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Rai, inizia l’epurazione post-elettorale

Rai, inizia l’epurazione post-elettorale

Tre giornalisti sono stati estromessi dalla conduzione del Tg1. Si tratta di Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso. Lo ha comunicato ufficialmente il direttore, Augusto Minzolini. Alle accuse rivolte, il numero uno risponde negando qualsiasi tentativo di esclusione ma ribadendo "la volontà di rinnovamento".

E’ straordinario il tempismo dei nostri governanti. Le urne sono state appena chiuse, il “trionfo” è stato solennemente strombazzato e celebrato, l’epurazione nella tv pubblica, già iniziata col caporedattore Massimo de Strobe, è stata “perfezionata”, i motivi addotti non convincerebbero il più sprovveduto degli italiani.

E’  molto grave la notizia diffusa dalla Rai oggi pomeriggio, frutto, evidentemente, del “consenso” – tutto da interpretare –  elettorale e del successo del centrodestra.

“Tre giornalisti sono stati estromessi dalla conduzione del Tg1. Si tratta di Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso. Lo ha comunicato ufficialmente il direttore, Augusto Minzolini, al comitato di redazione. La sua motivazione, in sintesi, è che il tg della rete ammiraglia della Rai ha bisogno di volti nuovi. E alle accuse di “epurazione”, il direttore del telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico risponde negando qualsiasi tentativo di esclusione ma ribadendo la volontà di rinnovamento”.
E’, in realtà, in corso “un’epurazione dei giornalisti” che non si sono schierati in favore del direttore sul caso Mills, hanno dichiarato, e fondatamente, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, consiglieri di minoranza Rai. Antonio Verro, consigliere di maggioranza, ha convintamente affermato – non si sa con quali motivazioni, la realtà è evidente, non ha bisogno di interpretazioni – che “l’autonomia editoriale dei direttori delle testate del servizio pubblico va tutelata da qualsiasi ingerenza di tipo politico”.
La televisione pubblica è stata sempre un feudo delle maggioranze politiche che si sono alternate nelle varie legislature. L’arroganza del presente governo in materia di “gestione” della tv pubblica, però, non ha limiti.

Gli italiani non hanno reagito e non reagiscono. Quale futuro ci aspetta?  C’è da preoccuparsi. 


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