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L’informazione imbavagliata, Silvio e il Tar…

L’informazione imbavagliata, Silvio e il Tar…

Che ci sia una sorta di tentativo di voler addomesticare l'indipendenza giornalistica della carta stampata e di quella radiotelevisiva è un fatto noto. Che prevalga ormai tra gli italiani un diffuso disinteresse verso quello che accade in questo Paese è anche vero. Forse il Tribunale amministrativo del Lazio ha ristabilito alcuni equilibri fondamentali

Che l’informazione italiana sia imbavagliata, che molta stampa sia asservita al potere e, nella migliore delle ipotesi, scelga e pratichi l’autocensura, è un fatto difficilmente contestabile.

Che un bavaglio più stretto imbavagli, negli ultimi tempi, il padrone di turno o faccia finta, talvolta, di prenderne goffamente le distanze, è anche un fatto facilmente verificabile.

Che l’informazione radiotelevisiva, pubblica e privata, alla quale si “abbevera”  gran parte degli italiani dipenda dai padroni di turno, politici e non, che sia imbavagliata e obbedisca ai diktat – lo si è visto in particolar modo nelle ultime settimane – dei padroni  dell’informazione, è cosa nota.

Che molti cittadini italiani si lascino condizionare, manovrare, indottrinare, diseducare da siffatta informazione è altrettanto noto.

Che sia prevalsa nella maggioranza degli italiani un atteggiamento di disinteresse e di assoluta ignoranza della gravità della situazione, in seguito al gravissimo attentato alla libera informazione, che ha di fatto bloccato ogni civile dibattito, è altrettanto noto.

In un tale clima “scoppia – la notizia è recentissima – un’altra bufera politica dopo la notizia pubblicata da, Il Fatto Quotidiano, sull’inchiesta di Trani: il premier, Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1, Augusto Minzolini e il commissario dell’Authority, Giancarlo Innocenzi, sarebbero indagati, nell’ambito di un procedimento condotto dal pm, Michele Ruggiero. L’accusa è quella di concussione. All’attenzione della magistratura sono finite, scrive Il Fatto, alcune intercettazioni della Guardia di Finanza di Bari in cui il premier si lamenterebbe tra gli altri anche di Ballarò e Parla con me. Minzolini (secondo il quotidiano chiamato «direttorissimo» al telefono dal premier), invece, nelle intercettazioni rassicurerebbe Berlusconi su alcuni servizi del Tg1”.  

In un così cupo panorama c’è, deo gratias, qualche notizia, che riporta l’Italia tra le democrazie di fatto.

“Il Tar del Lazio ha detto no al regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale, accogliendo la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7). Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici”.

E’ da augurarsi che la decisione del Tar segni in Italia l’inizio di un nuova stagione, di un periodo, cioè, in cui la libertà d’informazione sia effettiva, in cui i cittadini possano ascoltare le posizioni  più diverse e decidere, senza la forzata, imposta  “vaccinazione” dei potenti di turno, con la propria testa, con la propria ragione.


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