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Frane in Calabria: gli sfollati di Janò e la storia di un giovane

Frane in Calabria: gli sfollati di Janò e la storia di un giovane

La regione si sgretola lentamente, pezzo per pezzo, indebolita da una malsana gestione del territorio e da una scriteriata politica che ha lasciato passare indisturbato l'abusivismo. A Catanzaro e provincia, i danni sono ingenti e numerosi. Famiglie evacuate, esercizi commerciali chiusi. Questa è la consenguenza devastante della pioggia

Sembra veramente di assistere al crollo della Calabria, in questi giorni d’inverno cupo. La nostra regione fa notizia solo per eventi catastrofici di questa portata o per fatti di ‘ndrangheta, ma in effetti il quadro è molto, molto grave.

La regione si sgretola lentamente, pezzo per pezzo, indebolita da una malsana gestione del territorio e da una scriteriata politica che ha lasciato passare indisturbato l’abusivismo e che, in molti casi, lo ha promosso. Gli esempi di case, ville e palazzi, campeggi e quant’altro, a due passi dal mare o sui costoni dei promontori con vista panoramica, realizzati da uomini di potere o da loro affini, sono molteplici.

Ma nessuno ha mai detto nulla. Perché, una mano lava l’altra. Si scambia il silenzio per una promessa di lavoro, per un misero piatto di lenticchie, per un favore. E così tutto va a rotoli. Pochi godono veramente, e la gran parte della gente diventa vittima di se stessa. Stesso concetto vale per il voto dato al politico che promette, di più e meglio, finalizzato ad un tornaconto personale e non collettivo.

Questa è la Calabria. Una terramara e per certi aspetti, molto ignorante. Ma la natura non accetta compromessi e quando vuole si riprende il suo, con la stessa violenza brutale subita dalla mano dell’uomo. Vorremmo sapere se la Giunta Loiero ha fatto qualcosa di concreto in questi anni di governo in merito, o se il prossimo Esecutivo imposterà il proprio lavoro sulla salvaguardia del patrimonio naturalistico e soprattutto sulla messa in sicurezza dei territori. Per ora, teniamoci i crolli, gli smottamenti, le frane, che portano danni e drammi, sacrifici e rassegnazione.

Una vecchia donna di Maierato, al Tg3 delle 14 di oggi, ha riposto così alle domande del giornalista: “Come vuole Dio, sì… come vuole Dio!”. Ecco come si sente la gente in Calabria: nelle mani della provvidenza. Sconvolgenti le immagini della montagna del piccolo centro del vibonese venire giù come il burro, rese ancora più drammatiche dalle urla di un uomo che, in sottofono, invita la gente a fuggire via.

 

Contrada Janò. Non meno gravi, ma meno sensazionali da un punto di vista mediatico, sono i danni alla viabilità, ai residenti, agli esercizi commerciali, nella zona di Janò, una propaggine, a nord del capoluogo, collegata da una strada provinciale che conduce a Magisano, un piccolo centro, della presila catanzarese.

Le immagini che troverete nella gallery danno la misura di quanto ingente sia il danno provocato dalla pioggia che si è abbattuta in queste giornate, su Catanzaro e provincia. Lunedì decido di andare sul posto. E’ pomeriggio, piove poco, ma il cielo è plumbeo. Un nuovo allarme meteo è imminente. Lascio l’auto e scendo piedi. Porto con me una piccola macchina digitale. La strada è interrotta. Ci sono i vigili del fuoco, la Protezione civile, i carabinieri. Qualcuno mi lascia passare, e dopo qualche metro noto uno squarcio enorme sulla carreggiata. Come se una forza sovrannaturale avesse tagliato l’asfalto con una lama. Il muro di sostegno, lato montagna, è obliquo.

Alcune case sono lesionate, muretti divelti, smottamenti qui e lì. C’è qualche curioso che commenta piegando le spalle. Un uomo di mezza età dice che possono raggiungere casa solo a piedi e “chissà quanto ci vorrà per riparare la strada. Siamo isolati e diventa difficile fare tutto”. Una squadra di operai tenta di rimettere a posto la linea elettrica spezzata dal movimento del terreno. Ma più giù, i più sfortunati sono costretti ad evacuare.

Il sindaco lo ha imposto in un’ordinanza che vieta perfino di potersi avvicinare alle aree in pericolo di frana. E così, giusto il tempo di raccattare qualche oggetto personale, le valigie e di trasferirsi in una residenza temporanea messa a disposizione dal Comune: il Benny hotel, per il momento. Questa sorte è toccata ad una ventina di famiglie, quasi quaranta persone.

Ma c’è pure chi ha perso di più…

Addio casa e lavoro. E’ la storia di Vittorio, un giovane catanzarese, che sei anni fa decise di trasferirsi, a Janò, per gestire da vicino la propria attività, un ristorante rilevato con i risparmi accumulati grazie ad un’altra attività lavorativa che aveva condotto fino a quel momento. Tanti sacrifici per dare una nuova fisionomia al locale, creare una clientela di fiducia, organizzare serate di musica, karaoke.

Un posticino rustico ma accogliente, caratterizzato da un’aria familiare che, nell’arco di questi anni, aveva polarizzato l’attenzione e garantito un reddito sicuro a lui e ai suoi dipendenti. “In vino veritas” aveva licenze in regole, tutto autorizzato. Al piano di sopra, un mini appartamento dove il giovane trentacinquenne aveva deciso di vivere nel silenzio di una natura gradevole.

Poi, circa due mesi fa, il salto di qualità, grazie all’entrata in società di quattro azionisti e l’arrivo di capitali freschi utilizzati per dare una nuova impronta al locale. “Musica dal vivo, cucina selezionata, un lifting completo della struttura, e il rilancio è assicurato” – avevano giurato in coro – . E così, in effetti, era stato, fino al giorno della frana. Anzi, “la notte – racconta – tra un ricordo e l’altro. Stavo dormendo, quando Pippo – il mio cane – ha iniziato ad agitarsi. Mi sveglio, intuisco che qualcosa non va e mi accorgo che il bombolone del gas aveva subito un movimento. Allora capisco che sta succedendo qualcosa di grave. Chiamo immediatamente il tecnico per evitare gravi conseguenze e la mattina mi accorgo che l’intera struttura aveva subito una grave lesione. Il pavimento inclinato, le crepe sui muri, il piazzale antistante trascinato verso la vallata. Insomma, la catastrofe. Solo in quel momento, ho capito di aver perso, in un colpo solo, casa e lavoro”.

Nei giorni successivi, Vittorio ha pensato subito al trasloco: “Porto via il possibile – ripete con amarezza ma con una forza d’animo encomiabile –, salviamo il salvabile e poi si vedrà. Per ora vado a dormire a casa di mia madre, più in là, quando le condizioni del tempo miglioreranno, saremo in grado di fare una stima dei danni che sono comunque ingenti”.

Cala la sera, una piccola squadra dei vigili del fuoco si mette a disposizione per un trasporto eccezionale in un furgone di fortuna, ma poco dopo una nuova chiamata: “Nuovo allarme meteo – avvertono – dobbiamo andare”.


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