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Phonemedia, i lavoratori non mollano…

Phonemedia, i lavoratori non mollano…

Da mesi senza stipendio, da oltre venti giorni in assemblea permanente nella sala consiliare del Comune di Catanzaro. Sono i dipendenti del gruppo Phonemedia-Multivoice, una società che conta solo in Calabria oltre 2mila lavoratori tutti impiegati nei Call-center, circa10mila in Italia. Il 23 dicembre, in programma l'incontro, a Roma, tra i sindacati e i vertici di palazzo Chigi.

  

La vicenda Phonemedia-Multivoice (il gruppo aziendale operante nei servizi di supporto alle più importanti aziende nello sviluppo e la gestione dell’intero processo di relazione tra società e clienti) richiama senza dubbio i termini di una emergenza sociale: oltre 2mila lavoratori, solo in Calabria, rischiano il posto di lavoro (in Italia sono circa 10mila). O meglio, sono già senza lavoro, visto che i dipendenti del call-center di Catanzaro sono in sciopero permanente dai primi di dicembre, per le mancate mensilità arretrate. Conseguenza che ha prodotto lo stop nell’offerta dei servizi ai clienti della telefonia. Ma la vicenda, col passare dei giorni, potrebbe assumere una piega ancora più preoccupante. A spiegarne i motivi, alcuni lavoratori che ormai da diversi giorni, presidiano simbolicamente la sala consiliare del Comune di Catanzaro. Tra questi, un giovane di Sellia marina formato grazie ad un corso fatto, nel 2006, a Casale Monferrato, e poi assunto definitivamente: “In azienda, non c’è più nessuno da tempo – afferma – . Non sappiamo a chi rivolgerci, sembrano tutti spariti nel nulla”. Lo stesso sottolinea di essere stato assunto con un contratto a tempo indeterminato, e ricorda, tra le altre cose, “che i problemi sono iniziati circa un anno fa, quando “iniziarono a pagarci metà mensilità, fino a maggio. Poi, il nulla”. Nei mesi scorsi, i lavoratori hanno già protestato con scioperi e cortei ma nulla è cambiato. C’è aria d’attesa, intanto, in vista dell’incontro in programma, mercoledì prossimo, a Roma, tra i delegati della presidenza del Consiglio e le parti sindacali, per decidere sulle sorti delle varie società che fanno capo al grosso bacino di lavoratori nati con Phonemedia e Multivoice e poi venduto ad Omega, un’altra società con sede legale, a Londra. Commissariarle tutte o solo alcune? Questo è l’interrogativo a cui dovranno rispondere i vertici del governo. Dal canto loro, le sigle sindacali impegnate nella vertenza, cercheranno di vederci chiaro e di porre al centro dell’incontro il problema dei lavoratori, delle spettanze arretrate, ma più di ogni altra cosa, il futuro dell’azienda e dei servizi legati ad essa. Giovedì scorso, invece, un summit, nella Prefettura del capoluogo calabrese, tra le rappresentanze istituzionali e i sindacati, ha prodotto la formazione di un tavolo di concertazione per trovare una soluzione al problema. Ma si tratta di attese, lunghe attese. Ed quello che preoccupa molto i lavoratori in assemblea permanente, che tengono a ribadire che “sarà un Natale molto triste per loro e per le loro famiglie”. Un altro giovane sulla trentina ex co-co-pro, poi assunto, rimarca il fatto che “molti dipendenti rimasti senza lavoro avevano acceso il mutuo per l’acquisto della prima casa, altri, per l’automobile, ma la situazione diventa drammatica per le coppie con figli che da un giorno all’altro hanno perso lavoro e che si trovano senza una minima fonte di reddito. Da qui, l’emergenza sociale vera e propria senza ammortizzatori e mezze misure. “Quale futuro avremo? – si chiedono in tanti – . Intanto, arriva Francesco Crocco, portavoce dell’assemblea permanente. Ribadisce il momento di grande difficoltà per tutti i lavoratori e ricorda che “da qualche mese l’azienda non consegna ai propri dipendenti le busta paga che è possibile consultare solo attraverso il sito internet della società”. Poi, fa una tiratina d’orecchie alla classe politica e indirizza una frecciatina al presidente della Regione, Agazio Loiero, reo, di “stare troppo ai margini di una vicenda così scottante”. Crocco è determinato e richiama l’attenzione della Magistratura e promette: “Saremo disposti ad andare fino a Bruxelles per le nostre ragioni e comunque nei prossimi giorni faremo nuovamente sentire la nostra voce, in piazza”.    

 

 

 

 

 

 


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