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Iran, l’eco della rivoluzione…

Iran, l’eco della rivoluzione…

Mentre la Repubblica Islamica si appresta a celebrare il suo anniversario, il mese prossimo, si fanno sempre più evidenti le similitudini tra la crisi attuale e quella che 31 anni fa portò alla rivoluzione. Ciò traspare dal tentativo di Khamenei di operare richiami basati sulla propria esperienza bellica

Terramara intende riportare la notizia nel modo più autentico e veritiero. Le vicende in corso in Iran ce ne danno l’occasione.  Basti considerare che l’esiguo numero di giornali on line iraniani, soggiace alle censure e ai severi controlli  di un regime, che non esita ad interrompere le comunicazioni telefoniche, impedire che i quotidiani vadano in stampa e ad oscurare il segnale dei nuovi mezzi di informazione disallineati.

Di seguito un resoconto tratto da Tehranbureau (traduzione di Michele Gigliotti).

Mentre la Repubblica Islamica si appresta a celebrare il suo anniversario, il mese prossimo, si fanno sempre più evidenti le similitudini tra la crisi attuale e quella che 31 anni fa portò alla rivoluzione. Ciò traspare con più chiarezza dal tentativo del leader supremo Ali Khamenei di operare richiami –basati sulla esperienza fatta durante il periodo della Rivoluzione Islamica- sull’opportunità di impiegare strategie difensive contro il Movimento Verde.

L’imput alla Rivoluzione, cui Khamenei si riferisce, avvenne dopo che l’Ayatollah Shariatmadari chiese a tutti gli iraniani di osservare il c.d. arba’een, un periodo di osservanza religiosa che dura 40 giorni, a partire dal giorno dell’Ashura (giorno in cui sono scoppiate le attuali proteste) per commemorare i caduti per mano delle forze di polizia dello Scià durante le proteste in Qom il 7 gennaio del 1978. Quelle proteste furono la alle accuse diffamatorie da parte dello Scià riguardanti l’Ayatollah Khomeini, descritto come un alcolista asservito al popolo Britannico.

Le commemorazioni ebbero luogo in tutto l’Iran ma in Tabriz, paese natale dell’Ayatollah Shariatmadari, si formarono “focolai” antigovernativi, attirando pericolosamente l’attenzione delle forze di polizia. La schiacciante tirannia del Governo inaugurò un ciclo che portò alla uccisione dei contestatori da parte della polizia dello Scià.

Una tendenza simile si è registrata nei quindici giorni scorsi. Infatti, il regime di Khamenei, in coincidenza del funerale dell’Ayatollah Montazeri ha tentato di scoraggiare i raduni anti governativi. L’azione governativa ha raggiunto il suo culmine durante la celebrazione dell’Ashura, con la pesante azione repressiva delle proteste (ancora in atto).

L’attuale repressione sembra prestare attenzione a ciò che lo Scià aveva trascurato, invece, nel 1978. Infatti, dopo le recenti proteste in Qom durante la celebrazione per la morte dell’Ayatollah Montazeri, il Governo Iraniano, a quanto si dice, ha proibito, fuori della zona di Qom, tutte le cerimonie di commemorazione ad una settimana dalla sua morte. Questa decisione rivela i timori del Governo circa l’enorme popolarità di Montazeri e la paura che il suo messaggio possa dar vita ad un fronte antigovernativo unito. Il Governo, inoltre, già prima del giorno dell’Ashura aveva mobilitato le forze di sicurezza e i temibili Basij (la polizia al comando dei Guardiani della Rivoluzione e del Supremo Ayatollah).

La volontà di politicizzare uno dei giorni più santi dell’anno con strategie che ricordano la legge marziale sono state un errore più che una efficace manovra. Invece di contenere le proteste con la sua forza bruta, molti credono che il Governo possa aver provocato involontariamente un nuovo impavido fronte all’interno dell’opposizione. La sorprendente rappresaglia dei dimostranti contro le forze di sicurezza è il segno di un cambiamento strategico nel Movimento Verde.

