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Libertà di stampa: “ma in che Stato viviamo?”

Libertà di stampa: “ma in che Stato viviamo?”

Mi vengono in mente la Cina, il Vietnam, il Kenya, Cuba, l’Iran, la Turchia, la Tunisia, dove giornalisti ed intellettuali sono stati gettati nelle carceri non solo per avere attaccato il potere dominante, ma anche per avere difeso la libertà individuale e condannato la tirannia di un governo. Com'è possibile che si possa passare una legge che vieta il diritto di cronaca e ricatta gli editori?

Quando è troppo è troppo. Ma in che Stato viviamo? Cos’è diventata l’Italia? Com’è possibile che si possa passare una legge che vieta il diritto di cronaca, ricatta gli editori e manda in galera i giornalisti? E che fa il nostro presidente della Repubblica? Un bel niente.
Assiste immobile allo scempio della Costituzione e del diritto all’informazione e fa come Pilato: se ne lava le mani e lascia scegliere quella parte di popolo che, colluso e corrotto come il governo che ha votato, cerca nella “carta stampata” un capro espiatorio alle proprie malefatte. 
Il Presidente Napolitano dovrebbe tuttavia preoccuparsi perché ha una certa età e potrebbe pentirsi quando è ormai troppo tardi e il danno è fatto. E pensare che come Pilato, nel Maestro e Margherita di Bulgakov, potrebbe toccargli di aspettare più di un migliaio di anni prima di espiare il peggiore di tutti i peccati: la codardia.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha intanto invitato i comitati di redazione a segnalare, ogni giorno, usando anche gli strumenti del contratto, tutti i casi di notizie che d’ora in poi saranno interdette e, se la legge avrà il varo definitivo, a fare ancora più informazione sulle vicende che si vogliono oscurare. Ha invitato inoltre i direttori “a listare a lutto le proprie testate finché non ci sarà un ravvedimento nel corso dell’ulteriore processo parlamentare”. Contemporaneamente, ci si avvia verso una mobilitazione regionale che culminerà nello sciopero nazionale.
Ma come si può immaginare di potere continuare a vivere in un Paese dov’è negata la libertà di stampa, dove le notizie che riguardano la cosa pubblica e soprattutto le malefatte compiute ai danni dei cittadini rimangano interdette e nascoste alla pubblica opinione? Mi viene allora in mente la Cina, il Vietnam, il Kenya,  Cuba, l’Iran, la Turchia, la Tunisia, dove giornalisti ed intellettuali sono stati gettati nelle carceri non solo per avere attaccato direttamente il potere dominante, ma anche per avere semplicemente difeso la libertà individuale e condannato la tirannia di un governo. Paesi che sembravano fino ad ora anni luce di distanza dal nostro. Ma ora? Ma cosa ci è successo? Ci hanno lobotomizzato con messaggi subliminali nascosti tra i fotogrammi delle trasmissioni televisive di massa? Bè, potrebbe anche essere. D’altronde, si tratta di segnali non facilmente interpretabili dai nostri sensi in quanto troppo deboli ma che tuttavia vengono recepiti in modo inconscio ed elaborati dalla nostra mente. Potrebbe trattarsi di parole o musiche nascoste in altri brani musicali o di immagini celate in altre. Questo spiegherebbe perché la maggioranza del popolo italiano non solo non si è ancora ribellato ma anzi ha continuato a dare il suo gradimento a questo governo costantemente protagonista degli scandali più disparati. I messaggi subliminali visivi apparvero nel 1956 ad opera di un agente pubblicitario di nome James Vicary titolare della “Subliminal Projection Company”.  Bè, figuriamoci se chi in Italia ha in mano la “comunicazione” non potrebbe fare altrettanto! Ma queste sono solo fantasie. Resta invece reale alla luce dell’ ultima proposta di legge relativamente alla libertà di stampa l’interrogativo se davvero il modello che in Italia vogliamo seguire è quello di un regime dittatoriale.

Italiani svegliatevi! La nostra storia e il nostro bagaglio culturale, i valori con cui siamo finora cresciuti, la nostra Costituzione, le battaglie e le guerre fatte contro ogni forma di dittatura qui ed altrove ci hanno insegnato ben altro. Io voglio indietro la mia Italia.  


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