutto il nostro Paese. Come fottere lo Stato e la comunità che santi in paradiso non ne ha e non vuole avere. Come voler infierire sulla nostra terra adottando comportamenti immorali e controproducenti per la crescita della nostra regione. Ecco l’esempio che dà la “la gente per bene” di Calabria avida di potere e soldi e pronta a mettersi sotto i piedi qualsiasi valore morale pur di conservare il potere. Così viene utilizzato il progetto “garanzia giovani”.
Ciò che sgomenta non è tanto il rimborso di una spesa assolutamente inutile come una limousine ma l’intreccio di legami tra politica e imprenditoria, soldi pubblici gestiti con un criterio assolutamente privato e rivolto alle cerchie che possono tenere in piedi il sistema con il solito scambio di cortesie e preferenze elettorali. Nomine ad hoc nel cda, facili assunzioni, comode consulenze esterne, liste d’attesa in quota politica. Tutto questo per continuare a garantire continuità al potere nel lungo periodo e che tutto vada come deve andare.
E poi ci lamentiamo che non funziona nulla? Che i trasporti aerei lasciano a desiderare? Che non c’è lavoro? Se la Sacal funziona così è lecito pensare che molti altri settori del pubblico funzionano allo stesso modo. Inchieste recenti lo hanno già dimostrato. E’ un sistema marcio che va combattuto. Ed è ciò che sta cercando di fare la magistratura ricostruendo un puzzle di relazioni e interessi che si riproduce come un cancro all’interno della pubblica amministrazione e all’interno di queste società a capitale misto pubblico-privato dove gli interessi politici e imprenditoriali evidentemente vengono prima dell’interesse collettivo. Il danno sta proprio qui. Questa gente in sostanza non fa gli interessi della collettività e della società per cui riveste incarichi ma fa i propri interessi e basta questo per essere ritenuta moralmente colpevole. Si deve cambiare. il comune cittadino che s’indigna di fronte a tali fatti e tali circostanze deve isolare chi reitera comportamenti di questo genere e rompere una volta per tutte con questo sistema malato di favori che non fa gli interessi della collettività e del territorio ma accresce solo il potere di pochi e asservisce la maggioranza che tace e acconsente o partecipa attivamente.
Un sistema assurdo che nel corso degli anni ha trasformato la cosa pubblica in un mega-carrozzone di assunzioni e spese infinite che di fatto hanno reso la Calabria una regione arretrata e invivibile. Un sistema corrotto che si fonda sulla disperazione della gente e crea modelli comportamentali sbagliati. Un danno dunque non solo economico ma soprattutto etico che danneggia l’intera comunità. Sta proprio qui la differenza tra i paesi civilizzati e i paesi arretrati come il nostro dove si raccontano ancora storie del genere, vicende squallide e raccapriccianti, mentre migliaia di giovani emigrano per realizzare i propri sogni altrove, validissimi professionisti sono tenuti ai margini perché ritenuti non funzionali al sistema, frotte di disoccupati lasciati a marcire o consegnati alla malavita. Mentre giovani portaborse, faccendieri, politici corrotti, imprenditori senza scrupoli fanno le loro fortune. Ecco la Calabria che conta!


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

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