close
la memoria tradita di una strage di stato

la memoria tradita di una strage di stato

Nella vita di un attivista dei movimenti sociali, l’impatto con la storia della strage di piazza Fontana è traumatico. A scuola, ancora oggi, tanti insegnanti posseduti dalla retorica post-risorgimentale spiegano ai ragazzi che “lo Stato siamo noi”.

Nella vita di un attivista dei movimenti sociali, l’impatto con la storia della strage di piazza Fontana è traumatico. A scuola, ancora oggi, tanti insegnanti posseduti dalla retorica post-risorgimentale spiegano ai ragazzi che “lo Stato siamo noi”. Leggendo i documenti ed ascoltando i racconti di chi visse il passaggio dagli anni sessanta ai settanta in modo consapevole e partecipe, ci si rende conto invece di quanto sia falsa questa affermazione. Qualsiasi persona che abbia un briciolo di conoscenza della storia dell’Italia repubblicana, è in grado di capire che se lo Stato ha avuto la capacità di uccidere tante persone innocenti e coprire la verità per quaranta lunghissimi anni, è evidente che non siamo noi lo Stato. Allora, meglio stare da un’altra parte. Nell’università di Firenze ho avuto la fortuna di essere allievo del professore Pio Baldelli, ex direttore di Lotta Continua, studioso dei mass media, storico del cinema. Il suo corso era ricco di eventi prodigiosi, irripetibili. Ospitava artisti, intellettuali, personaggi carichi di magia. Baldelli dedicava spesso frammenti caldi delle sue lezioni alla ricostruzione storica della strage di piazza Fontana. Conosceva bene quella vicenda. Il giornale da lui diretto lanciò una campagna contro il commissario Calabresi, considerato dai movimenti il responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli sospettato ingiustamente di essere l’autore della strage e precipitato dal quarto piano della questura di Milano nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre 1969. Lotta Continua accusò apertamente Calabresi e lui querelò Baldelli. Si aprì un processo nell’ottobre 1970. Intanto veniva archiviata per “morte accidentale” l’indagine sulla morte di Pinelli. Durante il processo “Lotta Continua-Calabresi”, il giudice fu ricusato. La Corte d’appello accolse la ricusazione. A parere degli accusatori di Calabresi si trattò di un espediente per indebolire la richiesta di riesumazione dei resti del corpo di Pinelli, avanzata da Baldelli. Ricordo che il professore era una persona gioviale, allegra, molto dolce, dotata di una gran voglia di vivere e dialogare. Ma non dimenticherò mai il colore dei suoi occhi, la smorfia che gli copriva il viso tutte le volte che parlava della strage di Stato. Purtroppo è deceduto il 19 giugno 2005. Se fosse ancora vivo ed in servizio di insegnamento, oggi sarebbe tra i pochi a chiedere ai suoi allievi di osservare un minuto di silenzio nel quarantesimo anniversario di quell’orrore. Esiste da qualche parte una scuola, un’università, un qualsiasi luogo in cui si dovrebbe coltivare la memoria, disposto a fermare solo per pochi secondi le proprie attività… per ricordare una strage commessa dallo Stato?


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *