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Pil: Il governo rassicura, Confindustria frena

Pil: Il governo rassicura, Confindustria frena

Il Prodotto interno lordo, nel 2009, meno 5,1 per cento, è – secondo il capo del governo – in linea con Germania, Gran Bretagna, Giappone. Quello pro-capite, secondo la Confindustria, è pari a, meno 4,1, dal 2000 al 2009, con un ritardo di 11 punti rispetto alla media Ue: Berlusconi fa riferimento al solo 2009, Confindustria analizza gli ultimi nove anni in rapporto con i paesi della Ue

Dopo la “trionfale”  tornata elettorale continua la politica degli annunci di Berlusconi e del suo governo, sicuramente ve ne sarete resi conto: la “modestia” è la principale virtù dei nostri ministri, si elogiano e si autoelogiano a vicenda, sono stati bravi,  bravissimi, i migliori del mondo, in tutti i campi, da quello economico a quello sociale, da quello fiscale a quello giudiziario, da quello formativo a quello del lavoro e l’elenco potrebbe a lungo continuare.

Con tali premesse non occorre fare niente altro in Italia, è stato tutto fatto e risolto.

Continua, invece, la politica degli annunci, del fare…per se stessi, di una personale interpretazione della realtà e delle cifre.

Nell’assemblea della Confindustria di Parma Berlusconi ha disegnato un’Italia Paese ormai fuori dalla crisi, ha preannunciato strabilianti riforme, ha elencato numeri contraddetti dalla Confindustria e anche dai normali cittadini.

Il Pil, nel 2009,  meno 5,1 per cento, è – secondo il capo del governo – in linea con Germania, Gran Bretagna, Giappone. Il Pil pro-capite, secondo la Confindustria, è pari a, meno 4,1 per cento, dal 2000 al 2009, con un ritardo di 11 punti rispetto alla media Ue: strumentalmente Berlusconi fa riferimento al solo 2009, la Confindustria correttamente analizza gli ultimi nove anni in rapporto con i paesi della Unione Europea. “L’Italia – secondo il governo – tiene”, “L’Italia – secondo la Confindustria e i più elementari principi dell’economia e, soprattutto, del buon senso – arretra”, le cifre lo confermano.

L’agenda dalle riforme del governo pone al primo posto giustizia, federalismo e riforma fiscale, si preannuncia “un codice unico sulle tasse”. Occorre augurarsi che la riforma fiscale non sia quella preannunciata da Tremonti con le due aliquote, pensionati,operai e impiegati continueranno a pagare, i ricchi avranno consistenti sgravi.

L’attuale Italia ha bisogno di ripartire, di dare lavoro ai disoccupati e ai giovani, ha bisogno di una riforma che consenta di alleggerire contributi e tasse enormi che gravano sul lavoro, di abolire e di limitare i numerosissimi privilegi, di ridistribuire con maggiore equità il reddito, di combattere parassitismi e sprechi. L’Italia ha bisogno di  premiare  merito e  meritevoli, di far ripartire la ricerca, quella autentica, di rimboccarsi le maniche.

La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha ben compreso la politica degli annunci del governo, pretende “impegni precisi, tempi certi. Gli industriali non vogliono promesse generiche”.

Continueremo, il discorso preesiste alla crisi economica, a sentire che occorre essere ottimisti, continueremo a romperci la testa su presidenzialismo alla francese, all’americana, a sentire attacchi a magistratura, Consulta e a quanti criticano o fanno ombra agli attuali governanti.

Nel frattempo, l’Italia declina, l’ottimismo parolaio e di facciata non ha mai risolto alcun problema. E i cittadini, quelli “normali”, continueremo a pagare tasse e tasse, i privilegiati continueranno a fare soldi. Sembra che l’industria del lusso non conosca crisi, è l’unica.


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