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L’inizio di una nuova intifada?

L’inizio di una nuova intifada?

Il pezzo che segue spiega perché un’intifada iraniana sembra essere in corso. Il principale fattore che determina il nuovo status quo è dato dalle ostinate politiche del leader supremo, il quale ha opposto la sua filosofia di Repubblica Islamica alle istituzioni islamiche di vecchia data.

Terramara intende riportare la notizia nel modo più autentico, così come appare sui pochi siti web iraniani, sottoposti ai severi controlli del regime.

L’inizio di una intifada iraniana.

All’inizio del periodo di opposizione che stiamo vivendo iniziato subito dopo la controversa rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, vi sono stati periodi di apparente normalità durante i quali si sono registrate sempre meno dimostrazioni.

Giudicando dagli eventi dell’Ashura, comunque, le proteste ora sembrano avere il potenziale per far scoppiare una campagna di disobbedienza civile, alla stregua della prima intifada, iniziata dai Palestinesi contro Israele nel 1987. Tale rivolta significherà periodi continui di scioperi e disobbedienza civile, così come più scontri tra il popolo e le forze di sicurezza.

Il principale fattore che determina il nuovo status quo è dato dalle ostinate politiche del leader supremo (Ahmadinejad), il quale ha opposto la sua filosofia di Repubblica Islamica alle istituzioni islamiche di vecchia data.

Questa è una battaglia che Khamenei troverà estremamente difficile da vincere. E se si svilupperà nella forma attuale, essi potrebbero portare a significativi cambiamenti nella struttura del regime, o più drasticamente, portare alla sua totale scomparsa.

La sua decisione di permettere ai Basij di attaccare i partecipanti al funerale dell’Ayatollah Montazeri è stato il fattore che ha diviso l’opposizione in aree rurali, più velocemente ed in modo più efficiente che qualunque campagna orchestrata dal gruppo riformista.

Si, i membri dell’opposizione hanno provato a trarre vantaggio dallo scompiglio, ma numerosi erano i anche gli autentici partecipanti al funerale venuti a rendere omaggio al grande Ayatollah. Per le forze dell’Ayatollah Khamenei essi erano tutti gli stessi. Permettere attacchi contro una città santa dove furono piantati i semi della rivoluzione del 1979 è stato errato dal punto di vista religioso e politicamente controproducente.

Per rendere le cose peggiori, il giorno dopo, le forze del leader supremo hanno attaccato le persone a lutto che stavano prendendo parte ad una cerimonia per Montazeri (uno dei reliosi iraniani più critici del regime, morto il 19 dicembre 2009) presso la moschea Seyyed di Isfahan, dove all’interno alcuni membri del pubblico stavano azzuffandosi. I basiji (la polizia antisommossa iraniana) hanno provato ad attaccare l’ex leader dei fedeli del venerdì di Isfahan, ayatollah Seyyed Jalaleddin Taheri, che aveva preparato la cerimonia. Ad ogni modo i suoi sostenitori lo hanno protetto.

Se lo Scià aveva ordito un’offesa, chiunque avrebbe potuto attribuire essa al suo violento laicismo dittatoriale. Ma per il supremo leader della repubblica islamica ordinare violenza contro le istituzioni islamiche significa mettersi contro l’establishment che ha dato le fondamenta –o il DNA- del regime attuale.

Nel 1987, per i Palestinesi, l’occupazione di Israele della West Bank e di Gaza e la deteriorata situazione politico economica hanno formato il nucleo della ideologia politica che ha legittimato la prima intifada.

I continui attacchi di Khamenei contro il popolo iraniano, seguiti da assalti a pieno regime contro le moschee e i membri della comunità religiosa, stanno creando il nucleo di una ideologia che sta legittimando l’opposizione, non solo nelle città, ma in tutto l’Iran.

Comunque, l’ideologia non è sufficiente. Per avere successo, l’opposizione dovrà rendersi più attiva e giungere al punto dove la morale del regime a delle sue forze sono sufficientemente corrose e non potranno permettersi di portare avanti le loro politiche attuali, o la loro abilità a funzionare.

L’ayatollah Khamenei sembra che stia nuovamente aiutando l’opposizione. Il brutale attacco contro chi ha preso parte al funerale di Montazeri ha significato che più persone sono state motivate a tornare nelle strade durante la Tasua (il giorno prima della festività sciita dell’Ashura), così come durante la stessa Ashura, che è caduta esattamente il settimo giorno dalla morte di Montazeri. Infatti, piccole manifestazioni sono continuate in posti differenti da quando Montazeri è stato seppellito.

Inoltre, durante l’Ashura, le forze del regime hanno ucciso Seyed Ali Habibi Mousavi Khameneh, il nipote di Houssein Mousavi (leader politico dell’opposizione). È molto probabile che egli si sia trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Comunque, la famiglia Mousavi potrebbe comprensibilmente pensare che egli sia stato il bersaglio di chi voleva volontariamente assassinarlo. Dopo tutto, come è possibile che tra migliaia di dimostranti, proprio lui sia stato ucciso? È stato seguito sin dall’inizio da un commando? Lo si voleva uccidere sin da quando è uscito di casa? Sono tutte domande, queste, che bisogna porsi.

E ora vi sarà il suo funerale, così come il settimo giorno dalla sua morte, che darà ulteriore occasioni all’opposizione per dimostrare. Nel frattempo, ci si aspetta che altri verranno uccisi o arrestati, ciò significando altri cortei funebri e manifestazioni. Se si mettono tutte queste date insieme si comprende come il regime di Ahmadinejad dovrà affrontare una inedita sequela di proteste.

Le cose potrebbero peggiorare se l’opposizione indicesse delle giornate di sciopero. Con la violenza verso il popolo che ci si aspetta continui con la stessa intensità e con i piani di Ahmadinejad di tagliare i sussidi, portando ad una miseria ancora maggiore, il regime potrebbe aggiungere interesse al suo già massacrante scenario.

Mai come ora, il futuro di questo regime dipende dall’Ayatollah Khamenei. Egli può salvare il suo regime mantenendolo nella sua forma attuale se gli errori commessi lo porteranno a modificare il modo in cui le sue forze usano confrontarsi con il popolo. La scelta di non adeguarsi ai cambiamenti potrebbe rivelarsi, invece, un errore molto costoso.

Articolo originale di Meir Javedanfar in Tel Aviv (traduzione di Michele Gigliotti)

Fonte: http://pbs.org/wgbh/pages/frontline/tehranbureau/2009/12/the-start-of-an-iranian-intifada.html

 

 

 


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