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Un eccellente Pistoletto, ma l’arte emergente…?

Un eccellente Pistoletto, ma l’arte emergente…?

BORGIA (Cz). Questo Direttore del Marca, al secolo Alberto Fiz, è proprio bravo, però, manca ancora qualcosa..sì, come un po’ in tutta Italia: dove saranno mai i nostri giovani talentuosi artisti calabresi? Ci sono numerosissimi casi di genialità che migrano, affamati d’arte e di meriti. Quando arriverà un'inversione di tendenza?

Michelangelo Pistoletto traccia il suo Dna nella V edizione di “Intersezioni”, la rassegna che periodicamente,  da qualche anno introduce il territorio catanzarese e non solo, all’arte contemporanea.
Il solo nome di Michelangelo Pistoletto ci fa tremare e suggerisce anni di storia dell’arte recente, fatti di lotte e pensieri ideologici importanti su cui i libri d’arte si sprecano. E udite udite, il grande Michelangelo ci offre una brillante mostra che si dispiega fra il Marca, il nuovo museo d’arte contemporanea, e il Parco Scolacium.  E chi se lo aspettava! Che dire, onore al merito.
Pistoletto non è il primo che approda al Sud da quando è nata “Intersezioni”; abbiamo goduto di Dennis Oppenheim e di Antoni Tàpies e continueremo a godere dei grandi lasciti visibili al Parco della Biodiversità. Iniziative queste che segnano il passo nella storia del territorio catanzarese ma che lasciano un punto di domanda aperto. Insomma, pensiamoci un attimo e ammettiamolo pure, questo Direttore del Marca, al secolo Alberto Fiz, è proprio bravo: chi prima di lui aveva osato tanto?
Però, manca ancora qualcosa..sì, un po’ in tutta Italia: l’arte emergente. Dove saranno mai i nostri giovani talentuosi artisti calabresi?
Quello che intendo dire è: va bene avere Pistoletto, e investire in grandi esposizioni che riescono finalmente a metterci in linea con l’andamento generale del mercato artistico contemporaneo e ci piace – soprattutto a noi studiosi e appassionati  – pensare che la contemporaneità artistica, quella vera, quella sentita e vissuta lasci un segno anche sul nostro territorio, ma ci piacerebbe anche vedere che i luoghi consacrati all’arte facciano il loro dovere a 360 gradi.
L’arte è innovazione, rinnovamento, sviluppo. L’arte ha radici lontane in continua evoluzione, è un work in progress costante che si tramanda di generazione in generazione, di pensiero in pensiero.
Il nostro artista talentuoso raccoglie, nella stessa misura di quanto fanno fuori dall’interland calabrese, il lascito dei grandi maestri. Ma raccolto il lascito, che fine fa il prodotto? Riflettiamoci. Vediamo un po’, un paio di casi: Premio Terna, Talent Prize. Qualcosa non torna. Manca un tassello. Questi luoghi, sono spazi dove si cerca la possibilità, l’occasione, e no, non sono luoghi che ci appartengono, o meglio non sono iniziative nate dalla nostra terra.
C’è dunque un vuoto terribile, nella nostra contemporaneità. Il Parco Scolacium, e il Marca così come, al tempo dei grandi fasti, il Complesso Monumentale del San Giovanni, non hanno quella boccata d’aria fresca, quello spiraglio di vita da celebrare, e sappiamo bene che, oggi più che mai abbiamo bisogno di assaporare uno sguardo nuovo, inedito, fresco. Ci sono casi e casi di giovani genialità che migrano, affamati d’arte; Napoli, perde la sua Marinella Senatore e Roma la sua Gea Casolaro, stelline del contemporaneo che non ci  appartengono più. La Calabria invece? Catanzaro pensa a Pistoletto ed io mi chiedo: il Signor Fiz, come spesso accade, avrà sete di gloria?
Ai posteri l’ardua sentenza.


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