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Sospensione Rai, a rischio la libera informazione!

Sospensione Rai, a rischio la libera informazione!

Dopo lo stop decretato dal Cda del servizio pubblico televisivo della messa in onda del programmi di approfondimento informativo, Porta a Porta, Annozero, L'Ultima parola e Ballarò, si è sollevato un coro unanime di polemiche tra politici, giornalisti e cittadini. Da più parti si afferma che la decisione è molto grave perché evoca censure di regimi totalitari.

Il  Cda della Rai, in applicazione del regolamento varato dalla commissione di Vigilanza, ha deliberato a maggioranza – è da sottolineare – “la sospensione temporanea per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo, Porta a Porta (Raiuno), Annozero, L’ultima Parola (Raidue), Ballarò (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al direttore generale di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento”.

Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, ha espresso grave preoccupazione per la decisione. “La gestione del problema – ha dichiarato – si è svolta al di fuori dell’interesse dell’azienda e dei suoi utenti. E’ una scelta che può riservare conseguenze pregiudizievoli per il servizio pubblico e per l’autonomia dei suoi giornalisti”. Il segretario del Pd, Bersani ha sottolineato che “neanche in Iran riescono a fermare l’informazione”.

Santoro ha esclamato: “Il servizio pubblico è stato umiliato e mutilato”.

I sindacati dei giornalisti, i presentatori delle trasmissioni “sotto processo” hanno duramente protestato. Il presidente della Fnsi, Roberto Natale ha messo in evidenza  “l’assoluta gravità” della decisione. Sull’informazione  “grava un clima freddo. E il problema non è la par condicio – ha sottolineato – è invece che per la prima volta si pone una situazione così ignobile”. E’ uno “dei momenti più bui – secondo  il segretario dell’Usigrai, Carlo Verna – della libertà di stampa, in Italia”. I politici, come sempre, si sono reciprocamente rinfacciati le responsabilità. Alessio Butti, capogruppo in Vigilanza del Pdl, ha affermato che “quanto deciso dal cda Rai non è un bavaglio all’informazione, ma piuttosto la naturale conseguenza dell’applicazione della legge 28 del 2000, voluta dall’ex premier D’Alema”. Il parlamentare del Pd ha replicato: “Qualcuno ha dato la colpa a me perché quella norma fu varata dal mio governo. Ma siccome quella norma esiste da oltre 10 anni e non ha mai dato adito a queste decisioni è evidente che ciò che accade non dipende da quella norma, ma dipende dal regolamento che è stato fatto che va ben oltre il senso della norma stessa”. La decisione è molto grave  perché evoca censure di regimi totalitari, si è insediato un nuovo Minculpop, ma è, soprattutto, altrettanto grave perché in maniera subdola offende  l’elettorato italiano, che si sarebbe fatto facilmente suggestionare dalla presunta propaganda antigovernativa dei  quattro talk show e nelle prossime  regionali avrebbe  votato contro i partiti della coalizione governativa. Gli elettori italiani vengono considerati e trattati come teste non pensanti, facilmente  influenzabili e condizionabili da “indottrinatori” e imbonitori del momento. Il fatto è che la nostra classe politica di maggioranza e governativa tende a rappresentare una realtà mistificata ed edulcorata, ogni tentativo di dissenso e/o di diversa rappresentazione e interpretazione è avversato, ora addirittura “zittito”. Manca un confronto, anche dialettico, tutto è “gridato”, demonizzato. Non si intravede, purtroppo, la fine di un periodo buio, non si intravede una classe politica e dirigente attenta al bene comune, disposta al confronto, alla discussione ed alla risoluzione dei tantissimi, gravi problemi che affliggono l’attuale Italia.


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