close
Gli operai della valle crati e la perenne emergenza rifiuti

Gli operai della valle crati e la perenne emergenza rifiuti

cosenza. "deve essere natale per tutti o per nessuno? se non ci pagano da mesi e mesi come possiamo viverlo serenamente con le nostre famiglie?" questa la voce dei lavoratori. a margine, l'episodio dell'albero di natale gettato dalla finestra di palazzo dei Bruzi che ha sollevato un polverone di critiche dal fronte istituzionale. sullo sfondo, una cattiva amministrazione

Con quell’albero di Natale che volava dalla finestra del palazzo dei Bruzi è andata a fuoco pure la dignità di Cosenza.

Ma non sono stati gli operai della Valle Crati a bruciarla. Al contrario, è stata l’amministrazione comunale, responsabile di questa emergenza rifiuti senza fine. Troppo facile rifugiarsi dietro la retorica del rispetto verso i simboli sacri.

Il messaggio degli operai in lotta era chiaro e condivisibile: “Deve essere Natale per tutti o per nessuno. Se non ci pagano da mesi e mesi, come possiamo viverlo serenamente con le nostre famiglie?”. Ed hanno ragione gli operai. Stavolta non si regge in piedi l’ipocrisia delle “anime belle” che attraverso i mass media condannano il loro gesto disperato. Non è questione di alberi ed alberelli.

La realtà è più cruda. Ed è sotto gli occhi di tutti. Chi avrebbe la responsabilità politica di risolvere il problema a Cosenza, non vuole risolverlo, perché non gli conviene farlo. Per i vertici cosentini del Pd, per il sindaco Perugini, per i tanti alligatori che abitano la palude dei partiti, i lavoratori della Valle Crati rappresentano un potenziale bacino di voti inesauribile, come lo sono decine di altre società che gravitano intorno a tutte le amministrazioni locali. Se la loro posizione lavorativa si stabilizzasse, smetterebbero di essere un serbatoio di schede elettorali umane.

Con un contratto a tempo indeterminato, infatti, sarebbero liberi di scegliere e di ragionare. Assicura più voti la paura che la gratitudine. Per i politici, l’emergenza dunque deve essere permanente. Anzi, bisogna farla precipitare, in modo che possa trovare forza e slancio il progetto di un inceneritore nell’area urbana, spacciato come unica soluzione del problema. In realtà, sarebbe una nuova pioggia di denaro per le multinazionali che già premono per costruirlo e per gli amministratori che ne ricaverebbero un’ulteriore manciata di clientele, a spese dell’ambiente, dei lavoratori e della vivibilità dei nostri marciapiedi. E non è vero che quegli operai in lotta sono il frutto del modello amministrativo manciniano. In effetti, all’epoca si concedeva un reddito minimo precario alle fasce più degradate della città, spolpando le casse comunali. Però il ciclo dei rifiuti è una storia ben diversa. Persino i neoliberisti più accaniti, i nemici del Pubblico, ammetteranno che lo smaltimento dell’immondizia non sarebbe una voce di spesa parassitaria.

Gestito in modo razionale, se ne potrebbero ricavare soldi a palate, a patto però che si rinunci al sistema attuale, basato su assunzioni clientelari, raccolta indifferenziata dei rifiuti, interessi sporchi e termovalorizzatori. Quello attuale è un sistema in cui non troveranno mai posto l’alta formazione degli addetti alla raccolta, la differenziata porta a porta e l’assorbimento degli operai Valle Crati in una società che operi soltanto sul territorio cittadino. Qualsiasi ipotesi di continuare a consorziare i comuni sarebbe infatti fallimentare, perché è noto che purtroppo non versano le loro quote.

Inoltre, la cooperazione intercomunale è frenata dagli interessi contrapposti delle famiglie politiche regnanti. Ma se il comune di Cosenza operasse nell’ottica di risolvere veramente il problema, il mondo girerebbe al contrario. E gli alberi di Natale non avrebbero più bisogno di suicidarsi.

 

 

 


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *