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Un paradenti e un paio di guantoni

Un paradenti e un paio di guantoni

CATANZARO – Anch’io avrei sempre voluto un cavallo, una barca a vela, ma purtroppo queste cose non me le sono mai potuti permettere, così mi sono accontentato di poco. Un pugile ed aspirante arbitro risponde alle insinuazioni di chi ritiene che la boxe sia una disciplina violenta rilanciandone, invece, la funzione educativa in ogni tipo di contesto

di Tommaso Costantino

Volevo  rispondere a coloro che, scioccamente, hanno  associato il problema del sovraffollamento delle carceri al pugilato, a causa di uno spiacevole e isolato episodio accaduto al minorile di Catanzaro. Dall’articolo traspare la evidente volontà di dimostrare quanto inutile e dannoso fosse inserire il corso di boxe tra le attività rieducative dei ragazzi, come se questo genere di episodi si verificasse solo nelle carceri dove si pratica la Boxe. O forse sarà che la parola Boxe, purtroppo questa volta in accezione negativa, ha ancora un fortissimo eco mediatico. Al solo pronunciarla scappa uno scoop da prima pagina.

Quanti reati vengono commessi quotidianamente in Italia? Quanti da persone legate al mondo della boxe?

Dopo esserci posti queste domande dovremmo anche chiederci quanti cestisti, ciclisti, giocatori di scacchi, sono coinvolti negli stessi tipi di reato e vedremmo che le percentuali sono le medesime. Ciò sta a significare che lo sport non c’entra niente.

Tante leggende negli anni hanno contribuito a gettare fango sulla nostra tanto amata e denigrata  disciplina.

È  arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza,  perché chi ha redatto l’articolo non sa quanto tempo i nostri maestri dedichino alla educazione e alla formazione degli atleti come individui. Per esempio, il compito primario di un insegnante di pugilato è la tutela dell’integrità psico-fisica dei  ragazzi, quindi, paradossalmente, è rarissimo che qualcuno si faccia male in palestra e l’agonismo non supera mai i confini di un corretto comportamento sportivo e valori come il rispetto dell’avversario, delle regole, del maestro sono inculcati nei ragazzi sin dall’adolescenza.

L’obbiettivo dei maestri  non è solo quello di fare dei bravi pugili ma soprattutto dei bravi cittadini. La funzione educativa del pugilato è stata sperimentata abbondantemente anche nelle rinomate carceri americane dove non c’erano certo dei santi, eppure nonostante tutto si sono ottenuti degli ottimi risultati.

Ed è si vero che molte volte le palestre di boxe sono nate in zone di degrado e molti pugili hanno  avuto un passato difficile, ma la boxe li ha aiutati ad emanciparsi. Di Diego Maradona tutti sanno che viene dalle malfamate favelas argentine, ma non per questo sconsigliano ai figli il calcio.

Oppure tutti assistono alle risse in campo tra calciatori e ai comportamenti scorretti di campioni stramiliardari nei confronti di arbitri, allenatori, altri calciatori e molte volte anche del pubblico ma nessuno direbbe mai che il calcio è diseducativo. La boxe negli anni ha cambiato molte regole per stare al passo con i tempi.

Innanzitutto è aumentato lo spessore di protezioni come casco e guanti a discapito della spettacolarità, pur sempre cara agli amanti del genere, privilegiando la tutela della salute degli atleti. Secondariamente è  stata ridotta la durata degli incontri.

Per quanto riguarda i dilettanti tutto un altro pianeta: se gli atleti sanguinano subito si interrompe il match; stessa cosa se l’atleta prende troppi colpi o non da prova di avere un buon equilibrio a causa di un colpo subito.

La soddisfazione più grande è per noi  avere la stima dei genitori dei nostri ragazzi che dopo un po’ di tempo scoprono tutto un altro mondo da quello raccontato sui giornali o in televisione e quando i figli sono in palestra sono tranquilli perché sanno che da noi sono al sicuro.

Chiedo scusa a tutti se la boxe è uno sport povero e da noi con una tuta da ginnastica puoi già iniziare ad allenarti. Anche io avrei sempre voluto un cavallo, una barca a vela,  ma purtroppo non me li sono mai potuti permettere e mi sono accontentato di un paradenti e di un paio guantoni .

Tommaso Costantino
(pugile ed aspirante Arbitro di pugilato – Catanzaro)


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