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La stampa contro i poteri!

La stampa contro i poteri!

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vignetta sulla strage di charlie hebdo

Non so a quanti interessa una stampa locale diversa da quella che giornalmente abbiamo sotto gli occhi. Cronache quotidiane superficiali, povere di contenuti, addomesticate, parziali. Non leggo mai (fatta eccezione per qualche raro esempio di libero pensiero) qualcuno che dice: basta inciuci, clientele, favori personali, basta corruzione, basta malaffare. Rilanciamo il territorio in tutta la sua potenzialità e rimettiamoci al passo coi tempi. La stampa lo deve fare, lo deve dire. Deve schierarsi con il popolo, attaccare i poteri forti. Perchè la stampa è un baluardo importantissimo contro l’avanzata di dittature, soprusi, mafiosi, di chi maltratta e inquina i nostri territori per scopi privati. Di chi utilizza le risorse pubbliche non per migliorare le condizioni socio-economiche del territorio ma per interessi personali.

Eppure, i nostri esempi sono Ilaria Alpi, uccisa in Somalia da un commando di assassini perché ricercava la verità sui traffici di rifiuti tossici tra organizzazioni europee e mercenari senza scrupoli; Giancarlo Siani, ammazzato a Torre Annunziata perché scriveva sulla camorra. Peppino Impastato, fatto saltare in aria in Sicilia. Tutt’ora, vivono sotto scorta alcuni colleghi, rei di ricercare la verità. Mi vengono in mente le parole del caposervizio del Mattino quando disse al giovane cronista, Siani, nel film a lui dedicato: “Giancà, ci sono due categorie: i giornalisti-giornalisti e i giornalisti impiegati!”

Ho la sensazione invece di stare in una città dove a tutti, in fin dei conti, va bene tutto ma poi in effetti nessuno è contento di vivere così. Un clima di completa rassegnazione e di accettazione. Per citare l’illustre professore Mario Alcaro (scomparso qualche anno fa), il sud è intriso di un fatalismo tipicamente meridionale. Ma sarà una sorta di peccato originale o più facilmente si evita di fare rumore perchè ognuno di noi ritiene (sbagliando) più semplice e indolore risolvere il problema personale tramite l’amico dell’amico dell’amico??? E’ un vecchia scorciatoia che non porta nulla di buono! La stessa logica che induce la stampa che “conta” a mutare linea editoriale a secondo de vari governi politici, pur di sopravvivere, pur di vantare privilegi di categoria. Sempre più condizionata, vicina al potere, contigua ai potentati economici locali. Basta garantirsi la pubblicità che serve in cambio di uno studiato silenzio!

E tutto ciò, cari catanzaresi, è un segno drammatico di fallimento della democrazia, uno svilimento della nostra dignità di cittadinanza, un segno di decadenza assoluto, su piccola e vasta scala. Al sud è ancora peggio perché il rapporto tra la stampa e gli interessi è ancora più servile. La miseria richiama miseria e la propensione alla subordinazione è ancora più accentuata. Ma ciò che risalta agli occhi del cittadino medio tuttavia è la realtà quotidiana, la vita quotidiana, soprattutto per chi visita la città per la prima volta. Come ci siamo ridotti! Una città a brandelli. Desertificata. Popolata sempre più da vecchi e bambini. La “meglio gioventù” scappa inseguendo mondi migliori, mondi possibili.

Qui lavora solo chi è vicino a quelle facce, a quelle logiche, a quelle lobbies. La libera concorrenza è una chimera. L’inventiva, l’iniziativa personale azzerata. Tutto deve passare da lì. Ogni giorno di più ho la concreta sensazione di vivere in un posto plastificato dove o lavori con Noto, Abramo, Speziali, giusto per citare i big, o non sei nessuno. Catanzaro è il regno di queste poche famiglie e la politica locale non è altro che uno strumento per ottenere ciò che serve a questi notabili per accrescere il proprio potere politico clientelare. Basti pensare a chi ci rappresenta a palazzo de Nobili per capire come funziona. Come vengono utilizzate le risorse pubbliche. I soldi dei contribuenti. Un dibattito politico fatto di beghe interne, di schieramenti trasversali che durano lo spazio di un mattino e che interessano solo chi le fa. Tanto non li ferma nessuno. Neppure la magistratura.

Ma siamo sinceri: è possibile, cari catanzaresi, che le opere pubbliche sono realizzate in questo modo??? È possibile che Catanzaro non ha più neppure una stazione ferroviaria? Un’autostazione? E’ possibile che non esiste uno stadio con la esse maiuscola capace di dare orgoglio al calcio locale che ha reso nota la nostra città in Italia e nel mondo grazie alla conquista delle seria A? E’ possibile che deve arrivare l’uomo della provvidenza della Piana di Gioia Tauro, Mr Gicos, per fare calcio a Catanzaro, mentre i nostri ricchi imprenditori vogliono solo sfruttare migliaia di catanzaresi facendo e promettendo assunzioni (non più tanto sicure) per restituire zero in termini di rilancio calcistico ad alti livelli??? E’ possibile che sono 40 anni che si parla del porto di lido ma non è stato mai fatto??? E ancora, è possibile che per ripristinare una piccola area relax a via Aldo Barbaro ci vogliono 80mila euro e per costruire l’oscena biglietteria dello stadio Ceravolo al centro di piazza dei Martiri ungheresi, chissà quanti…!

Ma insomma, basterebbe un minimo di decenza e di decoro nel fare le cose, ma soprattutto il rispetto per la cosa pubblica, concetto ancora molto sfuggente da queste parti. E allora, per chi vuole restare libero e senza vincoli su questo territorio cosa deve fare??? Andar via o lottare per affermare se stessi??? Sarebbe più semplice la prima soluzione ma c’è chi questa minestra non la manda proprio giù.

Da fondatore e direttore di Terramara, progetto editoriale nato nel 2009 proprio per tenere alta l’attenzione su alcuni tempi cruciali della nostra città, faccio il mio, ma Terramara ho bisogno di tutti voi. Di chi crede nella stampa indipendente, di chi vuole aprire dibattiti e luoghi di confronto, di chi vuole leggere altro dal povero ragazzo arrestato per droga, di chi desidera una città migliore! Di chi non s’arrende ai poteri forti, alla “pubblicità bavaglio” ma vuole affermare il diritto alla propria esistenza. Tutto ciò, d’altra parte, in un territorio caratterizzato da un oligopolio (o monopolio???) imprenditoriale, è possibile solo grazie ad una sorta azionariato popolare che punta sugli inserzionisti sensibili e sui molti lettori-sottoscrittori che credono nel tuo lavoro, nell’esigenza di avere un prodotto con queste caratteristiche. Terramara può vivere e deve vivere solo grazie a voi!


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

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