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Per non disperdere la memoria sul popolo palestinese!

Per non disperdere la memoria sul popolo palestinese!

PENTONE (Cz). Nasce così, InvictaPalestina, il Centro di documentazione e informazione, inaugurato, il 7 agosto scorso, nel piccolo centro presilano, grazie alla determinazione di Rosario Citriniti che, dopo alcuni viaggi in Medioriente, ha sentito l’esigenza culturale e morale di contribuire alla loro causa.

Ci troviamo in un piccolo paesino in provincia di Catanzaro, Pentone. E’ proprio qui, lontano dai riflettori mediatici, che nasce un’iniziativa tanto rivoluzionaria quanto coraggiosa. Si chiama InvictaPalestina ed è un Centro di Documentazione e Informazione sulla Palestina, inaugurato il 7 agosto scorso, esempio in Italia di una nuova forma di solidarietà nei confronti del popolo palestinese.

Se dal 1948 Israele sta perpetrando una politica di apartheid e pulizia etnica camuffandosi da Stato democratico che deve difendersi dal terrorismo arabo, InvictaPalestina si propone di tenere viva la memoria storica del popolo palestinese raccogliendo ogni tipo di materiale cartaceo, informatico e video in proposito. L’intenzione è quella di creare una biblioteca/mediateca, con la collaborazione di privati, associazioni e case editrici, che diventi un punto di riferimento culturale e di studi a disposizione di tutti coloro che vorranno documentarsi sulla questione palestinese. Un elenco di tutti i libri e video fino ad ora catalogati é già a disposizione sul sito www.invictapalestina.org.

Inoltre, il Centro collabora con tutte le associazioni nazionali che svolgono attività di solidarietà col popolo palestinese, nonché promuove e organizza incontri culturali attraverso seminari, mostre e cineforum per favorire l’amicizia Italia-Palestina.

InvictaPalestina è stato fortemente voluto da Rosario Citriniti che dopo alcuni viaggi in Medio Oriente, nei quali è venuto a contatto con la realtà dei campi profughi palestinesi, ha sentito l’esigenza culturale e morale di contribuire alla loro causa con tutti i mezzi a sua disposizione: è, infatti, nella sua casa di famiglia che ha sede il Centro.

Ci incontriamo nella piazza del paese e ci dirigiamo al Centro, l’atmosfera è informale. Del resto in questo progetto stiamo collaborando e per questo ho deciso di mettere nero su bianco quello che stiamo facendo;  iniziamo a parlare, più che un intervista è un dialogo tra amici.

Rosario, cosa ti ha spinto a creare un Centro di Documentazione sulla Palestina? “Dal 2004, dopo un viaggio in Libano, in particolare nei campi profughi palestinesi, con Stefano Chiarini, giornalista del “Manifesto”, ho iniziato a documentarmi sulla questione palestinese. Nel 2005, ho partecipato alla Carovana dei Diritti partita da Strasburgo verso Gerusalemme e ho avuto modo di conoscere i palestinesi dei campi profughi in Siria e quelli che vivono in Giordania. Nel 2009, sono ritornato in Libano. È a partire dal 1947, e dal momento della proclamazione dello Stato d’Israele e durante la prima guerra arabo-israeliana, che centinaia di migliaia di palestinesi sono stati costretti ad abbandonare la loro terra per cercare rifugio nei paesi confinanti. Secondo i registri dell’Unrwa, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, al 30 giugno 2003 sono 4milioni82mila300 i profughi palestinesi registrati. In tutti questi anni la situazione dei palestinesi è andata via via peggiorando. Guardare, fotografare, documentare e raccontare le ingiustizie alle quali questo popolo fuori e dentro ai campi resiste da più di 60 anni ci permetterà di “non dimenticare””.

Qual è l’obiettivo? “Raccogliere materiale sulla questione palestinese, metterlo a disposizione di tutti creando una rete di informazione, penso sia un modo per tener fede alle strette di mano, agli abbracci e alle promesse, scambiate con i palestinesi. A questo scopo ho messo a disposizione la mia casa in Calabria, affinché diventi un  Centro di Informazione politica, storica e letteraria sulla Palestina”.

Come mai  hai pensato di chiamare questo centro InvictaPalestina? “Come chiamare il Centro è stata  una decisione collettiva, lanciata l’idea del Centro su Internet una decina di amici e militanti hanno incominciato a proporre decine di nomi, dai martiri agli scrittori palestinesi uccisi dal Mossad, dai nomi di piante secolari originarie dei territori occupati ai nomi dei villaggi distrutti dalla colonizzazione della Palestina. Poi ci siamo orientati a cercare un nome che mettesse in evidenza le forme di Apartheid dello stato sionista israeliano nei confronti dei palestinesi ed è cosi che riflettendo sulla gravità delle ultime denunce di Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano, abbiamo pensato a Nelson Mandela fino ad arrivare al film Invictus diretto da Clint Eastwood, declinando siamo cosi arrivati a Invicta Palestina, Palestina mai vinta”.

Un popolo che non conosce rassegnazione. “I palestinesi infatti resistono con coraggio all’occupazione israeliana senza ombra di rassegnazione. Durante un suo discorso, Desmond Tutu ha dichiarato che il governo israeliano è per certi aspetti peggiore di quello del Sud Africa dell’Apartheid, citando le “enormi violazioni dei diritti umani” e l’uso delle “punizioni collettive”. Nella homepage del nostro sito c’è un omaggio a Nelson Mandela e un articolo di Shulamit Aloni che spiega le nuove forme di apartheid in Israele”.

Quale segnale si vuole dare, sia rispetto alla realtà locale che rispetto ad una questione che ha risonanza globale? “Si vuole fare informazione, creare gli antidoti necessari per interpretare gli eventi, creare consapevolezza, denunciare il colonialismo e la pulizia etnica che lo stato di Israele persegue nel tentativo di realizzare uno stato ebraico con l’espulsione di tutti i cittadini arabi. Durante l’inaugurazione del Centro la parola d’ordine è stata “una terra per due popoli”, un sogno che contribuiremo a realizzare facendo sventolare la bandiera palestinese in questo piccolo paese della Calabria. Il segnale più forte che intendiamo dare è quello che un’altra informazione è possibile, la questione palestinese penso sia l’argomento più inflazionato da complicità e menzogne”.

Quale risposta hai avuto da parte delle persone che sono venute a contatto con InvictaPalestina? “Il Centro è stato inaugurato da pochi mesi, molti sono stati gli apprezzamenti da parte di chi si è avvicinato a questa “idea” che è nata dove normalmente le idee muoiono soffocate. Sicuramente la parte più importante è rappresentata dai giovani; una sera durante la proiezione di un documentario sono stati presi in prestito 7 libri e letti in pochi giorni, in un paese dove non arriva neanche il Manifesto rappresenta una speranza: il giovane che legge Ilan Pappe o la ragazza che sceglie il romanzo e legge  La svergognata di Khalifa Sahar. E’ stata creata anche una pagina su Facebook ed è cosi che la rete dei giovani, anche dei paesi vicini, si ritrova nel Centro ogni venerdì per un cineforum organizzato senza fondi e senza sponsor ma con la volontà di resistere e in qualche modo riuscire a fare cultura”.

Sembra interessante. “Penso sia fantastico ciò che sta succedendo in Calabria, nessuno è indispensabile e mentre io sto a Torino e lavoro sul nostro sito in Php, a Pentone un gruppo di ragazzi e ragazze animano il Centro, catalogano i libri, organizzano serate e, in contatto con compagni e amici di Lecce, Brescia, Catania, Bologna, Napoli si confrontano sul da farsi”.

Credi che il Centro possa diventare un punto di riferimento multiculturale? “Sicuramente sì, i giovani che si avvicinano sentono finalmente soddisfatto un loro bisogno, quello di ritrovarsi, confrontarsi. Il Centro è accogliente, in futuro sarà attrezzato anche per brevi soggiorni e lo studente potrà raggiungere Pentone e fare la sua ricerca abitando il Centro, il bellissimo panorama concilierà lo studio. I giovani sono un vulcano di idee, propongono iniziative grafiche, musicali, tematiche. Per non disperdere quelle che di solito sono considerate chiacchiere, abbiamo acquistato un quadernone e Ines, Rita, Maurizio, Anna prendono nota, scrivono tutto, registrano i libri dati in prestito, le magliette zapatiste e le bandane del Guatemala vendute, ma registrano anche le idee espresse, le proposte, le cose che si possono fare, il titolo suggerito da Nicola o la persona da contattare per un dibattito, poi Clara, che da anni si occupa delle problematiche geopolitiche e storiche della Palestina, ci segue costantemente”.

Ti ringrazio, ma voglio andare a fondo. Quali pensi possano essere i limiti di questo Centro di Documentazione? “Prerogativa indispensabile per la vita del Centro è la collaborazione di quanti solidarizzano con il popolo palestinese siano essi singoli, associazioni, movimenti. Il Centro raccoglie materiale e lo mette a disposizione di studenti, ricercatori, cittadini, ciò presuppone che ci siano i “donatori” , sicuramente sono questi ultimi che determineranno il futuro e l’indirizzo del Centro. Noi durante le nostre iniziative riceviamo piccole sottoscrizioni, queste le destiniamo rigorosamente all’acquisto di libri, ogni donatore saprà quale libro acquisteremo con il suo contributo e il libro acquistato sarà accompagnato da una scheda con il suo nome o nickname, la data di acquisto e i nomi delle persone che lo leggeranno”.

C’è anche il sito internet per accedere alle informazioni. “Il sito sarà a breve completato con un motore di ricerca interno, così sarà possibile fare una ricerca per titolo, autore ma anche per “donatore”. Sul sito si possono già visionare il settore libri e i volumi offerti da Maria di Roma, da Carmela di Milano e da Renza di Torino. Fino a questo momento non abbiamo riscontrato grandissima generosità nel “dare”, soprattutto da parte delle associazioni, ma non disperiamo anche se il futuro del Centro è, come dicevo prima, strettamente legato a coloro che con piccoli pacchi postali possano portare ulteriori risorse”.


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