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La rivolta del pane e i nemici della rivoluzione!

La rivolta del pane e i nemici della rivoluzione!

Mentre la rivolta in nome della democrazia si sta allargando in tutto il Nord Africa preoccupa il post Mubarak. Una donna egiziana che lavora nel campo del turismo al Cairo, ci ha riferito del caso dell’attrice Nadea Elgenndy vittima di una campagna denigratoria per avere consigliato ai giovani di non farsi strumentalizzare

Mentre la rivolta in nome della democrazia si sta allargando in tutto il Nord Africa coinvolgendo in ultimo la Libia (280 morti), l’Iran, lo Yemen, il Libano ed il Bahrein, in Egitto preoccupa il post Mubarak. Il dubbio è se nel paese chi ha chiesto democrazia per il popolo dei Faraoni avrà davvero la forza e la capacità di restare fedele ai principi democratici, il cui presupposto dovrebbe essere la libertà di espressione e di pensiero. Ma se è così, allora la decisione del giornale Alwafd, politicamente contro Mubarak, di  pubblicare qualche giorno fa i Nomi e i Cognomi dei cosiddetti “Nemici della rivoluzione”, ovvero attori, cantanti e attrici che avevano espresso un giudizio positivo sull’operato di Mubarak, solleva legittime perplessità.

Una donna egiziana che lavora nel campo del turismo al Cairo ci ha detto del caso dell’attrice Nadea Elgenndy vittima di una campagna denigratoria  per avere consigliato ai giovani egiziani di non farsi strumentalizzare ma di crearsi una propria opinione, informandosi sulla storia dell’Egitto e sull’operato del presidente, la cui storia politica deve essere giudicata nell’intero arco (30 anni) della sua legislatura.

Come dimenticare, dice ancora, la sua difesa dell’Egitto nella guerra del’73 o la caparbia battaglia per  la restituzione dei territori del Sinai ed il grande sviluppo dell’Egitto che seguì.  Certo. non tutto era oro, c’era la corruzione, suo figlio si è intascato un sacco di soldi, ma è difficile accontentare ottanta milioni di abitanti e non va dimenticata la politica per la sicurezza del paese che in Egitto è forse più importante del pane.

Poi, è vero anche che il paese aveva bisogno di un ricambio ma non è demonizzando ed insultando Mubarak, ci dice la fonte egiziana,  e tutti quelli che esprimono un parere diverso che si fondano le basi per una democrazia reale. Molti volevano che Mubarak si dimettesse, ma tanti altri, (che non erano quella  minoranza che i media locali e stranieri volevano fare credere, ma milioni) gli erano affezionati ed avrebbero preferito che rimanesse fino alle elezioni di settembre. Ma era troppo tardi ormai, la miccia era innescata e fare un passo indietro poteva essere pericoloso.

I ribelli temevano la vendetta di Mubarak ed allora hanno alimentato la tensione alla ricerca di uno scontro fisico e di vittime da immolare sull’altare della rivoluzione democratica. Che ci fosse e ci sia una regia esterna (il partito islamico, l’Iran ed in parte l’America…) in tutte le rivolte del Nord Africa, a sentire fonti egiziane,  lo pensano in tanti: gli stessi che non credono che il post Mubarak porterà nel paese la democrazia, bensì una nuova dittatura di cui non se ne conoscono tuttavia né le intenzioni né le reali capacità di gestire la crisi economica e la sicurezza.

Chi pensa che si possa con uno schiocco di dita fare nuove leggi, eliminare la povertà e la disoccupazione è un folle visionario. Intanto l’esercito, che governa in Egitto dalla caduta del presidente Hosni Mubarak lo scorso 11 febbraio, ha reso noto che la repressione contro quei gruppi che intendono organizzare altre proteste  sarà durissima perché il paese ha bisogno di stabilità..

Ieri quindi le ultime manifestazioni e se in piazza Tahrir c’era chi festeggiava per la caduta di Mubarak, c’era anche chi in una piazza poco distante (circa cinquemila persone) porgeva il suo addio all’unico faraone deposto mentre era ancora in vita, che seguirà invece quella tradizione secondo cui i successori tentavano di sminuire il ricordo di chi li aveva preceduti.. E così come le statue di Hachpsut, unica donna faraone, furono deturpate dal suo successore per eliminarne il volto e la memoria, così il nome di Mubarak è già stato cancellato dalle intitolazioni di vie ed edifici. Perfino la stazione della metropolitana da lui fortemente voluta e realizzata ha già cambiato nome. Mentre su Google, dicono le fonti egiziane, è stata modificata in negativo la sua biografia..

Ora resta da vedere come evolveranno le rivolte negli altri paese del Nord Africa.
Sotto i riflettori oggi la Libia e la repressione di Gheddafi contro i suoi oppositori. Duecentottanta i morti confermati. Comune denominatore delle proteste  il cambio di governo, il carovita, le condizioni di povertà.  la corruzione nei ministeri e i privilegi di una limitata porzione di popolazione.

La rivolta, partita dalla Tunisia, ed  allargatasi in tutto il  Nord Africa sta assumendo proporzioni preoccupanti e  potrebbe aprire scenari apocalittici.  Israele intanto non dorme sonni tranquilli specie dopo l’autorizzazione data dall’Egitto alla Marina iraniana di fare attraversare il canale di Suez da due navi da guerra dirette in Siria. Una apertura all’Iran, dopo oltre trenta anni, che Israele ha definito una “provocazione”.

E mentre i popoli islamici sul Mediterraneo protestano chiedendo democrazia, in Italia, noi… non sembriamo curarcene, non  protestiamo affatto e continuiamo a digerire il presidente Berlusconi, i suoi attacchi al potere giudiziario e i suoi retorici bunga bunga…


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