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Maltempo e politica, due facce della stessa medaglia!

Maltempo e politica, due facce della stessa medaglia!

Terremoti, disastri naturali, sciagure, onde anomale: la terra si ribella, l'uomo è sempre più indifeso e vittima di se stesso. Il sistema Italia frana senza possibilità. La Calabria si prepara a votare per le regionali. La politica esiste ancora? Come reagire alla devastante conservazione dei poteri?

Un inverno così rigido non si ricordava da decenni. Neve, pioggia, frane, disagi sulle strade, insomma, un Paese messo a dura prova dalla forza della natura. Oltre i nostri confini, si registrano onde anomale, terremoti di altissima intensità, calamità naturali, morti: robba da film di fantascienza.

La terra si ribella, trema, il mare è gonfio di rabbia, l’uomo diventa sempre più indifeso, debole, in balia di se stesso e del proprio pianeta. Ma l’Italia è anche vittima di un sistema politico malato, in larga parte corrotto, e certamente poco proteso verso un cambiamento sano, i cui poteri, sempre più raramente, camminano nella stessa direzione. Basta osservare la cronaca quotidiana, leggere la stampa nazionale, guardare i telegiornali, ma ancora meglio, scrutare gli occhi della gente comune, per capire quanto sia profondamente in crisi il sistema Italia, poggiato su basi d’argilla e sorretto da poche colonne portanti che iniziano a vacillare aggredite, anch’esse alla radice.

L’Italia è il Paese dei patron della politica (stile premier), dei faccendieri, dei mafiosi, dei massoni, dei falsi moralisti, delle veline, degli urlatori, dei furbetti, degli evasori, di chi, con una faccia di bronzo irritante e fiera, porta la borsa al politico di turno. E’ la contraddizione nella contraddizione. Questa, l’Italia di oggi.

Non è più il bel Paese degli operai, degli insegnanti, della solida classe medio-borghese, degli industriali rampanti, dei poeti, degli artisti, della dolce vita, dei sognatori, ma anche dei banditi di un tempo. Niente di tutto questo. Sembra essere svanito di colpo il sogno di un’Italia bella, giovane e vivibile. Alla generazione dei trentenni attuali e dei ventenni è stata consegnata un’Italia a pezzi, stanca, sfiduciata, lacerata da contrasti interni, molto più bigotta del passato. Altro che “bamboccioni”! La verità è che se non ci fosse stata la vecchia famiglia dietro le spalle di molti di noi, a quest’ora avremmo uno scenario di povertà assoluta.

Ma la festa è finità. Le fabbriche chiudono, il sistema pubblico fa acqua da tutte le parti, gli insegnanti percepiscono un reddito insufficiente rispetto al potere d’acquisto della moneta, la classe imprenditoriale preferisce investire all’estero, i piccoli e medi azionisti soffrono, i piccoli commercianti muoiono, insieme agli antichi mestieri, i giovani emigrano, l’Università e la ricerca viaggiano a basso regime, la scuola non è quella di una volta. L’intolleranza e la xenofobia crescono.

Perfino il mondo del calcio è imploso, e quello italiano non è più il campionato più bello del mondo. Lavorare in un call-center, di questi tempi, rappresenta la meta più ambita, per laureati e non. E la Calabria? Non ne parliamo proprio. Si ha la sensazione di vivere in uno stato d’isolamento totale. Quello che sorprende di più è la capacità rigenerativa di un sistema politico silente ma incisivo, assolutamente conservativo, gestito a tavolino da pochi personaggi che ne decidono le sorti. Destra, sinistra, centro, non cambia nulla. Il metodo è identico.

Ognuno guarda al proprio. Si impacchettano voti come fossero noccioline. Riemergono dall’oscurità i soliti volti che sembrano non invecchiare mai, e non risparmiano benedizioni ai nuovi. E poi, ci sono i figli, i nipoti, le sorelle. Tutto così. Un passamano sconcertante. E poi, c’è la funesta presenza della ‘ndrangheta che impone un clima di tensione che, in alcune aree, diventa invivibile.

Tra meno di venti giorni si voterà per la rielezione del nuovo presidente della Giunta regionale. I candidati sono il presidente uscente, Agazio Loiero, per il Pd; l’ex missino, Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria, per il Pdl, e il noto imprenditore vibonese, Pippo Callipo per l’Idv. A meno di improbabili sorprese, la lotta per la poltrona più ambita è tra i primi due. Il primo, Loiero, assolto pochi giorni fa dai giudici di Catanzaro, è un affermatissimo ex democristiano  dai lunghi tentacoli, in tutta la regione, ma molto forte, nel cosentino e nel catanzarese; il secondo, più giovane, appena quarantatre anni, ma non meno scaltro del primo, ha il suo fortino, in provincia di Reggio Calabria, dove la gente lo voterà senza condizione; il terzo dovrebbe rappresentare il nuovo che avanza, ma di nuovo, il re del tonno, ha veramente poco. Dietro di lui, un partito rappresentato da Antonio Di Pietro, l’opposizione più chiassosa d’Italia, il partito del giustizialismo e del rispetto delle regole. Basta così. Sarà una competizione a due, senza ballottaggio. In qualunque caso, cambierà ben poco.

Gli umori della strada sono emblematici. La gente comune non vota perché crede nel personaggio, fatta eccezione per pochi adepti, ma perché ritiene di poter usufruire di favori, ascolto, riconoscenza una volta fatta la propria scelta, o semplicemente per puro campanilismo. Ecco perché si voterà in Calabria.

Ma l’amore per la nostra terra si dimostra così o invocando un cambiamento reale, uno sviluppo del territorio, nuova occupazione e lavoro? Chi crede ancora che la nostra regione potrà cambiare veramente grazie a questo sistema perverso di reclutamento e scambio di voti, sbaglia.

La politica è altro. Si conduce dal basso, attraverso una seria visione della realtà che deve dire no alle logiche dei poteri clientelari, al continuo riciclo delle poltrone, alla commistione tra politica e criminalità organizzata.


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