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Scontro tra poteri, Il Csm bacchetta l’Esecutivo

Scontro tra poteri, Il Csm bacchetta l’Esecutivo

Secondo la Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura "deve essere ristabilito un clima di rispetto verso ogni singolo magistrato, che è una condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica". Mancino è stato chiaro: "Il premier non può insultare il libero esercizio dell’attività giudiziaria".

E’ in atto in Italia un violento scontro tra magistratura e potere esecutivo.

Silvio Berlusconi ne è, senza dubbio, uno dei principali artefici. Le sue dichiarazioni fatte, negli ultimi mesi, rappresentano, secondo la prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, un “gravissimo vulnus alla credibilità della giurisdizione. L’assunto di una magistratura requirente e giudicante che persegua finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l’assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini – continua il documento – costituisce la più grave delle accuse e integra, anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, un’obiettiva e incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati. Deve essere ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell’intera magistratura, che è una condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica”.

Il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, prima del voto del plenum sulle accuse di Berlusconi alla magistratura di agire per finalità politiche, ha rincarato la dose: “Il presidente del Consiglio –  ha sottolineato – è un organo istituzionale, ha responsabilità politica, non può usare un linguaggio di insulti e talvolta di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell’attività giudiziaria”

La dura presa di posizione del Csm è il riflesso di una durissima contrapposizione tra due poteri, esecutivo e giudiziario.

Berlusconi e il suo governo contestano ai magistrati l’applicazione di leggi, decreti-leggi.  pur talvolta discutibili, non condivisibili, fatte dal Parlamento o dagli enti locali. Gli stessi contestano perversi apparati burocratici che impediscono o rallentano l’azione esecutiva.

Il governo Berlusconi ha istituito un ministero per la semplificazione delle leggi che, evidentemente, ha semplificato e semplifica poco o niente.

Maggioranza e governo Berlusconi  dovrebbero legiferare –  anche i precedenti governi, in verità, non hanno brillato in merito – oltre che per il legittimo impedimento o per il “salvaliste”,  per ottenere giustizia – è solo qualche esempio – in tempi accettabili,  per evitare le lungaggini e i perversi meccanismi che regolano l’attuale vita economica, politica e sociale italiana.

I processi non diventeranno certamente  brevi  – è solo velleitarismo – con l’emanazione di una miracolistica legge. Occorre prima di tutto dotare gli uffici di personale, mezzi e tecnologie adeguate, occorre individuare e, conseguentemente, modificare  i meccanismi che impediscono una sollecita azione giudiziaria, occorre che Parlamento, governo e  magistratura collaborino  e individuino adatte e adeguate soluzioni per il superamento di una lunghissima e acuta crisi.

I cittadini non riescono a comprendere i motivi della mancata soluzione del problema giustizia in Italia, ma anche di altri problemi. Anche se si prescinde dalle discutibili leggi ad personam, era ed è difficile avere giustizia in Italia. L’arroccamento su rigide posizioni dei “contendenti”non giova ad alcuno, non giova a quanti chiedono giustizia in tempi accettabili.

Si ha l’impressione che  i “contendenti”, arroccati nelle loro posizioni, non abbiano volontà ed  interesse a modificare l’attuale situazione.

Nazioni che non agiscono sono destinate al declino, sono destinate a veder crescere i dislivelli tra le classi lavoratrici e le classi egemoni, le classi lavoratrici sono destinate – sta già accadendo – a impoverirsi progressivamente, i pochi ricchi ad aumentare i propri privilegi, ad arricchirsi sempre di più.  

Sembra che questa situazione vada bene a molti italiani, che sono passivi spettatori dello “spettacolo” non certo edificante.    


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