Basti ricordare che la Rivoluzione Islamica nacque da una ribellione esplosa durante l’estate del 1978, quando due importanti eventi seguirono allo spargimento di sangue avvenuto nella prima metà dell’anno. Le proteste crebbero in numero ed intensità quando fu chiaro che Khomeini e la sua politica xenofobica avrebbero unificato gli Iraniani in un modo che ai leader politici dell’opposizione e agli Ayatollah più moderati riusciva impossibile.

Lo Scià reagì di nuovo con una estrema esibizione di forza, che si trasformò nel primo evento monumentale, ricordato come il massacro del venerdì nero.

Khomeini incitò gli scioperi in segno di protesta per gli uccisi, e i paralizzanti effetti creati da quelle agitazioni, portarono lo Scià a richiedere l’espulsione di Khomeini dall’Iraq. L’effettiva espulsione da Najaf e il conseguente esilio a Parigi rappresentarono il secondo evento che consolidò definitivamente la Rivoluzione Islamica.

Da Parigi, Khomeini dispose di un nuovo rumoroso “megafono”, avendo accesso al sistema mediatico occidentale. Lo Scià, a differenza di quanto faccia oggi Khamenei, sottovalutò il la forze rappresentata dai media per un movimento di opposizione. Infatti, il regime di Khamenei ritiene prioritario limitare la comunicazione (siti web oscurati, comunicazioni telefoniche interrotte ecc.). Tale strategia governativa è stata ben documentata e raccontata durante gli ultimi sei mesi, ma l’applicazione di nuovi metodi sta venendo in superficie. Si tratta principalmente di attività legate alle Moschee con orientamenti in sintonia con il Movimento Verde.

Ad esempiuo, la morte di Seyed Ali Mousavi (nipote di Moussavi, leader dell’opposizione) è un chiaro esempio del tentativo del Governo di sopprimere i funerali in quanto pericolosi punti di ritrovo. I funzionari del Governo, infatti, hanno immediatamente sequestrato le spoglie del giovane Moussavi, affermando la necessità di procedere alla sua identificazione. Ma lo scopo era ovviamente di differire il suo funerale, per evitare ulteriori disordini. Non a caso è stato registrato lo sparo di gas lacrimogeni tra coloro (migliaia) che hanno raggiunto l’ospedale, dove era stato condotto il corpo del giovane ucciso.

Per quanto drastica e incomprensibile una scelta possa essere, essa potrebbe segnare un errore di calcolo da parte del Regime di Khamenei considerato che Seyed Ali è stato seppellito durante una ristretta e silenziosa cerimonia secondo i voleri delle autorità del governo.

Lo Scià ha fortemente sottovalutato il potere della gente durante il suo governo. Gli elementi di quella Rivoluzione si diffusero e sobbollirono durante tutto un decennio, che produsse ricchezze legate all’estrazione del petrolio. Tali ricchezze non furono mai accessibili alla classe media e al ceto dei lavoratori. Il movimento di protesta crebbe e soffrì pesantemente per mano delle forze di polizia dello Scià e della SAVAK (la terribile polizia segreta che operò tra il 1957 e il 1979)

Ad ogni modo, basterebbe cambiare i nomi dei protagonisti dei precedenti paragrafi della storia Iraniana per comprendere cosa sta avvenendo oggi. L’analisi dei due periodi presi in considerazione mostra molte similitudini su entrambi i fronti della lotta.

Khamenei si è accorto del fallimento dello Scià nell’instaurare un confronto offensivo con un movimento di opposizione. Ma prendendo tali mortali e audaci decisioni, egli e il suo regime mostrano tendenze disallineate rispetto ad una grande porzione del popolo iraniano, lo stesso che alla fine portò lo Scià a dimettersi.

Fonte:http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/tehranbureau/2010/01/fighting-revolution.html

 


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