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Massimo Palanca, un anno prima…

Massimo Palanca, un anno prima…

in una normale serata d'autunno avveniva il breve incontro con l'ex calciatore del Catanzaro, simbolo del calcio cittadino. Come sempre riservato, composto, disponibile. Qualche scambio di battute sul calcio, qualche ricordo glorioso e i soliti flash che testimoniano la sua indelebile popolarità

Oltre un anno dopo trova la sua pubblicazione sul web e, non sulla carta stampata, questo breve incontro con Massimo Palanca, intercettato per caso, a San Leonardo, in una normale serata d’autunno. Qualche giorno fa, l’ex calciatore giallorosso è ritornato, in città,  per la presentazione de, “Il mio calcio”, il libro di Alberto Pistilli, sulla vita di O’Rey.

 

Non è cambiato affatto, Massimo Palanca. Sornione, riservato, composto, sempre attento, pronto a dire la parola giusta al momento giusto. Così come faceva in campo, quando si accendeva all’improvviso e faceva partire il sinistro magico che non tradiva mai. Fulminava i portieri. Non gli dava scampo. Non ha mutato di una virgola il proprio temperamento, O’rey, “l’imperatore della Ovest” – recitava un vecchio striscione, esposto in Curva, durante il derby con il Cosenza, dell’89 finito 3 a 0, grazie ad una sua tripletta – . “Massimè pari na molla”, si cantava allo stadio, gli anni della serie A. Con il suo look anni Settanta: baffoni, capelli folti e ricci, era in grado di ipnotizzare, da tutte le posizioni, i migliori portieri del campionato italiano. Indimenticabili i gol da calcio d’angolo alla Roma e alla Lazio. Le sue prodezze a volo, la geometrica precisione sui calci di punizione, i dribbling ubriacanti, gli scatti fulminei, le intuizioni calcolate a secondo del vento. Era lui, solo lui che faceva saltare dalla sedia gli amanti del calcio, perfino Sandro Ciotti, che lo inserì nella lista dei migliori sinistri d’Europa. L’uomo dal piede minuscolo, appena 37 e mezzo, che ha fatto sognare intere generazioni di tifosi, eccolo qui, a Catanzaro, la città che lo ha eretto simbolo del gioco più bello del mondo. Il numero 11 più forte della storia del calcio catanzarese ammette di ritornare spesso sui tre colli. “Non l’ho affatto dimenticata questa città – commenta soddisfatto – . Ho molti amici che vengo a trovare con piacere e come vedete mi piace ritrovarmi, periodicamente”. Martedì sera, infatti, lo ritroviamo nel suo vecchio quartiere, San Leonardo, che lo ha accolto, per anni, prima del suo trasferimento a Foligno. Appena uscito da una nota pizzeria della zona, Il piedino d’oro si concede per qualche minuto. Piove, ma l’attenzione si concentra su di lui e in molti gli chiedono una foto ricordo. Arriva anche Francesco Procopio, ex giocatore dell’Us Catanzaro 1929, che con lui ha disputato diverse partite, in serie B. C’è anche il professore Galera, preparatore atletico, di lungo corso. Un tuffo nel passato! Che effetto fa, a vent’anni di distanza, ricordare quella stagione bella e dannata che rimase scolpita per quello sfortunato rigore (finito sul palo) con la Triestina e il pareggio della Lazio (Monelli) nei minuti di recupero che impedirono il ritorno in serie A? “Bè – risponde – è vero, sono passati vent’anni da quel campionato…”. Nessun commento particolare, qualche smorfia col viso, un sospiro, e un pizzico di nostalgia per gli anni del calcio giocato. “Certamente – spiega – di episodi che ci penalizzarono, ce ne furono tanti ma ormai è acqua passata”. Ora, l’ex attaccante di Catanzaro e Napoli, fa parte del comitato regionale delle Marche ed opera nella rappresentativa calcistica giovanile. “Lavoro con i giovani con grande passione. Certo, il calcio ormai è cambiato rispetto a quegli anni, è tutt’altra cosa, sia sul piano degli allenamenti che nel ritmo di gioco. E’ tutto diverso. Anche sugli spalti, ma resta sempre una grande sport”. Prima di salutarci, tuttavia, ci conferma di non essere stato mai contattato per alcun tipo di incarico in società. “Sì, è vero – ammette – dopo l’esperienza da calciatore non ho mai più avuto rapporti di collaborazione con la società calcistica catanzarese”. Chissà, un giorno…!?

 


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