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Il popolo non crede più ai miracoli!

Il popolo non crede più ai miracoli!

La vita dei comuni mortali è tutt’altro: è preoccupazione continua per i conti che non tornano: i mutui, i prestiti, le bollette, le spese mediche. Qui, ci vuole una rivoluzione! In tanti lo dicono ma nessuno lo fa. Allontaniamoci dagli schemi dei partiti e dagli imbonitori di piazza. Usciamo soddisfatti dall'urna per aver fatto una scelta giusta

Qui ci vuole una rivoluzione!  In tanti lo dicono ma nessuno la fa. Il periodo è forse il peggiore dal dopoguerra in poi. Lo vediamo concretamente dai titoli di testa di giornali e tg. stabilimenti che chiudono, operai in protesta sulle gru, nelle strade, davanti alle sedi istituzionali, terrorizzati dallo spauracchio della cassa integrazione e della disoccupazione, gente che si da fuoco o si vendica per essere stato licenziato, giovani che, abbandonati i sogni di gloria e nonostante una laurea ottenuta con tanti sacrifici, si ritrovano a lavorare in un call center quando va bene per una manciata di euro. Invece, ci sentiamo dire che la crisi non c’è e che bisogna essere ottimisti. 

Chi lo afferma ovviamente è distante anni luce dal mondo reale. La vita dei comuni mortali è tutt’altro: è preoccupazione continua per i conti che non tornano: i mutui, i prestiti, le bollette, le spese mediche (che in Calabria sono spaventose: 45 euro per una visita pediatrica passando dal pronto soccorso, e non parliamo dei ticket sulle medicine, altro che welfare! Qui, se ti ammali sei fregato!) E le pensioni? Ridicole! Si esauriscono con le spese per l’affitto di casa. Ma quanto ancora bisogna scendere nel baratro per dire basta? “Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola” –  diceva  Adolph Hitler -, che di comunicazione di massa era fin troppo esperto. La bugia però oggi è svelata e la gente comune ai miracoli pare non creda più, almeno in parte. Come poi questa consapevolezza si renderà palese lo sapremo solo il giorno dopo le elezioni. Anche se, come diceva Carl William Brown, bisogna stare attenti perché “mentre il governo vi frega, l’opposizione vi da l’illusione di salvaguardare i vostri diritti e, quando finalmente le cose cambiano, l’opposizione va al governo ed il governo va all’opposizione e voi continuate tranquillamente  ad essere fregati”. Ed allora, facciamo un attento esame della situazione, votiamo per il più credibile, sempre che ci venga data la possibilità di scelta (in Campania l’appoggio al candidato del Pd, De Luca, può costare caro a Di Pietro in termini di voto d’opinione), allontaniamoci dagli schemi dei partiti e dagli imbonitori di piazza.

Usiamo la testa, non facciamoci rabbonire dai giornali di parte, spegniamo le televisioni oppure sentiamo tutte le campane senza preclusioni o preconcetti e poi, nel segreto dell’urna, usciamo soddisfatti per avere fatto una volta tanto una scelta giusta e coerente, il meno possibile inquinata da false promesse o per favorire l’amico o il parente perché tanto il tempo delle vacche grasse è finito per tutti.

Certo, in Calabria la situazione è ancora più drammatica. La scelta è tra il Pdl, che con l’Udc appoggia il sindaco di Reggio Calabria, Scopelliti; Pippo Callipo, che con l’Idv ha scelto di correre, da solo, rifiutando, forse per paura di una trappola, di partecipare al balletto delle primarie del Pd (“si fanno, no, non si fanno, ricompattiamoci su Loiero, no, forse si, si si, meglio di si, dai facciamole il 7, Censore si ritira, poi ci ripensa, anzi facciamole il 14 febbraio, si, si,  così sembra che siamo democratici e che a decidere sia il popolo di centrosinistra…!!!!”) ed il candidato del Pd,  che sarà “democraticamente scelto” tra Loiero, Bova e Censore alla faccia del rinnovamento. E così, mentre Scopelliti è in campagna elettorale da tre mesi, il Pd ancora deve scegliere. Quando si dice che le idee sono chiare!

E…per concluderla alla Totò. “A proposito di politica …c’è qualcosa da mangiare?”


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