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Un vecchio pallone di cuoio e il rigurgito del tombino

Un vecchio pallone di cuoio e il rigurgito del tombino

In questo originale racconto fiabesco scorre la trama di una Italia fatta di corruzione e dedita agli intrallazzi.
La metafora di una sfera che finisce involontariamente in un tombino, frenando così il flusso dei traffici sporchi ed illeciti, e attirando su di se le ire di alcuni uomini e la propria morte, rivela uno scenario quasi grottesco ma profondamente vero

Mai nessuno saprà come avvengono gli intrallazzi, in Italia, non solo ai tempi della prima Repubblica. Perfino Giolitti e Cesare hanno ceduto a questo virus imbattibile. Solo pochissimi non si sono lasciati corrompere dalle sopraffazioni, anche a costo della vita tutto sembra scorrere tranquillamente, ma chi intralcia, in qualche modo, il flusso di denaro delle lobbies, o delle cosche mafiose e di altri minori accoliti che ci schiacciano giorno per giorno, allora è guerra dichiarata.

Ma li vedete i nostri figli quando escono dall’ultimo giorno di scuola  che palleggiano con i libri e qualunque altra cosa colpendoli con i calci al volo, in immagini pascoliane, fino a cadere sull’asfalto con tonfi cupi accompagnati da inservibili pagine stampate come piume staccate da un uccello ferito.

E la cultura, il sapere, la nostra famiglia i nostri figli faranno lo stesso?

Certo, non sarà un bel vedere.

In un vecchio paesino, umido e riposto, giaceva, da chissà quanti anni, un vecchio pallone di cuoio, di quelli tutto ghirigori con variopinti colori ormai sbiaditi, v’erano le firme autografe di grandi solisti del calcio. Era uno di quei palloni gloriosi che si vantava d’essere stato preso a calci da piedi illustri, di avere più volte beffato portieri e difese, di avere provocato emozioni indicibili ed altrettante delusioni clamorose. Un giorno, un giovane, entrando nel cortile, colpì la sfera tanto forte che il poverino salì in alto, da essere sfiorata dai raggi del sole, e perciò, quando ricadde era caldo e si sentì più elastico. Da tanto tempo quel pallone non sapeva più cosa fosse il caldo, aveva perfino dimenticato d’essere fatto a posta per saltare. E così, la nostra ignara e innocente protagonista cominciò a rimbalzare, felice, di qua, di là, sulla testa dei passanti, sui cofani delle automobili, sui bassi tetti, sugli alberi.

Insomma, si diede alla pazza gioia. Ma ahinoi! Un giorno non ce la fece a rimbalzare e finì rotolando lentamente nel tombino del cortile. Lo scarico si otturò e si ebbero intasamenti ed allagamenti per la pioggia abbondante che cadde durante la notte. Addio! Il povero pallone, involontariamente, aveva rallentato il flusso dei traffici sporchi ed illeciti. Perciò, coloro che videro il volume dei propri malaffari inaridirsi si attivarono a chiamare gli esperti, lo videro, l’arpionarono, l’estrassero squarciandogli il cuore, poi la gettarono via in un angolo della strada dov’egli s’acquattò e, in attesa di un prossimo raggio di sole che non sarebbe mai venuto, emise un ultimo gemito.

Il tombino si attivò e, fra il sollievo di tutti, questi emise un amaro profondo e fragoroso rigurgito fra la gioia degli astanti.                                               


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