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Le regionali e la dannata fauna di viventi…

Le regionali e la dannata fauna di viventi…

Uomini che riciclandosi di volta in volta sotto nuove sigle riescono tuttavia, e non si sa come, a restare sempre a galla. Bè, l’alternativa non c’è perché non c’è spazio per gli alternativi, perchè sono scomodi, onesti, intelligenti e creerebbero troppi intoppi nel meccanismo perverso della politica che garantisce agli amici degli amici favori ed impunità. E così, per sopravvivere, si è costretti a turarsi il naso

“….Dannata fauna di viventi

siate uomini o bestie, tutti sopravviventi

e prima che io v’avessi sotterrato

subito in nuovi corpi vi siete riciclati

Di questo passo con voi c’è da uscir proprio di senno

se nell’aria, nell’acqua e nella terra

 vi riproducete ad ogni cenno. …”

Questo è quanto Mefistofele, schifato del genere umano, dice a Faust nel suo studio quando gli appare per la prima volta. Goethe scrisse la sua opera in 63 anni a cavallo tra il settecento e l’ ottocento ma a dir la verità sembra attuale più che mai specie se si paragona la “dannata fauna di viventi” alla orda di politici che nonostante gli scandali, le tempeste giudiziarie e le strategie ordite a fini personali sulle spalle della povera gente, da anni si riproduce e si ricicla senza che nulla li scalfisca. Da anni soprattutto in Calabria, terra dimenticata da Dio e dalla politica del buon governo, nonostante la crisi, la disoccupazione ed il ricatto di una mentalità mafiosa che tutto ha permeato, i cittadini assistono ormai rassegnati alla riproposizione elettorale di schemi e personaggi sempre uguali. Uomini che riciclandosi di volta in volta sotto nuove sigle riescono tuttavia, e non si sa come,  a restare sempre a galla. Certo, uno dice, ma dove è l’alternativa? Bella domanda. Bè, l’alternativa non c’è perché non c’è spazio per gli alternativi, perché sono scomodi, troppo onesti, troppo intelligenti  e creerebbero troppi intoppi nel  meccanismo perverso della politica che garantisce agli amici degli amici favori ed impunità . E così, per sopravvivere, si è costretti a turarsi il naso nel seggio elettorale, cercando di scegliere il minore dei mali,  a implorare o a contrattare per un posto di lavoro per sé o per i propri familiari, o a lavorare a dismisura per arrotondare lo stipendio oppure, nella migliore delle ipotesi, ad emigrare. Questo lo stato dell’arte nel nostro Paese e quel che è peggio è che all’orizzonte non si intravede nulla di sconvolgente a parte qualche piccolo segnale registratosi in Puglia  dove Niki Vendola con grande maestria è riuscito a sconvolgere i piani di D’alema e del suo compare Bersani grazie al consenso popolare. In verità lo “stratega maximo” del centrosinistra di colpetti ne ha persi più di uno. In Calabria ha infatti ricevuto la seconda botta. Ma chi troppo vuole nulla stringe, verrebbe da dire.  Il suo tentativo di liberarsi contemporaneamente di Loiero per ottenere l’appoggio dell’Idv in Campania, e anche di Bova e di Adamo con la non concessione della deroga al terzo mandato (leggi la proposta del segretario nazionale organizzativo del Pd Stumpo) e proponendo a candidato presidente Oliverio, è stata una bomba che gli è scoppiata in mano. I tre fino ad allora “nemici” si sono immediatamente ricompattati convergendo sulla ricandidatura di Loiero. Un evidente perdita di contatto con il territorio, anche un bambino avrebbe capito che l’ operazione sarebbe stata fallimentare. Questi gli ultimi segnali di una gestione del Pd troppo autoreferenziale, avulsa dalla realtà territoriale ed incapace di creare valide alternative al berlusconismo dilagante, e che probabilmente ha già consegnato la Calabria al centrodestra, forte dell’appoggio di un Udc schierata in prima battuta su fronti opposti. E chissà…se…  magari …. D’Alema,  alla luce della sconfitta subita, non decida di appoggiare il partito di Di Pietro (che in Calabria corre solo,) pur di salvare la Campania e porre  le fondamenta per futuri accordi? 


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