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Ripartire dall’etica per costruire una comunità
Quartadimensione

Ripartire dall’etica per costruire una comunità

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Panoramica dall’alto del centro storico di Catanzaro

Ciò che mi inquieta maggiormente in questa città arroccata sui colli è l’assenza di un pensiero comune, di un orizzonte, di fermenti collettivi che facciano guardare al futuro con ottimismo. Di un’idea che ti faccia sentire parte di qualcosa, di una comunità di persone che non si trascina giorno dopo giorno come un naufrago in mare, ma che sa dove andare, sa sentire, parlare, criticare, partecipare, sognare. Reagire. Ecco, cosa mi inquieta di più. L’assenza totale di una consapevolezza sociale, di essere cittadini, popolo, soggettività. Al sentire comune prevale lo scetticismo, la sfiducia, l’invidia, il malaffare, il non voler credere in nulla: tanto è tutto inutile, si sente dire. Se qualcuno parla di queste cose quasi disturba.

Ma c’è pure chi con difficoltà non si lascia andare, non si piega al sistema e ancora crede che il mondo possa cambiare spazzando il marcio e ricominciando dall’etica. Perché è da lì che bisogna ripartire per una società giusta. Le rivoluzioni insegnano. Sono le minoranze che danno le scosse del cambiamento. Si può fare. E anche qui, una sparuta minoranza c’è ma non riesce a ritrovarsi. Non fa quadrato, ma c’è. Lo so. Purtroppo, il sentire comune non sta da questa parte.

La massa preferisce vivacchiare, accontentarsi, piuttosto che scendere in piazza e urlare. E’ un modus vivendi tipico di questa terra dove ti scivola addosso un po’ tutto. E’ la morte di una comunità civile che si fonda sull’etica e non sul denaro e sul potere. Tutto ciò è tristissimo. Laddove manca un’etica manca una comunità. E qui, ho sempre più la sensazione che di non ci sia davvero nulla. Manca la voglia di autodeterminazione, di lottare per una vita migliore, per un’organizzazione sociale che funzioni, per il lavoro. Non ci crede più nessuno. Invece, prevale la disperazione, il tentativo di affidarsi all’amico in cambio della preferenza elettorale. Creando sempre uno stato di subordinazione che accresce il potere di squallide figure che fanno consenso e rinforzano modelli sbagliati di società.

Che schifo! Ed è proprio questo meccanismo che va spezzato. Bisogna ribellarsi per vivere meglio e per essere rispettati. Ecco, ciò che mi inquieta di più tra la gente che incrocio. La mia città non pulsa più, non suscita più nemmeno emozioni banali perché non esiste, è ormai caduta in una depressione cosmica da cui è difficile venire fuori. Le teste sono vuote. Prevale il qualunquismo. Non intravedo nessuna primavera, all’orizzonte. La città è deserta. E’ ormai appiattita sotto i fendenti di una generazione di amministratori miope e troppo spesso corrotta e collusa, dedita agli interessi particolari. Voi siete i maggiori responsabili di questo sfacelo urbano e sociale. E dietro di voi, tutto il tessuto di dipendenti pubblici statico e silente e un classe intellettuale ai margini che non si è voluta sporcare nemmeno le labbra con la politica.

Così, i giovani hanno capito che per sopravvivere è meglio assecondare che contestare, emigrare che lottare, delinquere. Ecco perché è brutta Catanzaro. Ecco perché Catanzaro è diventata invivibile. Ecco perchè questa non è la mia Catanzaro. I nostri figli vivranno in un luogo dove prende sempre più piede il pensiero “mafioso” e l’ignoranza, la brama di denaro facile, il consumismo massificato, la superficialità, la volgarità e non la voglia di rivendicare il proprio diritto alla vita, alla dignità, al futuro. la ricerca del bello. Così viene fuori una comunità malata e smarrita fondata sui cattivi esempi, che si rifugiava nel calcio per ritrovare una propria identità. Ora che è venuta meno anche quest’ancora di salvezza cosa accadrà?

Il futuro è sempre incerto ma la natura insegna. Quando i fiumi si gonfiano travolgono tutto e tutti e si riprendono i loro spazi. Quando il popolo ha fame non guarda in faccia a nessuno, neppure a chi ritiene di essere onnipotente e sorride tronfio perché ha la tasche piene di soldi ed è convinto di essere intoccabile. Preferisco continuare ad amare la mia città dentro di me, per come la immagino e la vorrei. Consapevole del suo forte declino ma orgoglioso di essere una minoranza romantica che prima o poi si farà sentire.


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

  1. Esule

    Splendido articolo..

    15 dicembre

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