close
“L’informazione drogata” della Calabria

“L’informazione drogata” della Calabria

PERUGIA – Ventotto, soprattutto giovani, precari, reporter abusivi senza un contratto, hanno deciso di rischiare per diffondere quella coscienza necessaria alla lotta contro la mafia. Se n'è parlato nel corso di una conferenza dal titolo, "Cronache dalla Calabria", promossa dal Festival internazionale del giornalismo

«Il nostro lavoro è raccontare.  Soprattutto quelle maledette notizie che non si riesce a far rimanere nella penna». Notizie pericolose  di cui giornalisti coraggiosi  hanno fatto il proprio mestiere. Questo il tema della conferenza  “Cronache dalla Calabria: volti e storie dei giornalisti minacciati dalla ‘drangheta” che si è svolta lo scorso mercoledì in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Alla sua quinta edizione, il Festival allarga lo sguardo sul territorio calabrese, una terra difficile, dove fare informazione – un tipo di informazione onesta e disinteressata – sembra essere diventata una missione piuttosto che un mestiere. La Calabria, infatti, detiene la maglia nera per numero di giornalisti minacciati dall’organizzazione mafiosa:  dal 2006 al 2008 sono otto i giornalisti che hanno subito minacce, nel solo 2010 il numero è di venti.

Ventotto persone, soprattutto giovani, precari, reporter abusivi senza un contratto, hanno deciso di rischiare la propria vita per diffondere nella società civile quella coscienza  necessaria alla lotta contro la mafia. Le minacce iniziano quando sulle pagine dei quotidiani piovono parole che denunciano i rapporti tra politica e cosche mafiose.

Fra gli ospiti della conferenza spicca Lucio Musolino, ex giornalista di Calabria Ora, che in seguito ad alcuni articoli che indagavano sui presunti rapporti tra l’attuale presidente della regione Calabria Giuseppe Scopelliti e alcuni rappresentati della malavita calabrese, ha subito delle minacce mafiose: una tanica di benzina sotto casa. Un messaggio chiaro. Lui decide di continuare a scrivere, ma, racconta nel suo intervento, i suoi colleghi non sembravano condividere le sue inchieste (le difficoltà, Lucio Musolino, le avverte in particolare dopo  le dimissione dell’ex direttore di Calabria Ora Paolo Pollichieni) , tanto da censurare i suoi pezzi.  Poco tempo sono seguite delle proposte di trasferimento a Lamezia Terme e a Catanzaro e poi una querela da parte del presidente Scopelliti, che avrebbe chiesto 1milione di euro  come risarcimento. Lucio Musolino non lavora più per la testata calabrese, ora collabora con la redazione del Fatto Quotidiano e con La7. La parola passa alla magistratura. Parla il Pm della Procura di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Insieme alle parole dei giornalisti l’azione costante e determinata della magistratura in Calabria ci regala delle vittorie su una  realtà che rischia di distruggere quella parte della Regione che non si rassegna al controllo mafioso.

Perché in Calabria ci sono moltissime persone, cittadini comuni  e non , che resistono, che vogliono che sia fatta giustizia, che desiderano  la libertà dello sviluppo economico – una libertà che le cosche mafiose  non permettono – che si battono in prima persona per l’esistenza di un apparato politico sano, non influenzato da interessi esterni. Pierpaolo Bruni ci racconta di come la magistratura sia in prima linea in questa lunga ed estenuante battaglia. 

Distruggere l’omertà. Rompere il silenzio che tanto fa comodo alla criminalità. Un silenzio che non interessa  soltanto la punta dello stivale ma che pervade  la stampa nazionale, che tace per  lo più davanti  le inchieste di questi giovani giornalisti calabresi. La solidarietà nazionale volta le spalle a questi piccoli grandi eroi. L’organizzazione del Festival di Perugia deve essersene accorta, data la grande attenzione che ha riservato all’informazione calabrese.

«Un’informazione  drogata» così viene più volte definita durante il dibattito.« L’informazione dei  maggiordomi che scrivono sotto dettatura, quelli che le carte non le leggono, gliele spiegano, che è diverso».  Lo scrittore Roberto Rossi, autore insieme a Roberta Mani  del libro “ Avamposto. Nella Calabria dei giornalisti infami”, ci racconta la terra dei briganti – briganti contemporanei  – con l’ardore e la passione che distingue l’Osservatorio Ossigeno di cui fa parte. Ossigeno per l’informazione è un osservatorio permanente dell’Fnsi e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti italiani minacciati e sotto scorta e sulle notizie oscurate con la violenza, fondato da Alberto Spampinato, attualmente giornalista dell’agenzia Ansa. 

Il libro indaga il fenomeno che vede i giornalisti calabresi continuamente zittiti da telefonate intimidatorie, spari, taniche di benzine. La storia di Angela Corica, commuove e sorride, a soli 24 anni ha scritto di ecomafia, di appalti truccati, di interessi collusi: una sera sente un rumore assordante sotto casa, cinque spari contro la sua macchina. «La paura è tanta» testimonia, ma non può smettere. Non adesso. Perché adesso è più forte, sente la minaccia, ne vale più la pena. Non si ferma.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *