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Il Sud? “Una comunità di furbetti e approfittatori”

Il Sud? “Una comunità di furbetti e approfittatori”

Secco il commento dello storico da molto tempo alle prese con studi sul Mezzogiorno e sulla 'ndrangheta.
"E' la vecchia storia del Sud che prende e non dà – sottolinea lo studioso – in una comunità dove persistono clientelismo ed economia assistita, dove la classe dirigente è incapace di programmare ed attuare uno sviluppo autonomo". La via d'uscita? "Eliminare ingiusti e dannosi privilegi"

“È la vecchia storia del Sud che prende e non dà. Ma questa volta c’è da crederci. A dimostrarlo è uno studio Bankitalia che rivela: un euro investito in infrastrutture ad esempio, in Abruzzo, genera 0,8 euro di Pil, quando in Veneto ne produrrebbe 1,11.  Come mai? Colpa della corruzione, di una minore efficienza della spesa e anche della geografia sfavorevole. Fatto sta che il Sud Italia riceve dallo Stato molto più capitale pubblico rispetto al Pil che genera, di quanto non avvenga nelle regioni del Centro Nord, ma i risultati sono notevolmente inferiori e anche l’effetto benefico sull’economia e sul lavoro tipico di ogni investimento pubblico in infrastrutture subisce un drastico ridimensionamento”.

La studio di Bankitalia mette in evidenza uno degli aspetti più drammatici della questione meridionale, la persistenza di comportamenti e mentalità profondamente radicati in classe dirigente e politica del Mezzogiorno, e non solo, abituata a clientelismo ed economia assistita, tutta attenta e protesa al proprio bene e per nulla attenta e preoccupata del bene comune e dello sviluppo.  Si è in presenza di una comunità fatta da tantissimi “furbetti” e approfittatori, che vive di contributi comunitari e statali adoperati esclusivamente per se stessi,  per i propri parenti, per gli amici, per gli amici degli amici.

Una siffatta mentalità e comportamento costituisce un grandissimo ostacolo per quanti – ce ne sono, ma sono destinati a una vita dura e grama – vogliono o cercano di mettere in moto un sano ed efficace meccanismo di autonoma crescita in grado di far uscire il Mezzogiorno da una consolidata situazione di sottosviluppo e di  arretratezza. 

Se ad un’economia di rapina si aggiungono il devastante peso della criminalità organizzata e la collusione di ‘ndrangheta e parte della classe politico-dirigente, si comprenderanno gli ostacoli, insormontabili, da superare per un decollo del Sud. La situazione è ancora più grave se si tiene conto della diffusione di alcune mentalità e comportamenti in zone del Paese  immuni da fenomeni delinquenziali caratteristici del Sud. Spesso, alcuni meridionalisti  hanno sottolineato che il progresso  del Mezzogiorno non può avvenire se non si trasferiscono risorse economiche aggiuntive e consistenti.

Il problema non è solo economico, nel Mezzogiorno manca una classe dirigente capace di programmare ed attuare uno sviluppo autonomo in grado di risolvere annose e persistenti problemi economici e sociali, manca un efficace sistema formativo. Il clientelismo è ancora ben presente, è assente una classe imprenditoriale che voglia promuovere un sano sviluppo, che, al continuo lamento e alla continua richiesta di fondi, sostituisca un fattivo e costante impegno, che non costruisca aziende e impianti destinati al fallimento prima di iniziare,  depredando – è capitato e capita spesso – fondi pubblici.

E’ necessario che ognuno si impegni e lavori per un concerto ed effettivo cambiamento del Sud, senza sperare che altri (chi?) risolvano i propri problemi.

E’ necessario eliminare ingiusti e dannosi privilegi, diffusi e consolidati parassitismi e, soprattutto, mentalità e comportamenti che tendono all’arricchimento o, spesso, alla sopravvivenza senza offrire un contributo di effettivo lavoro, senza una decisa  volontà di cambiamento.

E’ necessario che ognuno dia il massimo  di se stesso, in caso contrario il Sud conoscerà fenomeni di regressione e di involuzione già in parte iniziati e sarà sempre più  assimilabile a paesi del terzo mondo.


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