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L’agonia di Berlusca e la folle corsa al nucleare

L’agonia di Berlusca e la folle corsa al nucleare

Il cavaliere ha ammesso: ho preso un gol ma la partita non è finita, andremo avanti fino alla fine. Nonostante le sconfitte di Milano e Napoli Silvio non firma la resa. La gente, tuttavia, boccia la politica del governo e regala una roboante vittoria al centrosinistra. Prossimo appuntamento alle urne il referendumm per dire no all'atomo

Se fino a qualche giorno fa Berlusconi poteva fare affidamento sulla capitale economica dell’Italia, ora non più. Il cavaliere ha ammesso: ho preso un gol ma la partita non è finita, andremo avanti fino alla fine.

Chissà cosa sarebbe successo se Pisapia non avesse compiuto questo autentico miracolo elettorale, e De Magistris non avesse strabiliato la città di Masaniello con un roboante 65 per cento. Dai banchi della maggioranza di Montecitorio avrebbero urlato: avete visto, ancora una volta il Paese ha votato per noi. La gente acclama il reuccio. Purtroppo per loro non è andata così e la rabbia si è stampata sul volto di Bondi, Gasparri, La Russa. Ma vi è di più.

Il ballottaggio di lunedì scorso ha rinvigorito il popolo della sinistra restituendo credibilità e ossigeno a chi si è sbracciato in questi ultimi mesi per denunciare le follie del signor B e la sua smania di potere. Silvio, concentrato ad attaccare i giudici, a delegittimare la democrazia, pur di difendere se stesso e la propria schiera di amici e compagni di giochi. Fino all’ultimo ha usato parole inopportune contro De Magistris e Pisapia suscitando la disapprovazione collettiva. E la gente lo ha punito. Questa volta l’italiano ha reagito, in ritardo, ma l’ha fatto. Risultati impensabili fino a qualche mese fa e materializzati proprio nel momento più delicato dell’asse governativa Pdl-Lega. Ad appesantire la sconfitta le città di Cagliari e Novara che definiscono a pieno la vittoria del centrosinistra e aprono così la crisi politica dell’uomo di Arcore.

Alcuna stampa estera parla di fine del berlusconismo e di vero e proprio collasso, ma il “Biscione” ancora non molla. Tiene duro fino all’ultimo. Preferisce arroccarsi a palazzo Chigi e fare quadrato intorno ai suoi fedelissimi per garantire una maggioranza ormai solo numerica ma in realtà fittizia, piuttosto che scendere a più miti consigli e provare ad aprire un dialogo allargato. Una sorta di resa concordata. E’ verosimile pensare che prima di lasciare voglia provarci con il processo breve e la riforma della giustizia, principalmente. E poi, magari affondare il colpo sulla costituzione laddove si parla di cariche istituzionali. Fino a qui, Roma e la sua emanazione secessionista di Pontida.

Ma in Calabria la musica cambia. A Reggio, Cosenza e Catanzaro vincono le destre, a Crotone, storica città rossa della Calabria, vince il centrosinistra. Troppo poco. La Regione, tuttavia, è in mano a Scopelliti, uomo forte, che parla già da tempo di cambiamento, ma fino ad ora non si sa cosa sia cambiato nella regione dei due mari. Attendiamo fiduciosi che questo governo regionale faccia le sue mosse. Avverrà mai questo giorno? In molti nutrono seri dubbi ma è ancora presto.

Ora, concentriamoci sul referendum e andiamo a dire una volta per tutte: no al nucleare in Italia. La Germania ha già dato il suo esempio senza ricorrere alla consultazione popolare: l’ultima centrale sarà dismessa nel 2022. Chissà se il nostro Paese dimostrerà uno scatto d’orgoglio dopo le belle sorprse di Milano e Napoli.

Raggiungere il quorum sarebbe un risultato storico!


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