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Libertà di stampa: “una disgustosa finzione!”

Libertà di stampa: “una disgustosa finzione!”

…anche quella cosiddetta “libera” è sensibile al potere che, intollerante, non sopporta qualsiasi manifestazione, di dissenso. L’informazione trascura la trattazione di importanti argomenti, minimizza, manipola fondamentali aspetti della realtà, quella che, conosciuta, non darebbe ai potenti il necessario consenso

“In Italia – ha affermato, e non per la prima volta, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – abbiamo fin troppa libertà di stampa. Questo è sotto l’occhio di tutti, non è discutibile”.

Anche se le statistiche di agenzie internazionali e nazionali, anche se i giudizi vanno presi con cautela, il rapporto dell’organizzazione indipendente Usa “Freedom House”, del 3 maggio 2010, è molto chiaro: “l’Italia è un Paese in cui la stampa è “parzialmente libera”, come Sudafrica, Filippine, Congo, Thailandia o Nepal”.

Il nostro Paese occupa il settantaduesimo posto nel mondo dopo Suriname, Trinidad e Tobago, ma anche Israele, Grecia e Cile. Non è una bella e confortante notizia.

Il nostro paese occupa un’invidiabile posizione nelle classifiche sulla libertà dei mezzi di informazione. E’ inutile richiamare altri dati – positivo è  il rapporto dell’Ocse sulla capacità dell’Italia di risposta alle catastrofi naturali – il giudizio sulla libertà di informazione è impietoso e non è difficile da verificare anche per un italiano.

La stampa, anche quella cosiddetta “libera”, è sensibile al potere che, intollerante, non sopporta qualsiasi manifestazione, qualsiasi forma di dissenso.

Gran parte dei mezzi di informazione è nelle mani del presidente del Consiglio e della classe egemone di turno, la televisione pubblica è un “organo” dei partiti e dei governi in carica,  una piccola parte è nelle mani dell’opposizione. Quotidianamente prezzolati intellettuali, sperticatamente, sfacciatamente e spudoratamente, incensano e lodano gli uomini del “Potere”.

L’ascolto e la visione di telegiornali o di trasmissioni di informazione, la lettura di quotidiani e riviste, la costante manipolazione di cifre, dati e  fatti suscitano in  spettatori, ascoltatori e lettori una profonda  depressione, un  quotidiano disgusto, una quotidiana nausea. Vengono enfatizzate cifre e notizie atte a suscitare il consenso del pubblico spesso disinformato, poco attento e privo di adeguati strumenti di conoscenza e di analisi della realtà (il 70 per cento degli italiani è, secondo Tullio De Mauro, “analfabeta di ritorno”). 

L’informazione trascura la trattazione di scottanti e importanti argomenti, minimizza, manipola fondamentali aspetti della realtà, quella che, conosciuta, non darebbe ai potenti il necessario consenso.

La sbandierata “libertà” spesso si riduce in notizie, inconsistenti, oggetto di sberleffi, di gratuiti attacchi, anche personali, tendenti a demonizzare, demolire, anche col ricorso a notizie false e/o strumentalmente utilizzate o presentate, chi è fuori dal coro degli osannanti. Alcuni organi di informazione attaccano con violenza l’individuo scomodo, da “eliminare”, ogni forma di dissenso va fatta tacere.

L’informazione è “gridata”, scomposta, i più gravitano nell’orbita del potere, che premia sempre i propri interessati sostenitori.

Il potere nelle sue varie forme occupa spazi sempre più ampi nella quotidiana comunicazione, la realtà viene deformata, strumentalizzata, sottaciuta. E’ necessario creare l’illusione che tutto va bene, che tutto funziona, che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Per certi organi di informazione avremmo dovuto superare l’attuale crisi economica già prima che iniziasse, dovremmo essere il paese in cui stato, stato sociale, scuola, università funzionano, tutto funziona, i paragoni con gli altri paesi si sprecano.

Nel coro dei laudatores, dei prezzolati osannanti non mancano –  non  sono molte – voci di dissenso, di intellettuali coraggiosi, non disposti a compromessi.  

Il risveglio, se e quando ci sarà, sarà duro, traumatico.


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