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Frane in Calabria: “Su quei terreni non si poteva edificare”

Frane in Calabria: “Su quei terreni non si poteva edificare”

E' stato molto chiaro il capo della Protezione civile, Bertolaso, in visita in Calabria. Ed una volta arrivato in contrada Janò, una delle zone maggiormente danneggiate, nell'area del capoluogo di regione, ha ribadito il concetto senza mezzi termini. Ma ora chi risponderà delle conseguenze? Da almeno quindici anni che tutti sapevano che quello era un terreno franoso

Già nel nome forse il destino di un futuro incerto. Rombolotto da rombolare. L’onomatopea di una frana. Livio citava “E non portavano altre arme, che rombole e pietre per rombolare”, sfondare.  Così il quartiere Janò Rombolotto è oggi uno dei punti più colpiti nella provincia di Catanzaro da un movimento franoso che, iniziato quindici anni fa in sordina, ora non accenna a fermarsi. Il territorio è monitorato ventiquattro ore su ventiquattro per controllare che la frana non diventi troppo pericolosa nel qual caso vi sarebbero altre centinaia di famiglie a rischio sgombero. Insomma un disastro. Certo costruire su terreni agricoli o di riporto come il caso della benzina di Piterà, che oggi è sprofondata di un ulteriore metro e mezzo rispetto al primo metro iniziale,  costituendo un reale pericolo per le abitazioni sottostanti, non è certo l’esempio di una politica finalizzata al controllo del territorio tanto più che sono state rilasciate, e non si sa come, anche regolari  autorizzazioni edilizie. Concessioni rilasciate quindi “allegramente”, se vogliamo essere buonisti,  che hanno legalizzato le scelte folli di chi ha costruito sperando nel buon Dio. Bertolaso è stato chiaro “Su quei terreni non si poteva edificare”. Ma chi risponderà delle conseguenze e dei danni subiti? Opportuno sarebbe risalire alle persone fisiche che magari dietro rilascio di “mazzette” o per rapporti amicali  hanno consentito tutto ciò affinché ciò sia di esempio e di monito in futuro per chi opera negli uffici tecnici istituzionali.

A breve sarà comunque pubblicato un bando per il recupero di parte dei danni subiti dalle famiglie che hanno perso abitazioni ed attività commerciali. Ma si può escludere che in secondo momento le vittime non  intenteranno causa contro chi ha consentito che fossero rilasciate, senza una preventiva perizia geologica, o fasulle perizie,  quelle concessioni edilizie? Il cittadino può anche essere ignorante o imbroglione ma la responsabilità è di chi è proposto alla salvaguardia del territorio e dell’incolumità pubblica. C’è poco allora da gridare all’abusivismo selvaggio.

Relativamente a Janò Rombolotto tutti sapevano, e  da almeno quindici anni che quello era terreno franoso. Quindi anche le strumentalizzazioni politiche di parte non trovano alcun fondamento. Tutti colpevoli. Nessuno assolto, considerata negli anni l’alternanza di destra e sinistra nei governi locali. Oggi non resta che tentare di aiutare chi ha perso tutto, anche se di deputati e di consiglieri regionali nei luoghi delle frane non se ne sono proprio visti, almeno a detta della popolazione residente e di qualche assessore comunale. Il sindaco Olivo ha perlomeno trovato alloggi per trecento famiglie. Ma la frana avanza e la pioggia, a parte qualche pausa, non accenna a fermarsi con l’eventualità affatto remota di dovere sgomberare altre seicento famiglie. Ogni tuono e ogni scroscio di pioggia ci riporta con la mente e con il  cuore a quelle famiglie che hanno perso casa e lavoro. E che difficilmente potranno riprendersi ciò che hanno perso. L’Aquila ne è un esempio. Lì i proclami e gli impegni iniziali assunti dal governo Berlusconi sono finiti in una bolla di sapone ed anzi, peggio, in un grande business privato. Gli aquilani continuano a protestare ed il Comune è a rischio dissesto perché non ha avuto ancora i rimborsi dei mancati tributi. Le macerie sono lì e nessuno le toglie impedendo ogni eventuale ricostruzione. Un esempio che non è certo foriero di belle speranze. Inoltre mentre all’Aquila si è trattato di una catastrofe naturale qui si parla di catastrofe voluta e per citare nuovamente Bertolaso: “ Avete costruito dove non si poteva ed ora sono fatti vostri!” Già soprattutto “nostri”! Con le conseguenze che ciò comporterà in termini di spesa pubblica in una regione che è già l’ultima di Italia e che non ha mai brillato per avere avuto una classe politica all’altezza.


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