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la lingua inglese di nababbi e migranti

la lingua inglese di nababbi e migranti

I ricconi del mondo e i migranti che arrivano sulle coste italiane parlano in inglese cercando di comunicare cose diametralmente opposte. Chi cerca un pezzo pregiato, chi soltanto una scheda telefonica, ma molto spesso non si trovano interlocutori altrettanto preparati alla "novità" dell'inglese.

Per alcuni versi Crotone è una città di frontiera. Non tanto per quella specie di porto, che non ha mai “portato” troppa gente, ma piuttosto per le migliaia di migranti ed ex migranti che sono passati da qui o qui si sono stabiliti, interagendo in maniera più o meno sostanziale con gli indigeni. Mediorientali, europei dell’est, africani, rom, zingari ormai divenuti stanziali: raramente ci soffermiamo a pensare che ciascuno di essi è una storia di vita, è un bagaglio di esperienze, è qualcuno con cui stiamo condividendo il nostro passaggio su questa terra. Eppure il modo in cui un popolo si rapporta con gli stranieri è emblematico del suo livello culturale, della sua apertura mentale, del suo grado di sicurezza in sé. Parlare, confrontarsi, scambiarsi opinioni, chiedere informazioni su uno Stato straniero: sono tutti passaggi che facciamo volentieri con uno spagnolo, un americano, un australiano. E allora perché non farlo con un curdo, un ukraino, un nigeriano? Paura? Pigrizia? Sciocco senso di superiorità? Intanto potremmo iniziare anche solo a guardarci intorno con più attenzione, per vedere come reagiamo e quanto siamo pronti a confrontarci con il mondo. Eccovi due episodi che mi sono sembrati piuttosto significativi.

1 – Ero in una edicola in pieno centro, per fare un fax. Entra un ragazzo di colore, probabilmente somalo, che chiede “an information. Where can I find a phone card?” (un’informazione. Dove posso trovare una carta telefonica?”. Il panico s’impadronisce dei presenti: non ce n’è uno che abbia capito la domanda. Allora il ragazzo la ripete più lentamente, mimando il gesto del telefono e mostrando la carta telefonica ritratta sulla porta dell’edicola. Niente. Intervengo, e gli spiego in inglese dove deve andare. Lui mi ringrazia e mi spiega “lo sto chiedendo a un sacco di gente, ma qui nessuno capisce e parla l’inglese”.

2 – In città è arrivata una lussuosa nave da crociera. È zeppa di ricconi amanti del Made in Italy, pronti a fare spese folli nei negozi più esclusivi della città. Lo scrive persino il Comune in una nota stampa. I viaggiatori scendono, fanno un giro in centro, acquistano prodotti tipici e quindi entrano in alcuni negozi di “grandi firme”. Da qualcuno li vedo uscire di corsa: nessuno tra commessi e proprietari spiccica una sola parola d’inglese. E un paio di scarpe da 500 euro non le chiedi a gesti e a suoni onomatopeici. Semplicemente… le vai a comprare in un posto in cui ti capiscono.  

Capito? Il “bovero negreddo” fuggito dal suo paese del terzo mondo parla la lingua internazionale, proprio come il nababbo in crociera. Noi no.    


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