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Un mecenate dell’arte e il museo che non c’è…

Un mecenate dell’arte e il museo che non c’è…

ROMA. Il luogo che conserva parte della vastissima Collezione di Carlo Bilotti (originario di Cosenza, approdato in America nella prima giovinezza) è l’Aranciera di Villa Borghese. La restante opera, oggi conosciuta con il nome di Map, Il Museo all’Aperto, l'ha donata alla sua città natale. Ma quanti conoscono la storia di questo grande calabrese emigrato all'estero?

Sempre più di frequente, quando si parla di arte contemporanea si associano ai grandi artisti nomi di grandi committenti e collezionisti. Come non ricordare il grande clamore per la recente scomparsa di Giuseppe Panza di Biumo, la cui villa è diventata centro di raccolta e divulgazione delle nuove tendenze dell’arte contemporanea, o come non citare Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e la fervente attività della sua Fondazione.
Personaggi che ci mettono in linea con il mercato internazionale del contemporaneo. C’è però in tutto ciò un vuoto, manca un nome, quello di Carlo Bilotti, scomparso nel 2006, ma molti non lo sanno. Molti non sanno neanche cosa abbia fatto questo sensibile imprenditore meridionale, (originario di Cosenza e approdato in America da giovanissimo) per l’arte, e quale sia stato effettivamente il suo contributo.
Guardiamo sempre al di là di tutto, come se, oltrepassando i confini della nostra terra, ci renda in qualche modo migliori, lungimiranti.  Dimentichiamo sempre più spesso che tanti sono gli uomini che hanno fatto la storia del nostro territorio. Carlo Bilotti è fra gli esempi più eccellenti.
Nel panorama della storia del collezionismo si colloca come uno degli esponenti più importanti. Appassionato d’arte ha dato vita ad una delle più belle collezioni che il Paese possa vantare, ponendosi non solo come collezionista ma anche come committente e promotore di grandi personaggi del calibro di Andy Warhol, tanto per citarne uno su tutti. Come non ricordare infatti il doppio ritratto realizzato dal padre della Pop-art per la moglie e la figlia di Bilotti. Immagini di una bellezza sconcertante, che si stagliano sulla tela come entità eteree in dissolvenza.
Dove si trova oggi questa splendida immagine?
Il luogo che conserva parte della Collezione Bilotti è l’Aranciera di Villa Borghese a Roma. Perchè Bilotti, fra i suoi amori, possedeva anche questo splendido luogo; “E’ per sua volontà – racconta Alberta Campitelli, responsabile delle Ville e Parchi del Comune di Roma – che parte della Collezione è stata destinata a questo angolo di paradiso. L’Aranciera, restaurata per diventare il Museo Bilotti, è oggi una metà irrinunciabile – continua l’esperta – nonostante il suo dislocamento e l’effettiva difficoltà nel raggiungerlo.  Ogni anno fa registrare circa 20mila visitatori che scelgono di condividere il proprio sguardo e la propria passione con quella di Bilotti, ammirando la splendida raccolta di De Chirico, Andy Warhol e Gino Severini”.
Ma siamo solo a metà, perchè Bilotti, la sua terra non l’ha dimenticata e proprio a Cosenza ha lasciato l’altra parte della sua collezione, oggi conosciuta con il nome di Map, Il Museo all’Aperto.
Una ricca esposizione di sculture (da De Chirico a Dalì) orna il centro di Cosenza, “che  – osserva ancora la responsabile – ha dato alla città bruzia un nuovo volto, se si considera che la città in se stessa, non rappresentava prima di questa donazione una meta culturale di primo livello. E’ lodevole, dunque, che Cosenza abbia messo a disposizione di tutti e in modo così esemplare un pezzo di storia dell’arte contemporanea”.
E’ importante riflettere su questo punto. È vero che la collezione cosentina ha dato uno spiraglio di vita alla cultura, ma ritornando alla premessa iniziale, c’è ancora un vuoto. Manca il ricordo. Manca proprio il ricordo di quest’uomo. Non solo ora, ma anche prima che Bilotti donasse la sua collezione. Pochi conoscevano il “nostro” Guggheneim ed ancora oggi si fa fatica a vedere nel Map ciò che si percepisce nell’Aranciera, dove si coglie, a dispetto del tempo che passa, la presenza di questo grande collezionista.
Il Map ancora non è questo, non rappresenta un’identità ma una carrellata di belle statuine, attraverso le quali non riusciamo a vedere l’uomo.
Forse, se si prestasse più attenzione agli intellettuali che sono esistiti, esistono ed esisteranno nel nostro territorio, il Museo Carlo Bilotti, quello vero, sarebbe sorto anche da noi, e oggi quel Museo “che non c’è” diventa il simbolo di una voragine sempre più profonda; simbolo del disinteresse che abbiamo avuto verso quest’uomo. C’è una piazza (ex piazza Fera) che da qualche tempo porta il suo nome, ma quanti conoscono la sua storia?


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