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Riforma Gelmini. Un passo avanti e tre indietro!

Riforma Gelmini. Un passo avanti e tre indietro!

Vertecchi ha ragioni da vendere, la scuola italiana è – e di questo passo sarà – sempre agli ultimi posti nella graduatoria dell’Ocse. Fino a quando trionfano approssimazione, superficialità, pressapochismo, assenza di obiettivi, di obiettivi minimi, la scuola non formerà adeguatamente le future classi.

Atteggiamenti irrazionali, schizofrenici si potrebbe dire, sono quelli di certa politica italiana. Si fanno grandi annunci, il giorno successivo ci si rimangia tutto o quasi tutto.
Talvolta la raffinata “tecnica”, in mano ad autentici “volponi” della comunicazione,  ha come obiettivo il voler lanciare precisi messaggi a persone, a partiti, categorie sociali, sindacati.
Anche il ministro della pubblica Istruzione, Gelmini, ha avuto una bella idea: per essere ammessi agli esami di maturità occorreva avere almeno sei in tutte le materie.
Negli scorsi giorni il ministro ha fatto una precipitosa marcia indietro, “l’applicazione delle nuove regole – ha detto a “Porta a Porta” –  deve essere accompagnata dal buon senso e quindi con un cinque non si boccia nessuno”.
Fatta la legge, trovato l’inganno, è la massima che guida classe politica e dirigente italiana e buona parte degli italiani, anche, e soprattutto, nella politica della scuola.

“Da sempre nel campo dell’istruzione – ha fondatamente affermato Giuseppe Bertagna, professore di pedagogia all’università di Bergamo – si oscilla tra due eccessi: prima si dà l’impressione di essere rigorosi, poi si finisce per essere conniventi con la logica del condono. E si continua così, senza una vera strategia”.
Non sostanzialmente diverso è il giudizio di Benedetto Vertecchi, professore di Pedagogia all’Università Roma tre, che ricorda il sei rosso varato quindici anni fa quando al ministero dell’Istruzione c’era Francesco D’Onofrio.

“Il sei rosso era per definizione un compromesso: bastava per la promozione ma segnalava una difficoltà. Una brillante idea — ironizza il pedagogista — che non ha portato a nulla, come questa regola del cinque e la successiva marcia indietro. Sono scelte giustificate più dall’impatto d’opinione che dalla loro efficacia. Piuttosto che infilarsi in simili questioni sarebbe meglio definire dei criteri di riferimento per la valutazione: oggi in italiano c’è chi non dà più di sette perché di Manzoni non ce ne sono più e chi mette tutti nove perché basta che parli come mangi. Non va bene”.

Vertecchi ha ragioni da vendere, la scuola italiana è – e di questo passo sarà – sempre agli ultimi posti nella graduatoria dell’Ocse. Fino a quando trionfano approssimazione, superficialità, pressapochismo, assenza di obiettivi, assenza di obiettivi minimi, la scuola non formerà adeguatamente le future classi, una nazione è condannata alla mediocrità nella migliore delle ipotesi.  
Non si intravedono nell’attuale maggioranza e nell’attuale governo cambiamenti qualitativi, sono stati fatti solo tagli e sforbiciate all’organico, sono stati fatti, si stanno facendo e si faranno solo tagli alle ore relative a fondamentali insegnamenti nei vari ordini di scuole secondarie superiori.
E’ “l’epocale” riforma della scuola, che nell’assordante  silenzio di politici di maggioranza e di minoranza, di docenti, dirigenti, di sindacati  si sta portando avanti.
E’ senza dubbio una scuola diversa da quella dei ministri d’Istruzione  Berlinguer, D’Onofrio e altri simili, che hanno portato allo sfascio sempre più completo del sistema istruzione italiano, non è la scuola auspicabile, la scuola, cioè, che dovrebbe formare teste pensanti e dovrebbe essere una delle preoccupazioni, una delle  prime, uno dei pilastri di una nazione che non abbia deciso il proprio declino.
 

 


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