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Giustizia, ecco la drammatica realtà delle carceri

Giustizia, ecco la drammatica realtà delle carceri

Uno screening attento ed aggiornato restituisce all'immaginario collettivo la verità sulla vivibilità dei penitenziari italiani e sugli atavici problemi strutturali. Lo studio, inoltre, secondo alcuni dati offerti dal Dap, rivela che i detenuti adulti, in Italia, sono 56 mila, distribuiti in 205 strutture sul territorio, confermando un eccesso spropositato calcolato in 14 mila unità.

Quando si pensa alle carceri lo si fa quasi sempre con distacco. L’empatia risulta limitata da un istinto di preservazione e l’immedesimazione risulta difficile. Il compito risulta facilitato però dai film del genere evasione, dove, il più delle volte, l’innocente detenuto recupera la sua libertà con un fugone rocambolesco. La storia finisce quasi sempre con un bel happy ending che ci fa sorridere  tirare un sospiro di sollievo. Ma proviamo a riportare la telecamera indietro e ad immaginare una fuga andata male, la condanna per tentata evasione e un ulteriore fardello di sofferenza e anni di carcere da scontare. In questo caso bisognerà fare i conti con una cella quattro metri per tre, spazi angusti e insufficienti, condivisi con sconosciuti dai visi poco raccomandabili e il deterrente rumore dei manganelli urtati volutamente dai secondini contro le gelide inferriate delle celle. Posti in cui anche l’aria sembra vecchia e il tempo appare distorto e dilatato.

Bando all’immaginazione, la situazione carceraria è puntualmente descritta dal Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) secondo cui sono 56mila i detenuti in 205 carceri, 14mila più del regolare con oltre 9mila tornati in prigione dopo aver avuto l’indulto. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria spiega che è un numero che equivale al 36 per cento dei reclusi usciti con il provvedimento di clemenza. In base alle cifre Dap, al 30 settembre, i detenuti adulti sono 56 mila 768, 13 mila 776 oltre il regolamentare (42 mila 992) e poche migliaia meno del tollerabile (fissato in 63 mila 423). Le donne in carcere sono solo 2 mila 548. Forse questi dati basterebbero a rendere più nostalgico lo sguardo rivolto verso l’esterno da chi dietro le sbarre consumerà la propria esistenza. La popolazione detenuta, in Italia, è cresciuta negli ultimi dieci anni dell’80per cento. A fronte di spazi e strutture rimasti sostanzialmente invariati. E quindi sempre più invivibili.

Ci sono detenuti stipati in posti in cui si fa una rigida economia dello spazio. Basti pensare che a Poggioreale dovrebbero essere in mille 308, ma ci stanno in più di 2 mila 200. Per lo più stranieri. E le cose non vanno meglio a Regina Cœli, San Vittore. Ci sono quelli che stanno in edifici vincolati dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici, in stabili costruiti nel Sette-Ottocento, decadenti e privi di spazi si socialità, di aree verdi e di qualunque struttura sportiva. Ci sono quelli che stanno nelle carceri più nuove.

Ad Asti i consiglieri regionali radicali del Piemonte hanno denunciato che il carcere costruito, nel 1990 non è mai stato allacciato alla rete idrica: l’acqua è prelevata grazie a dei pozzi artesiani da una falda molto calcarea che danneggia tubature e caldaie, quindi docce, celle e cibo freddi. A Catania non solo non fa freddo, ma non vi sono problemi di fornitura dell’acqua.

Poi ci sono quelli che vivono nelle cosiddette “carceri d’oro”, progettate per fronteggiare l’emergenza terrorista. La priorità è data alla sicurezza, a scapito della vivibilità. Lontane dai centri abitati e mal servite dai mezzi pubblici.

Eppure, tutte le carceri hanno qualcosa in comune: hanno tutte (o quasi) bagno e cucina nello stesso locale; cambio lenzuola ogni 15 giorni; cesso alla turca o water separato dagli sguardi e dalla vita degli altri da un muretto alto appena un metro e poi decadenza e decrepitudine.

Il personale è insufficiente. Gli assistenti sociali in organico dovrebbero essere mille 630; gli effettivi sono mille 235 (- 395). Gli educatori previsti in organico dovrebbero essere mille 376; gli effettivi sono 588 (- 788). Dei 95 psicologi previsti, ne risultano presenti 4 (-91). I medici, dei 42 previsti, sono presenti 20 (- 22). Per quanto riguarda il settore della professionalità Organizzativa e delle Relazioni-Direttore, l’organico previsto corrisponde a 653 unità fra direttori coordinatori, direttori e collaboratori; se ne contano invece 440 in tutto (- 213). L’assistenza sanitaria in carcere è stata assegnata alle Asl, sui cui mezzi e know how, necessari ad operare nei luoghi di restrizione della libertà, ci si interroga seriamente. La situazione è particolarmente grave per quanto riguarda i tossicodipendenti. Dei 55 mila 275 detenuti presenti al 31 dicembre 2001, 15 mila 442 erano tossicodipendenti (27,94 per cento).mille 421 erano i detenuti sieropositivi all’Hiv (2,57 per cento del totale). Di questi, 169 erano in Aids conclamato (al 31 dicembre 2000 erano 128). I detenuti in trattamento metadonico erano mille 686 (11 per cento del totale).

Ci si scusa per aver trascinato il lettore in un incubo e, stando così le cose, si consiglia la visione di film in cui il detenuto riesce sempre a recuperare libertà e dignità ingiustamente sottratte.

 


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