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Dissenso, speranza, disillusione…

Dissenso, speranza, disillusione…

La sfiducia al governo era stata salutata come atto di esorcismo verso gli orrori e le aberrazioni prodotti dall’attuale legge elettorale. La gente iniziava a sapere davvero come vanno le cose. Tutto questo ci aveva trasmesso la sensazione che il cambiamento fosse fuori le mura, pronto a far ingresso, nel Palazzo, e che la voce della gente comune stesse spiccando il volo, e invece…

Prima del 14 dicembre, pervasi dall’illusione di un ritorno alla normalità, in molti avevano creduto alla possibilità di sfiduciare il governo. Ciò aveva lasciato intravedere la possibilità del ritorno a una politica nuova, scandita da metriche più ortodosse e ossequiose dei protocolli. La sfiducia al governo era stata salutata come atto di esorcismo verso gli orrori e le aberrazioni prodotti dall’attuale legge elettorale.

Il dissenso, precedente al voto, aveva trovato la sua cassa di risonanza nelle liste di Fazio&Saviano, sicché la voce della fabbrica, la delusione del popolo aquilano e le invettive di insegnanti e studenti, avevano scosso i tiepidi salotti del ceto medio. A questo si aggiungano le rivelazioni di wikileaks, i giovani inglesi che proteggevano il diritto all’istruzione dal peso dei rincari e gli immigrati a protestare in quota.

La gente iniziava a sapere davvero come vanno le cose. Tutto questo, spero lo si riconosca, ci aveva trasmesso la sensazione che il cambiamento fosse fuori le mura, pronto a far ingresso nel Palazzo e che la voce della gente comune, abbandonate le zavorre, stesse spiccando il volo. Puttanate!!! Siamo in Italia, non dimentichiamolo; un bel Paese con una verve ironica simile alla sorte che accompagna ogni istanza di miglioramento.

Il voto di fiducia affidato alla traballante fede politica di sedicenti colombe, a parlamentari di quarta fila con evidenti difficoltà lessicali, a stuntman col laticlavio pronti a lanciarsi oltre l’ostacolo, anche se quell’ostacolo separa ideologicamente le fila dell’emiciclo. Aveva forse ragione il Duce a definire il Parlamento un “Bivacco di manipoli”?!

Ora ogni atto può essere giustificato dal vantaggio personale e gli Italiani sapranno che rastrellare consensi utili alla bisogna non può costituire motivo di scandalo, che il Parlamento può chiudere, sempre che non vi sia da discutere una legge sul legittimo impedimento, e che anche l’agopuntura può mettere in crisi l’identità politica. Dal 14 dicembre 2010 gli Italiani conoscono tante cose in più, anche se non gli è dato sapere chi verrà eletto con il loro voto, se per scendere in piazza c’è ora bisogno di un’autorizzazione e se indossare calzini celesti rischia di creare allarme.

Alcuni, quelli con più spiccato spirito d’adattamento, sono già assuefatti alle nuove prassi, alla mancanza di etica, alla svendita dell’onorabilità e della coerenza, altri, i più rompiballe, continuano a pensare che gli ideali in genere sono un corredo irrinunciabile per chi vuol far politica e resistono nel fortino mentre, fuori, un potere economico arcigno e arrogante determina il corso degli eventi. Anche quando si tratta di tre, dico tre, miserabili voti di scarto.

I bookmakers inglesi cambieranno strategia: e quando scommetteranno sull’Italia, c’è da aspettarselo, eviteranno le finali politiche. È probabile che ora scommettano sugli scontri tra studenti incazzati e agenti in mimetica, almeno in quel caso si sa com’è probabile che vada a finire!


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