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“Sovente incanto te” … e mi torni in mente!

“Sovente incanto te” … e mi torni in mente!

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Anagramma realizzato dall’artista catanzarese, Luca Viapiana, dal manifesto di contestazione della Curva Massimo Capraro, “Cosentino vattene” 

Passi lenti e decisi, occhi attenti, adrenalina alle stelle. Si va verso la Est. Un solo dubbio: chissà se arriveranno i tarantini. Qualcuno dice sì, altri non ci credono. Con quel caldo saranno a mare, commentano ridendo. La voglia di incontrare il “nemico” è tanta, e così, con una certa disinvoltura, mimetizzati tra tifosi giallorossi che raggiungono lo stadio, un gruppo di militanti staziona fuori dalla curva Est, in attesa di qualche drappo rossoblu, di una qualche presenza. Tutto tace e l’assenza di mezzi delle forze dell’ordine sul tracciato riservato agli ospiti  fa pensare che la trasferta non sarà onorata. Ma qualcosa di insolito nell’aria induce ad attendere ancora un po’, fino a quando è possibile!

E’ agosto 2003, fa caldo, la Coppa Italia di categoria sorteggia, per l’occasione, un match dal sapore antico: Catanzaro-Taranto. Davanti ai botteghini la gente chiacchiera serena. La stagione estiva è in chiusura e ci si prepara ad una nuova stagione calcistica con Piero Braglia in panchina.  L’entusiasmo è alle stelle. La società di Poggi e Parente ha appena ufficializzato l’acquisto di un certo Giorgio Corona che stupirà con i suoi gol, le sue magie fino alla promozione in serie B. Ma questo è calcio!

I minuti passano, le lancette corrono rapide, non c’è l’ombra di auto, pullman, mezzi sospetti. Pochi minuti ancora e la partita avrà inizio. L’idea maturata tra pochi intimi è semplice ma originale, di quelle che fanno precedente. Chiudere il cancello che conduce alla curva Est all’arrivo dei tifosi ospiti e costringerli a scendere dai mezzi e battersi. Certe azioni erano ancora possibili. All’epoca, le vie della città erano sostanzialmente prive di telecamere e lo stadio non era dotato di un sistema di videosorveglianza interno. Oggi è tutto cambiato.

La partita sta per iniziare, i giocatori sono già in campo e il gruppo decide di lasciar perdere prima che magari una pattuglia si insospettisca più del dovuto. Non ci crede più nessuno! Quando tutto sembra sfumare spunta una macchina, la seconda e poi la terza, una quarta e poi la quinta e altre ancora. Eccoli! Sapevo che sarebbero venuti a Catanzaro! Risale l’adrenalina tutta d’un colpo, il piano ormai va portato a termine, e così sarà! Sovente incanto te! E’ storia orale, mai scritta, ma maledettamente vera! Solo chi era lì può raccontare. Il cancello viene chiuso in un attimo, i mezzi circondati, cinture in mano: sono loro, le stesse facce che qualche tempo addietro infangarono il nome di Massimo Capraro con un orrendo striscione che fece saltare dai seggiolini anche i più pacifici. Un vigile urbano non crede ai suoi occhi! Odore di tafferugli per strada. Qualche attimo ancora e il gruppo, una trentina circa, carica compatto tra le auto in fila indiana! Vetri infranti, corpo a corpo, calci, pugni, astate. L’avversario è all’altezza! Scendono in tanti dai mezzi e si accetta lo scontro a mani nude o con le cinture. Si cerca l’auto giusta, quella con gli striscioni. L’intenzione è quella di punire “Gruppo Zuffa”, ma c’è troppa concitazione, caos, rumore e accade tutto molto rapidamente. Qualche ferito ma nulla di grave. L’azione ormai è fatta. il bottino è magro ma il messaggio è chiaro: Catanzaro non è una gita! Chi viaggia senza scorta lo sa! I rivali (soprattuto quelli ritenuti infami) vanno puniti.

Questa è la mentalità degli ultras. Per anni è stato così.

Rischiare ancora significherebbe rimanere impigliati nelle maglie degli agenti che stanno per arrivare, e allora tutti verso la Ovest, in fretta, sparpagliati! Ma non prima di cogliere la minaccia lanciata da uno dei più audaci supporters rossoblu: vi aspettiamo a Taranto! Così sarà…!

Il ritorno in campionato fu una  vera battaglia che merita una storia a se, per intenderci, quella di un autobus “fuori controllo” che finisce sotto la curva di casa dello Iacovone. Quella giornata, consumata nel girone di ritorno di un campionato bellissimo, sancì di fatto la promozione in serie B del Catanzaro ma soprattutto un esodo incredibile di tifosi giallorossi benedetto da un gol al novantesimo, a dir poco strepitoso, di Ivano Pastore che regalò una gioia infinita quanto attesa a una tifoseria commuovente e desiderosa di successi. Il boato di Taranto fu talmente forte e lungo che ancora oggi spiego come qualcosa di inumano che partì dalle viscere della terra!

La sfida di domenica sera al Ceravolo è tutt’altra cosa. Presidente contestato, squadra scadente, stadio incompleto, entusiasmo ai minimi storici. Ma richiama ricordi estremi, come quello appena raccontato, archiviati in un tempo ormai sommerso, sbiadito, martoriato dalla repressione indiscriminata e da un sistema calcio corrotto e scriteriato che ha ucciso il tifo e ha svuotato gli stadi. Di buono colgo la passione indescrivibile di un migliaio di tifosi, di pochissimi trasfertisti, e l’anagramma davvero bello di un artista locale bravissimo, Luca Viapiana, che rimonta, in chiave positiva, uno dei tanti manifesti, “Cosentino vattene” esposti sui muri della città. Un tocco di ottimismo nel vuoto cosmico: Sovente incanto te!


Giornalista. Ho lavorato per diverse testate giornalistiche calabresi, tra cui Il Quotidiano della Calabria e Calabria Ora. Ho collaborato, inoltre, con alcune riviste ricoprendo il ruolo di corrispondente calabrese per Boxering (periodico internazionale di pugilato). Ho coordinato, per circa 3 anni, "Mentalità", la fanzine della Curva Massimo Capraro. Da sempre sensibile alle problematiche sociali e civili, mi sono occupato spesso di temi legati al lavoro, alla politica, al disagio sociale, ai movimenti di rinnovamento della società ma ho scritto anche di sport e spettacolo. Dall’ottobre 2008 sono un freelance. Nel 2009, insieme ad alcuni colleghi, decido di fondare questa testata giornalistica, di cui sono orgogliosamente al timone. Nel 2012, su questo portale, fondo Radio Popolare Catanzaro, un'emittente in streaming davvero interessante, ma avrà vita breve. Oggi più che mai penso che terramara, ribattezzata nel 2016 magazine d'informazione indipendente rappresenti al meglio la mia idea di giornalismo in movimento

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