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Il sacrificio di padron N’Toni e i sogni del giovane nipote

Il sacrificio di padron N’Toni e i sogni del giovane nipote

Il romanzo verista per antonomasia in cui i dialoghi tra i personaggi rappresentano l'essenza che ha fatto dei "Malavoglia" un capolavoro indiscusso. L'undicesimo capitolo è quello del confronto, in cui si contrappongono la caparbietà del vecchio alla voglia di sfuggire alla rassegnazione.

“I Malavoglia” di Giovanni Verga può senz’altro essere considerato il romanzo verista per antonomasia.
L’autore, pur documentando con perfetta meticolosità gli ambienti e le ideologie del panorama narrato fa si che a farla da padrone siano i dialoghi tra i personaggi nella loro saggia quanto pessimistica grezzezza, incarnando così i canoni della propria corrente.


L’undicesimo capitolo è quello del confronto.
Un confronto che si prospetta fin dall’inizio poco costruttivo, data la caparbietà con la quale sia Padron N’Toni che il giovane N’Toni porteranno avanti le proprie convinzioni. Padron N’Toni, capostipite di una famiglia ormai distrutta, alla ricchezza facile proposta dal nipote preferisce il sacrificio che gli faccia recuperare l’orgoglio, la dignità e la forza per continuare a lottare. Egli vuole morire sereno nella casa e tra i sassi che lo hanno visto nascere e crescere.

Il bisogno di riscatto si manifesta diversamente in T’Noni che vede l’apice della sua felicità nella città industrializzata e per quanto abbandonare i suoi cari lo addolori, la voglia di varcare i confini di  una realtà troppo stretta e inerme è più forte.
Al di là della sterile retorica è indubbio che il nascere in un contesto meridionale è per molti aspetti penalizzante, viste le evidenti difficoltà a costruire un’identità politica, economica e sociale inattaccabile.

Tale divario è già riscontrabile nella visione distorta che un giovane umile e pieno di aspettative ha della città:’ oasi di serenità, ozio e denaro, non pensando a come in una società avanzata non sarebbe il lavoro a diminuire ma di certo proporzionalmente alla fatica aumenterebbe la paga.

E’ pienamente condivisibile il desiderio di migliorare il proprio status ma se questo significa, come giustamente sostiene l’anziano, alienarsi facendo scorrere la vita senza l’affetto familiare e rinunciando alla soddisfazione che un pezzo di pane guadagnato con impegno può dare, tanto vale continuare a mandare giù il boccone amaro di una sorte a volte troppo ingiusta.

La concezione tradizionalista di Padron N’Toni traspare da alcuni saggi proverbi con i quali egli esorta il nipote a non partire, che però evidenziano proprio quella rassegnazione a cui il giovane vuole sfuggire. La ragione sta nel mezzo, come si suol dire: per quanto estremamente difficile, la soluzione migliore sarebbe restare e domandarsi cosa fare per rendere fertile un terreno arido ma se nel duemiladieci nessuno c’è ancora riuscito come possiamo pretenderlo dall’ottocentesco N’Toni?

Roberta Cricelli, classe II^G dell’Istituto E. Fermi – Liceo delle scienze umane


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