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Lo Stato, la mafia e la storia di un clamoroso sfratto!

Lo Stato, la mafia e la storia di un clamoroso sfratto!

Tre elementi apparentemente disgiunti, l’uno dall’altro, ma profondamente legati da un unico filo che fa del nostro Paese un vero e proprio buco nero dell’Europa post-moderna. Così, assistiamo al decadimento del lavoro, all’emendamento riguardante le confische dei beni ai mafiosi e alla drammatica vicenda di una donna che rischia di rimanere senza casa

di Simona Panzino

Parliamo di mafia! La prima immagine che in genere ci viene in mente sono i territori del sud, la Sicilia, la Puglia, la Calabria, interi paesi, contrade coinvolte, in cui regna l’omertà assoluta e in cui viene soffocato l’odore buono del mare, degli aranceti, della terra con quello terribile del, “conosco, ma preferisco tacere”! Questa immagine è un po’ luogo comune, sappiamo di certo che mafia è un marchio non regionale ma Italiano, esportato anche all’estero. Come scrive Saviano, essa è un secondo stato parallelo a quello esistente, fatto di potere, di economia e di politica. Un secondo stato appunto che inizia la sua ascesa e cresce quando il Primo è assente. In questo momento particolare della storia poi, lo Stato, il primo, è assente davvero se parliamo di lavoro inesistente, di licenziamenti continui, di politiche sociali inadeguate per i problemi dei cittadini. E’ assente sugli scandali attuati da una certa classe politica, dirigente e di Governo. Le cronache in questi ultimi sei mesi si sono arricchite di scandali enormi, di truffe ai danni del bene comune di noi tutti. Non siamo riusciti ancora a leggere tutto sullo scandalo Bertolaso e gli appalti per la ricostruzione dell’Aquila che già una nuova frode, ancora più grossa della precedente è arrivata, come una bomba, come una offesa per tutti noi: l’affare telecom- fastweb, la nuova tangentopoli? Perché, forse la prima tangentopoli si era conclusa? Noi non ce ne siamo accorti, se non in una crescita smisurata di corruzione e clientelismo. Così, il Governo e la destra, ormai impacciata, ridicola, ma sempre più arrogante, continua a parlare di legalità, utilizzando il termine solo per affrontare i temi sociali del paese:  se occupi una casa perché non puoi pagare mille euro di affitto, a fronte di un guadagno inferiore, ammetti un grave reato penale. Se sali sul tetto della tua azienda perché ti stanno licenziando, commetti un grave reato penale. Se obblighi il tuo datore di lavoro a fermarsi, in azienda, e rispondere alle domande dei lavoratori precari, ti danno sequestro di persona.

Quando invece speculi sui soldi pubblici, regali appalti come per l’Aquila, regali finanziamenti per piscine dei mondiali mai consegnate, ricicli denaro di Stato e speculi come per telecom-fastweb, vieni condannato come l’affare Mills, ma grazie alla Cirielli il reato commesso è caduto in prescrizione,  Non sei illegale, corrotto, mafioso, No! Sei perseguitato ingiustamente, sei attaccato da magistrati talebani, è colpa della sinistra estremista (magari esistesse davvero!), è tutto fango!  Questo dichiara sui giornali lo Stato assente, il Primo Stato. Saremo costretti a leggere, ancora per qualche giorno, sulle terribili persecuzioni legali ai danni del Pdl e poi silenzi, Disgustosi silenzi!

E’ nel disgustoso silenzio che,  a dicembre, mentre Berlusconi si vantava dei clamorosi arresti di vip mafiosi, che il parlamento ha votato un emendamento dell’ultima finanziaria, piccolo, invisibile ma potente come una esplosione! Per la legge italiana è la confisca non il sequestro a interrompere il riciclo di affari della mafia. L’emendamento approva la messa in vendita dei beni confiscati, ovvero quando un bene è confiscato per collusione con la mafia, se entro novanta giorni dalla cessione del bene al Demanio o al Comune o alla Regione, nessuno degli enti esprime un progetto su di esso sociale, il bene può essere rimesso sul mercato, mediante asta! Emendamento approvato, nonostante i tempi della giustizia in merito al  passaggio dal sequestro preventivo a confisca siano di una lentezza davvero biblica, approvato nonostante le proteste della società civile e delle associazioni che si occupano del problema, e così l’omertà, il disgustoso silenzio ha prodotto il suo effetto.

LO SFRATTO. Così accade, e accade, a Roma, che possono trascorrere 18 anni per un appartamento sequestrato  al Signor Commisso, (mafioso legato al clan dei Piromalli di Reggio Calabria, arrestato per mafia che sta scontando 21 anni di galera) che ancora non è passato a confisca. L’appartamento è  in sequestro preventivo in curatela di un Avvocato di Reggio Calabria. 18 anni e la Giustizia non ha deciso di confiscare il bene, mentre un’altra giustizia, quella civile della sezione immobiliare, ha celermente deciso di sfrattare la famiglia che, 19 anni prima e senza alcun coinvolgimento, firmò un contratto di locazione. Questa famiglia ha uno sfratto per cessata locazione. Uno sfratto esecutivo fissato per il prossimo 9 di marzo.  Il beneficiario di questo sfratto con la lentezza della giustizia sarà comunque il Signor Commisso, il mafioso in galera che fra un anno e mezzo avrà terminato di scontare la pena e potrà nuovamente usufruire del suo bene. Ecco l’Italia, una unica grande provincia, un piccolo paese.

ESISTE UN ALTRO GRANDE PAESE. Quello fatto da uomini e donne che dicono No a questa cultura decadente e corrotta che fa della mafia l’unico mezzo per vincere appalti, fare politica o farsi curare! Una società civile che si auto-organizza, come i cittadini dell’Aquila che domenica scorsa si sono auto muniti di carriola e pala per riconquistare la loro città, come le lavoratrici e i lavoratori che sono saliti sui tetti per difendere il diritto al lavoro e al reddito, come chi è sceso, in piazza, per continuare a chiedere le dimissioni di Berlusconi, come chi dice No alla Mafia, No al Ponte, No Vat… No ad una politica di partiti che, né a destra, né ahimè, a sinistra, ha saputo in questi anni rappresentare e accogliere le istanze di una collettività davvero sofferente. Anche noi non ridiamo. Non abbiamo nulla per cui ridere.


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