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Pasticcio liste elettorali, esistono ancora delle regole?

Pasticcio liste elettorali, esistono ancora delle regole?

Si potrebbe fondatamente affermare che il mancato rispetto della norma fa parte del nostro Dna. Altra cosa è la burocrazia, quella deteriore, quella che, con le sue pastoie, ostacola ogni forma di civile convivenza. Forse spunterà una leggina ad hoc per risolvere lo spinoso problema creato dal Pdl. Per il ministro Rotondi "si tratterebbe di un accordo tra gentiluomini"

Complotto, attacco alla democrazia, carenza democratica, scandalo, volontà di “cancellare la democrazia facendo ricorso alla forza fisica e ai legacci della burocrazia esasperata”, paroloni di ogni genere sono e sono stati spesi dai politici del Pdl, sul pasticcio delle liste elettorali, a Roma e a Milano. Vengono addossate ad altri responsabilità e colpe proprie  per giustificare  errori, omissioni, leggerezze.

Tutti si affannano a suggerire, trovare soluzioni, qualcuno maliziosamente fa allusione alla proposta di una leggina ad hoc – se ne sente la mancanza –  che potrebbe risolvere lo spinoso problema. “Si tratterebbe di un accordo tra gentiluomini per giocare alla pari nel Lazio” – ha affermato il ministro Gianfranco Rotondi – . Qualunque sarà la soluzione della scottante questione, emerge con chiarezza un aspetto che sempre più caratterizza mentalità e comportamenti del nostro Paese: non esistono regole, sono qualcosa da “usare”a proprio piacimento, secondo il proprio utile, secondo le circostanze. Si inizia fin dai primi anni, a scuola, nella quale il mancato rispetto delle regole, pur discusse e concordate, è  parte della quotidiana vita.

I ragazzi impunemente possono imbrattare aule, banchi, sedie, danneggiare  materiale didattico, nessuno paga per i danni provocati, l’impunità è la regola. E’ sufficiente recarsi in un qualunque tipo di istituto per comprendere il degradante fenomeno. Le scuole, ogni anno, elargiscono patentini per la guida dei ciclomotori ad allievi, che spesso non usano il casco né rispettano il codice della strada.

Eppure,  migliaia sono i progetti di educazione alla legalità, che ogni anno si tengono nelle scuole con risultati non certamente esaltanti. Il mancato rispetto delle regole fa parte del nostro quotidiano agire. E’ sufficiente vedere i soliti furbi che non rispettano file di alcun genere, a cominciare dagli automobilisti in presenza di un ingorgo o da cittadini davanti a uno sportello. Esempi che premiano i furbi, coloro che non rispettano le regole sono quotidiani. Il trionfante abusivismo edilizio e le numerose sanatorie costituiscono un esempio da seguire per quanti disprezzano le regole.

Scudi e sanatorie  fiscali costituiscono  una grandissima offesa per tutti  quelli che pagano regolarmente le tasse. I condoni previdenziali, gli indulti costituiscono un palese invito a non  rispettare la Legge. Le ricorrenti prescrizioni, poi, anche per reati molto gravi, dovute a motivi di ogni genere, rappresentano  un ulteriore invito a non rispettare le  leggi, la possibilità di farla franca è consistente.

La mancanza di certezza della pena contribuisce a una maggiore diffusione di reati e rei.  Si potrebbe fondatamente affermare che il mancato rispetto delle regole fa parte del nostro Dna. Altra cosa è la burocrazia, quella deteriore, quella che con le sue pastoie impedisce ed ostacola ogni forma di civile convivenza.

Ciò che dovrebbe preoccupare è il fatto che si vuole far diventare normale, “regola” – lo è, purtroppo, già in parte – il non rispetto delle regole. Non è certamente un buon segno, non ci permetterà di andare lontano, di vivere in una civile società.

Una tale barbarie non è cosa di poco conto.


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