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Fumetti di impegno civile: ecco Yugoland

Fumetti di impegno civile: ecco Yugoland

PERUGIA. Un gruppo di studenti catanzaresi residenti nel capoluogo umbro ha promosso una serie di eventi culturali riguardanti il Graphic Novelism. Ieri la presentazione dell’ultimo lavoro edito da BeccoGiallo. La casa editrice padovana impegnata nella cronaca a fumetti si presenta con questo libro alla letteratura da viaggio.

 

Yugoland non  è solo un lungo viaggio nei Balcani, e lo si capisce subito quando scorrono piacevolmente le parole e i km, scorrono come la storia di una jugoslavia che (forse) non c’è più.

Scritta da Andrea Ragona (presidente di Legambiente Padova) e disegnata dall’artista bolognese Gabriele Gamberini (già autore con BeccoGiallo di “Dossier Genova G8”), Yugoland è un’utile guida eno-politica fatta di incontri, interviste, fumetti, spiagge da sogno, resoconti musicali e consigli gastronomici. Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Macedonia, Montenegro, Kosovo: il libro è un modo per scoprire meglio i nostri vicini di casa, per individuare nuove e non consuete mete estive senza dimenticare la guerra che ha distrutto la Jugoslavia, ma anzi cercando di offrire nuove chiavi interpretative a quella che non è stata soltanto una “guerra etnica”.

La dimensione del viaggio e della scoperta a fumetto, gli acquerelli delle cartoline e delle foto evocano, raccontano, accennano e avvicinano.

Invitano ad approfondire, a conoscere, a partire.

Un viaggio storico ed ecosostenibile, “cercando la Yugosfera  con un pizzico di yugonostalgia”. Yugoland è una originale graphic novel rivolta non solo a chi ha amato la Jugoslavia e a chi ama i Paesi nati dalle sue ceneri; ma è un libro per tutti.


Un passo del libro:


La Jugoslavia è una bici. Il manubrio è la Croazia, perché la sua guida, il maresciallo Tito, era croato. Il telaio, la struttura portante, è la Serbia. I pedali, motore economico del tutto, la Slovenia. Le ruote, amalgama delicato di aria, acciaio e gomma, sono la Bosnia. La sella,  che si sfila dal telaio senza clamore, il Montenegro. La catena, piccola parte a servizio del tutto, la Macedonia. E infine il campanello: il Kosovo. Nel 1989 si è messo a suonare. Ma nascosto dal frastuono del muro che cadeva, nessuno l’ha sentito.


Dagli ultranazionalisti serbi al più grande (e selvaggio) Festival della Tromba del mondo, dalla guardia del corpo del Maresciallo Tito che si reinventa produttore di Rakija (la temibile grappa balcanica) alla statua di Rocky eretta in segno di ambigua prosperità occidentale, Yugofobici contro Yugonostalgici, truffe e bassi espedienti di frontiera. Vignettisti resistenti, redazioni di giornali che prendono misteriosamente fuoco, la vera storia degli elefanti di Brijuni (la residenza del Maresciallo Tito). Tutto questo (e molto altro ancora) è Yugoland. Istria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia e ritorno. Belgrado, Zagabria, Sarajevo, Mostar, Skopje conosciute e vissute in auto, in bici, a piedi.



Dall’intervista a Svetlana Broz (nipote del maresciallo Tito e cardiochirurgo durante la guerra):

I giovani costruiranno dei Balcani diversi se avranno voglia e forza di democratizzare la società lungo il sentiero della diversità. Sarà questo il modo migliore per riparare agli errori della mia generazione.

Ascolta l’intervista audio a Guido Ostanel fondatore e direttore di BeccoGiallo, registrata nello studio di Piazza Duomo di  Radio Popolare Catanzaro:

 https://www.terramara.it/radio-popolare-catanzaro/3420-BeccoGiallo-sfida-del-grafic-novelism.html


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