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La Chirurgia calabrese tra carenze e grandi professionalità

La Chirurgia calabrese tra carenze e grandi professionalità

CATANZARO. Intervista a Rosario Sacco presidente dell’associazione calabrese scienze chirurgiche alla vigilia della XVI edizione del congresso biennale. “Appropriatezza terapeutica e Chirurgia adeguata” è il titolo dell’incontro che si terrà che si terrà nell’Aula magna del seminario “S. Pio X”

 

Rosario Sacco presidente dell'associazione calabrese scienze chirurgiche

Rosario Sacco presidente dell’associazione calabrese scienze chirurgiche

Cosa è l’ACSC?

E’  la Società Chirurgica Regionale (fondat

a nel 1980 da illuminati Maestri di Chirurgia, che onoravano, con la loro opera, la Calabria di allora).

Ha rappresentato per più di 30 anni un momento ideale di aggregazione e di sintesi culturale dei Chirurghi Calabresi,  affiancandosi, senza peraltro sostituirle, alle Associazioni di categoria sviluppatesi in tempi successivi (ACOI, Associazione Chirurghi Ospedalieri ,  AURO Associazione Urologi Ospedalieri , etc

30 anni sono molti: cos’è cambiato?

È cambiato tutto! Allora, ad esempio, nella Associazione si riconoscevano specialisti di discipline chirurgiche attualmente separate dalla Chirurgia Generale, come l’Urologia, la Chirurgia Vascolare e l’Ortopedia.

Oggi, peraltro, in epoca di specializzazione esasperata, per i cittadini è anche difficile comprendere chi sia il Chirurgo Generale: un “superspecialista” che riunisce nella sua competenza il sapere di tutte le altre discipline? Questo è impossibile.

E allora sorge, legittimo (?), il sospetto che sia un “tuttologo” generalista, quindi privo delle particolari competenze che vengono oggi richieste a chi deve curare.


Ciò che dice non è molto confortante, può spiegarsi meglio?

In questo particolare momento è innegabile una crisi di identità della Chirurgia Generale che si riverbera, amplificata, nella nostra esperienza quotidiana. Perciò è essenziale un vivace e continuo approfondimento culturale. 

La nostra Associazione è riuscita in questi anni a rappresentare un punto di riferimento incentrato sull’approfondimento culturale della disciplina


La cultura non si inventa e non è di facile acquisizione; cosa pensa del nostro sistema formativo?

In Chirurgia,  la cultura non è un patrimonio di pochi eletti, esclusivo, ma deriva dalla elaborazione di esperienze vissute, sulla base del rigore metodologico scientifico. In Chirurgia è soprattutto prassi.

Non si possono formare nuovi chirurghi senza avere presente questa necessità.

In questo senso, purtroppo, la nostra situazione è carente. 

 

E’ quindi pessimista?

Al contrario: sono convinto della enorme forza vitale di nostri giovani, i quali sono cresciuti in una dimensione europea e hanno imparato a confrontarsi con i loro colleghi di altre latitudini, partendo da una realtà certamente più difficile, ma non disperata.


Cosa vuol dire?

Molti  reparti chirurgici calabresi sono di ottimo livello dal punto di vista delle capacità e della cultura chirurgica. 

Altro problema è quello organizzativo-gestionale, strettamente controllato dalla politica.


Ancora una volta, se le cose vanno male in sanità, è colpa della politica?

La politica è una categoria filosofica di cui non si può fare a meno. 

Il problema sono gli amministratori che vengono definiti “i politici” e che, per molti versi, hanno smarrito il significato  di un’altra categoria filosofica, e cioè l”etica”.

Ma questo, purtroppo, è oggi un difetto diffuso anche fra tutti i cittadini.


Quindi anche tra voi Chirurghi?

Non intendo fare una difesa d’ufficio della categoria.

Però desidero ricordare che, da tempo,  è in atto una demonizzazione di chi pratica la Chirurgia, con esagerazioni mediatiche (la famosa “malasanità”) e pretese miracolistiche.

Si dimentica che non può esistere una Chirurgia senza complicanze; che i medici (ed i chirurghi) operano per curare sperando di guarire: la pretesa garanzia di risultato dipende dalle leggi della biologia, oltre che dal saper operare.

Il dilagare del contenzioso concorre ad un decadimento della qualità della prestazione d’opera, perché i chirurghi sono spaventati dall’eccesso di pretese risarcitorie e si abbandonano ad una c.d. “medicina difensiva” che è lontana dal buon senso chirurgico.


Tutto ciò ha influenza sulle nuove generazioni?

Certamente.

La Chirurgia è sempre meno “appetibile”. 

Molte Scuole di Specializzazione registrano la mancanza di copertura dei posti disponibili. Tra poco non ci saranno più Chirurghi, come peraltro è già avvenuto nel Regno Unito e come sta succedendo in Francia.


Allora che bisogna fare?

Per tornare all’esperienza inglese, si dice che i chirurghi siano “overworking; underpaid; burnout”.

Che almeno la seconda di queste note dolenti, cioè l’essere sottopagati, venga corretta.


Appropriatezza terapeutica e Chirurgia adeguata. Può spiegare cosa significa?

Nella prima parte del Congresso si parlerà del trattamento del cancro gastrico e del cancro del retto. Si tratta di patologie dove non sono possibili improvvisazioni o, peggio, carenza di cultura, e in cui  è necessaria una stretta integrazione con altri specialisti (radioterapisti, oncologi medici).

Al Congresso li ascolteremo (mi fa piacere ricordare che sarà presente il Prof. Cognetti, Catanzarese illustre) e con loro ci confronteremo.

Nella seconda parte affronteremo il problema delle scelte di materiali protesici per la correzione di ernie e laparoceli.

Oggi l’eccesso di offerta della tecnologia, spesso eccessiva, può portare ad incertezze, ed è necessario ritrovare un filo conduttore che riporti la prassi chirurgica nella correttezza ispirata al buon senso chirurgico

 

La sede del Congresso è presso lo storico Seminario Diocesano di Catanzaro: perché non ha scelto i bei locali del Policlinico di Germaneto?

C’è in questa scelta un significato simbolico, un richiamo alla unitarietà della chirurgia calabrese, e, in particolare, a quella catanzarese. In questo senso l’allocazione in una sede estranea, sia all’Ospedale “Pugliese” che al Policlinico Universitario, ma comunque rappresentativa della storia di Catanzaro, vuole ricordare lo stretto incardinamento del  nostro lavoro nella vita cittadina.

In questo senso devo ricordare che tra noi, chirurghi operanti in Catanzaro, è da tempo vivace una collaborazione in sintonia con quella “integrazione funzionale” tra le aziende di appartenenza, attesa ed auspicata.

 


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