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La nuova identità lituana e una birra a Vilnius!

La nuova identità lituana e una birra a Vilnius!

Un breve diario di viaggio rivela una terra di grandi conquiste cattoliche, di sanguinose crociate, di zar che impedirono finanche l’uso della lingua d'origine, della Germania nazista e della Russia Socialista. Un piccolissimo Stato, un quinto dell’Italia, in cui sono successe molte cose. E poi, spicca l'esperienza di Marco trapiantato da quache anno nella capitale

Cosa sappiamo – Noi Italiani – quando parliamo di Lituania? Quello che più conosciamo generalmente della Lituania riguarda le donne, tra le più belle d’Europa, e non solo; ma, aldilà di questo punto di merito, solitamente abbiamo grossa difficoltà a distinguerla dagli altri Paesi della Ex Unione Sovietica. Parlare di Estonia, Lettonia o Lituania per molti di noi è la stessa cosa.

Pochi sanno che la Lituania fu terra di grandi conquiste cattoliche, di sanguinose crociate, fu terra degli zar, che impedirono finanche l’uso della lingua lituana, della Germania nazista e anche della Russia Socialista. Un piccolissimo Stato, un quinto dell’Italia per avere un’idea,  in cui sono successe molte cose. Esempio di quella teorizzazione leninista dell’autodeterminazione dei popoli dal 1918 al 1940, anno a partire dal quale, a seguito dell’accordo Molotov-Ribbentrop, è stato soggetto a invasioni bilaterali, da parte dei tedeschi e dei sovietici. Stretta tra un mondo germanico luterano, uno slavo cattolico e uno slavo ortodosso, l’identità lituana si è formata nel corso dei secoli attorno al cattolicesimo, da un lato, che la univa alla Polonia ma la distingueva dalle altre nazioni Baltiche, e la lingua, dall’altro, che la riconnetteva al mondo baltico ma la distingueva questa volta dalla vicina Polonia.

E’ proprio da tutto ciò che è segnata la Lituania, da una storia interessante ed eterogenea che ha fatto si che questo Paese diventasse un mix, da un punto di vista architettonico, culturale e religioso. Camminando per le strade di Vilnius, la capitale, si nota questo miscuglio, un passaggio di consegne da una cultura ad un’altra; da un lato, la chiesa ortodossa e dall’altro, l’architettura sovietica. Poi, continuando a camminare ti ritrovi, senza volerlo, nel ghetto ebraico, con le sue scritte ancora leggibili sui muri. Ebbene sì, anche  Vilnius come Varsavia è stata la sede di un grosso centro di smistamento ebraico da parte dei nazisti. C’è da rabbrividire solamente a vederlo, e pensare che solo qualche decennio fa c’era una comunità segregata in pochi centinaia di metri quadrati che cercava comunque di vivere con dignità; è impressionante vederlo lì, proprio nel centro della città ma allo stesso tempo è importante per non dimenticare.

Vilnius, ma tutta la Lituania, dà la sensazione di voler staccare con il passato, vuole essere nazione e si vuole affacciare nel mondo occidentale, con tutti i rischi che ne derivano, probabilmente per il desiderio di assaporare l’intraprendenza della dinamicità.
E’ in questo Paese in continuo cambiamento, davanti una buonissima birra lituana, che incontro Marco, ragazzo di 29 anni, architetto di Catanzaro, che vive in Lituania ormai da cinque anni. Marco è un amico, un ragazzo con cui ho passato tanti anni della mia adolescenza, ma ora trovo qualcosa in più in lui. L’essersi  integrato e confrontato con un altro popolo lo ha fatto migliorare e crescere. Si trasferì in questo Paese per un motivo sentimentale e racconta: “
Incontrai una ragazza lituana di cui mi innamorai, in Francia. Inizialmente la andai a trovare ma poi decisi subito di trasferirmi a Vilnius, mi era subito piaciuta da un punto di vista architettonico. Feci prima l’Erasmus, poi decisi di rimanervi… pensa che avevo già iniziato a lavorare da non laureato. I ragazzi qui sono considerati una risorsa, una ricchezza, non come in Italia dove i giovani sono quasi un peso e che se non hai quarant’anni è difficile trovare qualcosa, almeno nel mio campo”.

Qual è stato il tuo impatto con questa realtà? “Guarda – spiega – inizialmente ero considerato come una persona che portava qualcosa di nuovo e di interessante. Raramente mi è capitato di essere considerato come uno straniero, mi sono integrato quasi subito anche se l’integrazione me la sono dovuta guadagnare, nel senso che se ti poni da superiore non vai da nessuna parte. Devi smettere di pensarla all’italiana”. Pensarla all’italiana! – esclamo nelle mia mente – “. 

Com’è considerato l’italiano medio da queste parti? “Viene visto come uno sfruttatore o comunque uno che si crede di essere dio sulla terra, anche perché gli italiani sono stati tra i primi ad esportare il turismo sessuale da queste parti, facendo tante promesse e poi…”

E dal tuo punto di vista che differenze ci sono tra il lituano medio e l’italiano? “Sotto il profilo culturale al lituano medio manca una base, conosce poco di quello che sta al di fuori del proprio territorio anche se ultimamente ho percepito la volontà di apertura nei confronti del Mondo. Per quanto riguarda l’italiano medio la penso come i lituani”.

Cosa rimpiangi dell’Italia? “Le amicizie, la famiglia e il senso della famiglia, visto che qui c’è molto individualismo, ma tornerei solo a parità di condizioni lavorative”.

Come vedi il nostro Paese ora ci guardi da un’altra punto dell’Europa? “Penso che l’Italia abbia paura di far muovere la massa, i giovani, perché potrebbero essere pericolosi per le poltrone che contano. L’Italia la sua cultura tende ad esportarla e, purtroppo, anche i suoi giovani”.

Che cosa hai imparato di più da questa esperienza? “Ho imparato a mettermi sempre in discussione e a relazionarmi con la gente, a metter da parte la paura del diverso e della diversità”.
Il nostro dialogo andrà avanti a lungo ma, nel sorseggiare la mia pinta di birra, non riuscirò a smettere di pensare alla paura del diverso…!


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