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25 Aprile, l’ennesimo scherzo del destino…!

25 Aprile, l’ennesimo scherzo del destino…!

Il fatto che Napolitano abbia dato l’incarico di formare questo nuovo e chiacchieratissimo governo alla vigilia della Festa della Liberazione, non è che l’ennesimo scherzo del destino che un regista occulto, con il gusto del paradossale, ha voluto infliggere a quella che è stata forse l’ultima pagina gloriosa dell’Italia unita: la lotta partigiana. Una lotta partigiana che ha dovuto subire già diverse onte, non tanto da chi inneggiando alla X° MAS o cercando un improbabile volto umano del fascismo si è coperto di ridicolo agli occhi del resto del mondo, ma da chi, provenendo direttamente dalla tradizione antifascista, ha di fatto avallato una strisciante quanto viscida rivalutazione di quel ventennio.

Chi scrive, durante la sua adolescenza, era solito rimproverare ai partigiani, (naturalmente a quelli veri, quelli della prima ora e non chi con fare “tipicamente italico” salì sul carro dei vincitori non appena fu chiaro quale sarebbe stato l’esito del conflitto bellico) di aver lasciato i fucili alla fine della Liberazione dall’invasione nazi-fascista. Le critiche erano dovute al fatto di non aver continuato la loro lotta per portare avanti quel riscatto sociale e quella voglia di cambiamento che fu immediatamente frustrata dai fatti di Portella della Ginestra, di Torre Melissa e molti altri ancora che con un’inquietante costanza hanno costellato per intero la parabola della così detta Prima Repubblica.

Col tempo e con lo studio questo giudizio è stato in parte smussato: l’esperienza drammatica della guerra civile greca ed il profilarsi dei calcoli geopolitici e strategici delle principali potenze, uscite vincitrici dalla guerra avrebbero reso, con ogni probabilità, ogni tentativo rivoluzionario velleitario, ed in fin dai conti, le conquiste ottenute e sancite dalla Costituzione rappresentavano, per i contemporanei, un qualcosa di quasi impensabile se paragonate all’anteguerra. Inoltre quest’ultime avrebbero dovuto costituire un lascito fondamentale per i posteri.

A distanza di quasi settant’anni e con la tragicomica situazione in cui versa il nostro Paese,  molti commentatori ed addetti ai lavori ritengono nient’altro che un inutile esercizio retorico fare riferimento a chi combattè sulle montagne per lamentarsi di questo presente da incubo. Non potrebbe essere altrimenti, perché in caso contrario oltre ad un paragone che li vedrebbe uscire a dir poco con le ossa rotte, si potrebbe scatenare qualche sussulto di orgoglio e rabbia da parte di un popolo allo stremo e dalla coscienza narcotizzata.             Tuttavia non si può fare a meno di pensare a cosa proverebbero oggi coloro che persero la vita per consegnarci un futuro migliore, sfidando la barbarie e l’arroganza, di fronte all’odierno  trionfo dell’arroganza stessa. Cosa penserebbe chi ha ucciso ed è stato ucciso per liberarci dall’oppressore nazi-fascista e dai loro lacchè repubblichini nello scoprire che sotto le vestigia dell’UE e con l’appoggio della finanza internazionale, lo stato tedesco è tornato a condizionare direttamente i nostri destini e  spadroneggiando su quello che resta della nostra sovranità nazionale?  Cosa proverebbero nello scoprire  che questa volta i collaborazionisti sono da cercare anche in mezzo a chi si richiama al loro eroico sacrificio? Cosa penserebbero le staffette che, se catturate, venivano uccise, mutilate e brutalizzate,  se vedessero la condizione degradante e decadente in cui  versa la figura femminile e che ha trovato nella formula “mignottocrazia” (partorita peraltro da un esponente del PDL) la migliore sintesi? E che dire di chi si è sacrificato in nome di una vera democrazia, popolare e diretta, che potesse esaudire le aspettative dei piu’ deboli, degli ultimi, di chi era atavicamente senza rappresentanza politica, nel vedere che tutti i loro sforzi sono stati vanificati ed adesso quello che viene chiamata democrazia, non è altro che l’utile  del più forte, di chi vuole mascherare la reazione come progresso?

La cosa più grottesca è che chi  è colpevole di tutto cio’ non ha piu’ neanche il buon gusto di farlo di nascosto: ormai abbracci e sorrisi tra chi dovrebbe rappresentare esigenze conflittuali ed inconciliabili si sprecano e suggellano la composizione di un blocco unico di potere, coi medesimi interessi e col medesimo credo neoliberista. Un blocco ormai a distanza abissale dalla popolazione e che  punta solo alla propria perpetuazione. Poco importa a loro se per ottenerla è necessario passare sopra la vita di milioni di persone ridotte alla disperazione. Così come poco importa che più volte pezzi importanti di questo paese abbiano espresso la loro volontà attraverso, ad esempio, i referendum sul nucleare e sull’acqua pubblica, poiché molteplici sono stati i tentativi di aggirarli. Per non parlare dello scempio che si consuma in Val di Susa, in cui la popolazione locale si è legittimamente ribellata contro una decisione bipartisan presa sulle loro teste in nome del dio denaro e sulla sorte dei terremotati che interessa solo in campagna elettorale. Ma soprattutto, chissà cosa penserebbe chi ha preso le armi in pugno per affrontare una lotta impari, nel vedere che oggi gli italiani hanno perso la voglia di lottare e di ribellarsi ai soprusi e piuttosto che far fruttare la propria rabbia, hanno optato per la tragica scelta di togliersi la vita nell’indifferenza generale, o, nel migliore dei casi, si affidano all’ennesimo pifferaio magico che lancia la pietra e nasconde la mano.

Ormai sembra acclarato, che nonostante il nostro passato tragico, questo popolo annichilito nelle proprie facoltà intellettuale da anni ed anni di  lavaggio del cervello, abbia una sorta di predilezione per gli uomini della provvidenza in ogni salsa, siano essi  “imprenditori scesi in campo per salvarci dal comunismo”, curatori fallimentari del nostro paese svilito dai diktat europei, oppure cabarettisti di professione che conquistano i cuori e le menti delle persone a botta di parolacce e di qualunquismo.

Naturalmente chi segue le vicende della nostra penisola, sa che la lista è incompleta, e che capire che fine abbiano fatto gli eredi della principale  forza che componeva l’esercito partigiano sarebbe un esercizio di autolesionismo  estremo. Ma più carne si mette al fuoco e piu’ aumenta la bile nel constatare che un popolo  ha accettato passivamente tutto quello che ci è stato propinato negli ultimi trent’anni senza battere ciglio, svendendo la propria dignità, i propri ideali, l’agibilità politica e quel tessuto solidale che aveva retto per molto tempo, in nome di un benessere effimero che adesso ci sta presentando un conto salato con tanto di interessi e che di democratico porta solo il nome. Infatti, non solo è da tempo che non ci è consentito  eleggere i parlamentari, ma per la seconda volta consecutiva, ci sarà un governo che compirà decisioni cruciali senza aver ricevuto la legittimazione delle urne.

Per tutto questo e per molto altro ancora, date le condizioni critiche in cui versa la nostra società che preferisce sguazzare in un’antipolitica, che alla lunga finisce per favorire chi si vorrebbe combattere, piuttosto che elaborare un’adeguata critica sociale, miei cari partigiani non mi resta che chiedervi scusa per aver dilapidato il vostro lascito.


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